ARCHIVIO 3ARCHIVIO 5

Turismo, Franco Di Costanzo: «Ischia annaspa, serve una svolta radicale»

Di Antonello De Rosa

ISCHIA – Stagione turistica 2018. Giunta ormai al giro di boa inoltrato è tempo di primi bilanci, almeno relativi alla fase più calda dell’estate. Com’è andata fino ad ora la stagione turistica nelle sue fasi più calde? Quali le criticità? Quali invece le buone speranze? Lo abbiamo chiesto a Franco Di Costanzo, imprenditore alberghiero e patron della DiCohotel e voce sempre autorevole e lucida quando si tratta di analizzare le dinamiche del turismo isolano, in questo ultimo periodo non esattamente in condizioni ottimali di salute secondo l’opinione diffusa degli esperti di settore».

È possibile fare un primo bilancio della stagione turistica?

«Inutile nascondercelo, c’è stato un calo netto rispetto all’anno scorso almeno del 20 %, forse anche del 30 %. Rispetto al periodo dell’anno scorso, quando sull’isola ancora era forte la paura susseguita alla scossa di terremoto dei 21 agosto, le presenze sono decisamente più numerose, ma non per questo a livelli tali da farci tirare un sospiro di sollievo. Ischia purtroppo non tira più come un tempo e questo è un dato di fatto».

Ci sono nuovi flussi turistici che guardano con favore all’isola d’Ischia o rischiamo di dover continuare a tirare avanti solo con gli italiani?

Ads

«Nuove presenze ce ne sono e abbiamo registrato arrivi anche da paesi che tradizionalmente non frequentano l’isola, ma purtroppo pariamo di cifre irrisorie, davvero delle gocce nel mare. Mai come quest’anno siamo stati salvati, almeno ad agosto, dalla presenza massiccia di turisti napoletani che continuano a dare fiducia all’isola per i propri momenti di pace e relax».

Ads

Traffico, caro trasporti… i problemi di Ischia restano sempre gli stessi?

«Purtroppo si. Non cambia nulla. Anzi tendiamo a peggiorare. Il trasporto pubblico, soprattutto nei mesi più frenetici, rimane la vera piaga dell’isola. I bus sono inadeguati, sporchi e fanno spesso avaria, i collegamenti marittimi troppo cari. E paghiamo anche le pessime figure fatte negli anni scorsi. Fortunatamente quest’anno il mare è stato particolarmente pulito rispetto agli anni scorsi, ma le persone che hanno subito problemi in passato hanno quel ricordo e non ritornano. È tempo di pensare a un marketing territoriale fatto bene, condiviso e incisivo per far uscire il nome dell’isola d’Ischia dappertutto e invogliare i turisti a sbarcare sulla nostra isola. Inoltre va fatto un lavoro profondo sulla mentalità degli isolani. Una buona parte non ha ancora capito che quest’isola si regge sul turismo, invece ancora non mancano fenomeni che danneggiano l’isola perpetrati proprio dagli isolani».

La sua ricetta per risollevare le sorti dell’isola…

«Siamo indietro di 30 anni, per risollevarci basterebbe dare un’occhiata alle strategie attuate dalle grandi città europee. A Ischia non abbiamo piste ciclabili, percorsi di trekking ben censiti, zone veramente pedonali dove passeggiare senza che arrivino automobili a spezzare la tranquillità. Non ho ancora sentito un progetto serio per diffondere quanto prima sull’isola le automobili elettriche».

La destagionalizzazionedei flussi si può fare? E se sì, come?

«Non scherziamo. Non siamo più in grado nemmeno di garantire i 6 mesi, figuriamoci rimanere aperti un anno intero. Non dico che non si possa fare, ma non allo stato attuale delle cose. Ma come possiamo pensare di destagionalizzare il nostro turismo quando siamo ai primi di settembre e non sappiamo ancora quali sono i progetti per il Natale e Capodanno? Non sappiamo nemmeno se si farà la Festa del Porto! Per non parlare del corteo storico di Sant’Alessandro, annullato a poche settimane dalla fine di agosto. È questo tipo di superficialità che ci danneggia e non ci porterà a crescere. Abbiamo qualche festa patronale e il borgo in festa il venerdì, questa l’unica programmazione certa del nostro cartellone di eventi estivi. Un vero disastro. Abbiamo bisogno, semmai, di programmazione, di avere le idee chiare e di comunicarle in tempo, in modo da offrire qualcosa ai nostri ospiti. A salvarci sono ancora un po’ le acque termali, di quelle perlomeno, ne abbiamo certezza, e anche del senso di ospitalità di buona parte dei lavoratori nel settore alberghiero, che coccolano i clienti. Ma sugli altri fronti è tutto da rifare, tutto da riprogrammare».

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button