Truffa milionaria sul Superbonus

Nel mirino della Procura della Repubblica i lavori di riqualificazione di un condominio ischitano. Due indagati per una presunta frode legata a crediti fiscali superiori al milione di euro. Al centro dell'inchiesta lavori strutturali che, secondo l'accusa, non sarebbero mai stati eseguiti

Un appalto da oltre tre milioni di euro, lavori di riqualificazione edilizia finanziati attraverso il Superbonus 110%, fatture per centinaia di migliaia di euro e crediti fiscali successivamente ceduti a società terze. È attorno a questi elementi che ruota un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli su una presunta truffa milionaria ai danni dello Stato, legata agli interventi programmati in un condominio situato in via Vittoria Colonna nel pieno centro di Ischia. Una vicenda iniziata nel 2022 e approdata alla conclusione delle indagini preliminari, formalizzata con un avviso firmato dal pubblico ministero Claudio Siragusa. Due le persone sottoposte a indagine: P.G., nato nel 1961, progettista strutturale e architettonico, direttore dei lavori, e M.C., legale rappresentante della società alla quale erano stati affidati in subappalto alcuni interventi. A entrambi viene contestata, in concorso, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per P.G. viene inoltre richiamata la recidiva. La storia prende forma quando il condominio sottoscrive un contratto per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, da ultimare entro il 31 dicembre 2023. L’importo complessivo viene fissato in 3.097.798,76 euro, comprensivo anche delle prestazioni professionali necessarie alla progettazione e all’esecuzione degli interventi. Il meccanismo finanziario prescelto è quello dello sconto in fattura al 110%, attraverso il quale il condominio avrebbe potuto beneficiare delle agevolazioni fiscali senza anticipare direttamente l’intero costo delle opere. Un’operazione importante, dunque, che avrebbe dovuto consentire la riqualificazione dell’edificio e il miglioramento delle sue condizioni strutturali. Ma proprio sull’effettiva esecuzione di una parte dei lavori e sulla documentazione utilizzata per ottenere i benefici fiscali si concentrano i sospetti degli investigatori della Guardia di Finanza.

LE ANOMALIE RISCONTRATE DALLA GUARDIA DI FINANZA

Le prime anomalie sarebbero emerse già durante le operazioni preliminari all’apertura del cantiere. Nell’aprile 2023, secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, i primi saggi effettuati sull’edificio avrebbero evidenziato problemi strutturali, tra cui fondazioni in alcuni punti invase dall’acqua marina e pilastri e travi non correttamente allineati. Circostanze che avrebbero richiesto approfondimenti e modifiche progettuali, rendendo più complessa l’esecuzione degli interventi programmati. La situazione avrebbe progressivamente alimentato tensioni tra l’impresa e il condominio, fino alla denuncia presentata il 30 novembre 2023 dall’amministratore S.C., dalla quale ha preso avvio l’attività investigativa. Il cuore dell’inchiesta riguarda due stati di avanzamento dei lavori, documenti attraverso i quali vengono certificati gli interventi realizzati e che consentono di maturare i corrispondenti benefici fiscali. Secondo la Procura, P.G. e M.C. avrebbero contribuito alla creazione di crediti d’imposta inesistenti attraverso documentazione attestante lavori che, almeno in parte, non sarebbero stati effettivamente eseguiti. Il primo passaggio risale al 26 maggio 2023, quando sarebbe stato predisposto uno stato di avanzamento attestante il raggiungimento del 30% dell’importo complessivo, per 307.412,63 euro di lavori di miglioramento sismico-strutturale. Il documento sarebbe stato trasmesso al Comune di Ischia nonostante, secondo l’accusa, le opere indicate non fossero state realizzate. Pochi giorni dopo, il 30 maggio, la società emetteva nei confronti del condominio una fattura da 493.300,01 euro, comprendente anche la somma relativa agli interventi strutturali contestati. Un meccanismo che, nella ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe ripetuto alcuni mesi più tardi. Il 27 settembre 2023 veniva infatti predisposto un secondo stato di avanzamento, questa volta attestante il raggiungimento del 65% dei lavori, per un importo complessivo di 660.606,69 euro. Anche in questo caso gli investigatori contestano l’effettiva realizzazione degli interventi di miglioramento sismico indicati nella documentazione, per 358.648,07 euro. Nella stessa data veniva emessa un’altra fattura, pari a 436.659,37 euro, comprendente la quota riferita alle opere strutturali. Due operazioni che assumono un peso determinante nell’impianto accusatorio, perché avrebbero consentito di generare crediti fiscali utilizzando attestazioni ritenute non corrispondenti alla realtà. L’avviso di conclusione delle indagini parla espressamente di «lavori (non eseguiti) di miglioramento sismico strutturale del fabbricato», individuando proprio in questa circostanza uno degli elementi centrali della presunta frode.

