CRONACAPRIMO PIANO

Il Rizzoli e la nuova frontiera dell’abbandono

Tiene ancora banco il caso dell’uomo sottoposto a TSO e rimasto bloccato in ospedale per quasi quattro giorni: non siamo davanti a un caso isolato ma all’icona di un sistema sanitario ostaggio della mancanza di mezzi, decisioni e responsabilità. E così…

Il caso dell’uomo sottoposto a TSO, rimasto bloccato al Rizzoli da domenica sera fino a giovedì, non è un episodio isolato, ma il simbolo più crudele di una sanità isolana ridotta a resistenza passiva, ostaggio della mancanza di mezzi, decisioni e responsabilità. Quattro giorni di attesa. Non per ragioni cliniche, ma perché non c’era un’idroambulanza disponibile. Ma non è solo questo. Il trasferimento è avvenuto solo giovedì. L’uomo è rimasto ricoverato per giorni, piantonato da due vigili urbani e da due medici del Rizzoli, dopo aver causato danni a computer, attrezzature e ad altri dispositivi presenti nel pronto soccorso, proprio a causa delle sue condizioni di instabilità. Eppure, anche dopo il via libera del giudice competente, non è stata utilizzata una nave Caremar, come imporrebbero i regolamenti Asl nell’ottica di una sanità che dovrebbe essere pubblica e che invece appare solo malata, ma un mezzo Gestour, e solo dopo l’intervento di un magistrato incaricato di occuparsi della vicenda dell’uomo, malato e bisognoso di cure psichiatriche. Perché? Perché l’ambulanza, secondo questo sistema disfunzionale di gestione della sanità pubblica, poteva viaggiare esclusivamente via mare ordinario. Un’operazione complessa, costosa, lenta. E soprattutto inumana. Quando invece sarebbe bastato un elicottero che, in sette minuti, avrebbe trasferito il paziente. Oppure sarebbe bastata una motovedetta funzionante oppure non ferma a Capri a causa delle avverse condizioni meteo, che in 35 minuti lo avrebbe portato fino a Baia e poi, in cinque minuti su strada, fino a Pozzuoli per un ricovero presso l’ospedale La Schiana. Invece si è scelto il percorso più lungo, più rischioso e più dispendioso: ore di navigazione, con due medici, un OSS, un autista, due agenti di polizia municipale, mezzi impegnati e personale pagato in straordinario. Un paradosso economico e sanitario che grida vendetta. E, per di più, l’ambulanza ospedaliera, durante lo sbarco a Pozzuoli con Gestour, a causa del noto problema legato al bradisismo, è rientrata danneggiata con una serie di guasti causati dal difficile sbarco dal portellone sul porto puteolano.

TRAGHETTI CHE NON ACCETTANO PAZIENTI

A rendere il quadro della sanità isolana ancora più grave c’è l’assurdità normativa che impedisce ai pazienti di restare nell’abitacolo dell’ambulanza durante la traversata. I traghetti non accettano pazienti nei garage chiusi. Risultato: trasferimenti impossibili, anche quando il mare lo consentirebbe. Così la continuità territoriale sanitaria viene sospesa non dal meteo, ma da regole cieche e dall’assenza di alternative organizzate. Il dramma dei trasporti sanitari si intreccia con un’altra emergenza strutturale: l’assenza di indagini diagnostiche essenziali sull’isola. Al Rizzoli non si effettuano coronarografie, né risonanze magnetiche e molte altre indagini. I macchinari per le risonanze magnetiche, pur essendo presenti a Ischia e dotati di prestazioni di altissimo livello, non vengono utilizzati, costringendo i pazienti ai viaggi della speranza verso Napoli, con costi altissimi. E così pazienti anziani, fragili, spesso non autosufficienti, vengono costretti a viaggi estenuanti verso Napoli, in ambulanza e su traghetti inadatti, per esami che potrebbero essere eseguiti a Ischia. È una catena continua di trasferimenti: dal pronto soccorso alla medicina, dalla medicina alla diagnostica esterna, dalla diagnostica di nuovo al reparto. Un sistema che consuma risorse, logora i pazienti e svuota di senso l’esistenza di un ospedale isolano.

L’ISOLA CHE TRIPLICA D’ESTATE E LA SANITA’ FERMA

Tutto questo avviene mentre Ischia si prepara, come ogni anno, all’estate. Una popolazione stabile di circa 60 mila residenti che nei mesi estivi triplica, senza che il sistema sanitario venga adeguato. Più persone, più emergenze, più fragilità. Ma gli stessi mezzi, gli stessi problemi, le stesse omissioni. Tenere un uomo in TSO fermo quattro giorni non è una fatalità. Costringere anziani a viaggi disumani per una risonanza non è sfortuna. Lasciare ferme idroambulanze mentre esistono alternative non è incompetenza. È una scelta politica precisa: quella di accettare che sulle isole il diritto alla salute sia condizionato, rallentato, negoziabile. E finché questa scelta non verrà messa in discussione, Ischia continuerà a essere un’isola bellissima per chi arriva in vacanza, ma pericolosa per chi si ammala.

Ads

Ads

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio