Tsunami Corte dei Conti su Perrella e Marina
La Procura regionale notifica un atto di citazione nei confronti di Marina di Capitello Scarl e dell'ex amministratore. Contestati il mancato pagamento dei canoni concessori, l'occupazione senza titolo dell'approdo turistico e il mancato rimborso delle utenze sostenute dal Comune

Si apre un nuovo capitolo nella lunga vicenda giudiziaria e amministrativa che da anni riguarda l’approdo turistico di Lacco Ameno. Nei giorni scorsi la Procura regionale della Corte dei Conti per la Campania ha notificato un atto di citazione nei confronti della Marina di Capitello Scarl, già concessionaria della struttura portuale comunale, e dell’amministratore pro tempore Giuseppe Perrella, ai quali vengono contestate condotte ritenute causa di un presunto danno erariale quantificato in oltre un milione e settecentomila euro. L’atto rappresenta l’esito dell’attività istruttoria svolta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Ischia e delle successive indagini coordinate dalla Procura contabile, diretta dal Procuratore regionale Antonio Dammicco e dal Vice Procuratore Generale Davide Miranda. Al termine degli accertamenti è stato ritenuto sussistente un quadro tale da giustificare l’avvio del giudizio di responsabilità amministrativo-contabile davanti alla Corte dei Conti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il danno contestato sarebbe riconducibile a una pluralità di condotte. La voce economicamente più rilevante riguarda il mancato versamento dei canoni concessori dovuti al Comune di Lacco Ameno, ai quali si aggiungono le indennità ritenute spettanti per l’occupazione sine titulo dell’area demaniale marittima dell’approdo turistico, estesa per oltre 56 mila metri quadrati. La Procura contabile contesta inoltre il mancato rimborso delle spese sostenute dal Comune per la fornitura di acqua ed energia elettrica necessarie al funzionamento della struttura portuale, costi che sarebbero rimasti a carico dell’ente pubblico.
Nel provvedimento vengono quindi richiamate le presunte condotte omissive consistite nel mancato pagamento dei canoni annuali e nella prosecuzione della gestione dell’approdo anche dopo la cessazione del rapporto concessorio, oltre al mancato ristoro delle somme anticipate dal Comune per le utenze. Il danno erariale complessivamente contestato ammonta a quasi un milione e 765 mila euro. L’atto di citazione costituisce uno degli strumenti previsti dal Codice di giustizia contabile per instaurare il giudizio di responsabilità davanti alla Corte dei Conti e rappresenta l’avvio della fase processuale nella quale le parti potranno esporre le rispettive difese. La vicenda affonda le proprie radici in un contenzioso che si trascina da molti anni e che ha visto contrapposti il Comune di Lacco Ameno e l’ex società concessionaria dell’approdo turistico su diversi fronti giudiziari. Al centro delle controversie vi sono stati il rapporto concessorio, il pagamento dei canoni, la permanenza nella gestione della struttura, le spese sostenute dall’ente e le conseguenze economiche derivanti dal mancato rispetto degli obblighi ritenuti gravanti sul gestore. Nel corso degli anni l’amministrazione comunale ha più volte sostenuto di aver dovuto continuare a far fronte direttamente a costi che, secondo la propria ricostruzione, avrebbero dovuto gravare sul concessionario, comprese le utenze e altri oneri connessi alla gestione dell’approdo. Parallelamente si sono sviluppati numerosi procedimenti amministrativi e giudiziari che hanno interessato anche il rilascio della struttura e la riconsegna del bene pubblico, fino al definitivo ritorno del porto turistico nella disponibilità del Comune, passaggio che ha consentito all’ente di riassumere direttamente il controllo dell’infrastruttura e di avviare una nuova fase della sua gestione. L’atto della Procura contabile interviene dunque in un quadro già caratterizzato da numerose iniziative giudiziarie e amministrative, affrontando esclusivamente il profilo della responsabilità erariale derivante dal presunto danno economico arrecato alle casse comunali.


Sulla notifica dell’atto di citazione è intervenuto l’ex sindaco di Lacco Ameno e attuale consigliere comunale di minoranza Giacomo Pascale, che durante il proprio mandato seguì direttamente la complessa vicenda dell’approdo turistico. «Noi siamo stati, sia quando eravamo amministrazione comunale sia oggi da gruppo di minoranza, schierati esclusivamente a difesa dei diritti dell’ente e della nostra comunità, che ha pagato fino anche i consumi, oltre che i canoni concessori e le rate di mutuo per l’approdo turistico. Siamo stati sempre fiduciosi nella magistratura e oggi, se l’approdo turistico è in mano pubblica, è grazie all’intervento, come si sa, della Procura della Repubblica. Oggi questo provvedimento evidentemente dà soddisfazione non sul lato umano, ma sul lato contabile. La giustizia contabile dà soddisfazione al popolo di Lacco Ameno che ha sempre sostenuto i costi di questa struttura, non per il provvedimento in sé ma perché siamo convinti che la giustizia, seppur lentamente, arriva e arriva a difesa della popolazione di Lacco Ameno», afferma Pascale, soffermandosi sul significato che attribuisce all’iniziativa della magistratura contabile. L’ex sindaco conclude poi con un auspicio in vista del procedimento che dovrà ora essere celebrato davanti alla Corte dei Conti: «Vedremo come si concluderà questo procedimento della giustizia contabile nell’instaurare il giudizio per eventuali responsabilità. L’auspicio è che possa prevalere l’interesse pubblico e che i lacchesi, seppure in ritardo, possano vedersi ristorati di tutte le spese che hanno sostenuto negli anni e soprattutto vivere in un paese dove magari chi sbaglia paga, perché dobbiamo continuare a credere nella democrazia, nella libertà e nella legalità. Noi continueremo, seppur nel rispetto dei ruoli attuali, a tutelare l’interesse della nostra gente e della nostra terra. L’auspicio adesso è che l’attuale amministrazione voglia costituirsi parte civile in un eventuale procedimento, visto il danno arrecato al Comune e dunque alla comunità lacchese».