IL SOPRALLUOGO E LA DENUNCIA DEL CONDOMINIO

A rendere ancora più complessa la vicenda sono le difficoltà che avrebbero accompagnato l’esecuzione dell’appalto. Dall’informativa della Guardia di Finanza emerge che già durante le prime lavorazioni erano state riscontrate condizioni dell’edificio diverse da quelle ipotizzate nella progettazione iniziale. Il direttore dei lavori avrebbe quindi prospettato la necessità di modificare il progetto, mentre nel condominio crescevano le preoccupazioni per i ritardi e per l’effettiva possibilità di completare gli interventi entro i termini previsti. Tra le circostanze richiamate negli atti figura anche il mancato utilizzo di alcuni spazi condominiali per il deposito dei materiali, una questione che avrebbe contribuito a rallentare le attività. Nel settembre 2023 si sarebbe arrivati all’interruzione dei lavori, accompagnata da contestazioni reciproche sulle responsabilità dei ritardi. Particolarmente significativa, nella ricostruzione investigativa, è la documentazione acquisita presso il Genio Civile. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere incongruenze nelle pratiche relative agli interventi strutturali, comprese richieste di integrazione documentale e rilievi sulla tipologia delle opere progettate. Un quadro che, secondo gli investigatori, non sarebbe stato compatibile con gli stati di avanzamento presentati per ottenere i benefici del Superbonus. Nell’informativa viene riportata anche la posizione del consulente del lavoro, che avrebbe dichiarato di non aver mai effettuato accertamenti «sull’effettiva esecuzione dei lavori» e di essersi basato sulla documentazione ricevuta. Analogamente, il commercialista ascoltato dagli investigatori avrebbe riferito di non aver constatato personalmente l’avvenuta esecuzione delle opere da parte della società incaricata. È proprio il rapporto tra documentazione contabile, certificazioni tecniche e lavori realmente effettuati a rappresentare uno dei punti decisivi dell’indagine.

OLTRE UN MILIONE DI CREDITI FISCALI

La cifra complessiva contestata dalla Procura raggiunge 1.022.956 euro. Non si tratta dell’importo dell’intero appalto, superiore ai tre milioni, ma del valore nominale dei crediti d’imposta che, secondo l’accusa, sarebbero stati creati indebitamente attraverso le operazioni documentate. Una parte di questi crediti sarebbe stata successivamente ceduta a soggetti terzi. Gli atti indicano una cessione di 135.657,75 euro alla C.G.F. Srl, effettuata il 31 agosto 2023 e riferita all’annualità 2024. Seguono una cessione di 120.081,25 euro alla TM Media Srl, datata 14 dicembre 2023, e un’ulteriore operazione da 240.162,50 euro in favore della Artled Srl, il 22 gennaio 2024. Il valore complessivo di queste tre cessioni ammonta a 495.901,50 euro. Per gli investigatori, la circolazione dei crediti rappresenta un passaggio particolarmente rilevante, perché avrebbe consentito di trasferire a terzi benefici fiscali la cui origine viene ritenuta irregolare. Nell’informativa la Guardia di Finanza descrive il presunto meccanismo sostenendo che le condotte contestate avrebbero indotto in errore gli enti pubblici interessati, portando alla «generazione, in capo a ciascuno di questi ultimi, di crediti d’imposta» per l’importo complessivo indicato. Il danno economico, secondo la prospettazione accusatoria, riguarderebbe lo Stato quale destinatario finale del sistema dei crediti e debiti fiscali. Nel corso delle indagini era stato inoltre richiesto il sequestro delle somme ritenute profitto della presunta truffa, nell’ambito delle valutazioni cautelari allora sottoposte all’autorità giudiziaria.

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