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Truffa sui cellulari, le “verità” di Lucio Pilato davanti al gip

Un interrogatorio che è stato lungo, lunghissimo, a tratti pareva quasi non finire mai. E non poteva essere altrimenti perché se da una parte c’era l’indagato che ha voluto puntualizzare una serie di aspetti, scendendo anche nei più minimi dettagli, dall’altra c’era un magistrato che ha dimostrato di essere particolarmente ferrata non soltanto sui fatti e su come si sono succeduti ma anche sulla materia che se non studiata ed approfondita a conoscenza resta “scienza” per i soli addetti ai lavori. A meno di una settimana dalla notifica dell’ordinanza di custodia cautelare che lo ha posto in regime di arresti domiciliari, nella mattinata di ieri il 50enne ischitano Lucio Pilato è comparso davanti al gip dott.ssa Giovanna Ferro per difendersi dalle accuse che gli sono rivolte relative alla ormai nota truffa sui telefoni cellulari. L’uomo, accompagnato dal suo difensore di fiducia – l’avv. Antonio De Girolamo – ha potuto raggiungere Napoli prima e l’isola al ritorno poi senza scorta e da uomo libero, così come preventivamente disposto dall’autorità giudiziaria. Al gip Pilato ha inteso fornire una dettagliata serie di chiarimenti e precisazioni su tutta la vicenda: ha ammesso, secondo quanto si apprende, qualche leggerezza nella gestione di queste pratiche sottolineando però come in primis queste non facessero capo a lui ed in secondo luogo che ai suoi clienti avessero portato indubbi vantaggi economici, in virtù del risparmio maturato quando si è trattato di acquistare i telefonini incriminati.

Lucio Pilato ha voluto poi soffermarsi anche su altre questioni. In primis, di fronte alle incalzanti domande del gip, ha spiegato di non poter ricostruire la cronistoria degli eventi in maniera analitica e dettagliata senza tornare in possesso, per poterla visionare, della merce sequestrata. Ma in ogni caso il commerciante ischitano ha voluto anche muovere una serie di contestazioni, sostenendo con forza che i tempi della vicenda non sono affatto quelli attuali e che la cessazione della sua condotta è decisamente risalente nel tempo. Non è un caso, e Pilato al pari del suo difensore ha voluto spiegarlo, che l’ultimo degli episodi incriminati risalirebbe a circa un anno fa e dunque non esisterebbero i presupposti per poter parlare di condotta perdurante e dunque possibile reiterazione del reato. Poi un’altra sottolineatura, relativa al fatto che la Tim è da ritenersi completamente fuori ed estranea al “discorso” dal momento che lui intratteneva rapporti con la società assicurativa, la Assurant, che lanciando l’allarme di fatto ha dato il via all’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Ischia.

Dall’altra parte della barricata, dicevamo, la dott.ssa Giovanna Cervo ha dimostrato di aver studiato ed approfondito in maniera impeccabile il contesto da cui la vicenda ha tratto la sua origine, denotando davvero una conoscenza della materia fuori dal Comune. Un fatto se vogliamo che spiega anche come mai la misura cautelare sia stata firmata lo scorso 17 marzo dopo che il pubblico ministero aveva formulato la richiesta addirittura il 29 novembre: quattro mesi trascorsi evidentemente a studiare il caso in ogni sua sfaccettatura senza tralasciare il minimo dettaglio. Al termine dell’interrogatorio l’avv. Antonio De Girolamo ha presentato istanza di revoca della misura cautelare ed ha fatto altrettanto rivolgendosi anche al Tribunale del Riesame. La speranza del legale è che in prima o in seconda battuta il suo assistito possa tornare in libertà.

Per la cronaca, sono falsità materiale commessa da privato, contraffazione delle impronte di una pubblica certificazione e truffa i reati che vengono contestati a Lucio Pilato, finito ai domiciliari lo scorso 24 marzo. L’indagine, che è stata abbastanza lunga e laboriosa, è partita da una segnalazione della Assurant solutions Italia srl, una società che garantisce alla clientela per conto della Tim di ricevere un telefono nuovo o rigenerato in caso di danno accidentale), che ha posto l’attenzione della magistratura inquirente su 24 false denunce di furto, praticamente tutte riconducibili a telefoni cellulari acquistati presso il negozio Synergy di via Alfredo De Luca. Un escamotage, quello messo in atto, che serviva di fatto a rimettere in vendita come nuovi gli apparecchi grazie al contratto assicurativo. I militari dell’Arma hanno accertato ben trenta casi di cellulari di cui il rivenditore era venuto illecitamente in possesso e poi aveva provato a rivendere, alcuni di questi sono stati posti sotto sequestro. Nella stessa mattinata in cui è stata notificata al Pilato l’ordinanza di custodia cautelare, si è svolta una perquisizione presso l’esercizio commerciale al termine del quale sono stati posti sotto sequestro altri 30 cellulari.

GAETANO FERRANDINO

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