LE OPINIONI

IL COMMENTO A tutto brunch

DI LUIGI DELLA MONICA

Una leggera inversione di tendenza rende più appetibile, nonostante la chiusura dei grandi parchi termali, l’accesso all’isola d’inverno. Si moltiplicano gli eventi di street food, detti anche brunch, e tutti plaudono alle presenze d’elite, ai concerti dei vip, alle feste in piazza, alla dolce vita ischitana, anzi foriana. Personalmente ritengo pervicacemente che l’isola debba essere un unicum, un patrimonio ideale composto da tante microisole, che devono attirare la curiosità esplorativa del turista e lasciarlo talmente rapito dall’esperienza da indurlo a lasciare reddito su tutto il territorio insulare: ad esempio, wellness e SPA in un comune e ristorazione di qualità e\o di particolarità in un altro versante, senza per questo dover pagare 100 euro una sola tratta di taxi. Il turismo non deve essere caos, ma coordinamento strutturale, come purtroppo sta verificandosi sulla città metropolitana: il dilagare di piccole strutture recettive indiscriminate ha trasformato dal ponte dell’Immacolata sino a tutt’oggi Napoli in una fiumana di persone a cielo aperto, da Piazza Dante a Piazza Plebiscito, senza meta e senza orientamento. Quando esisterà una brochure digitale che possa guidare l’aspirante turista delle isole non all’improvvisazione, ma ad un vademecum puntuale ed omogeneo, sarà sempre troppo tardi.

L’ospite a terra di Capodichino o di Piazza Garibaldi, ovvero da Salerno Costa di Amalfi, deve sapere come raggiungere i porti, quali mezzi nautici sono maggiormente agevoli e competitivi, nonché come fruire della mobilità isolana, quali eventi, quali strutture alberghiere, quali SPA e quali punti di ristoro si trovano sull’isola, i parcheggi, la opportunità di raggiungere Ischia a piedi o con automezzi al seguito. Regna sovrana l’anarchia ed il pressapochismo, ma vi dirò di più: nemmeno noi isolani sappiamo quanti e quali alberghi realmente rimarranno chiusi oppure operativi a scartamento ridotto; non sappiamo cosa consigliare ad amici, parenti o conoscenti per soggiornare fuori stagione calda. Si sono levati gli scudi dello sdegno, perché alcuno accusava le amministrazioni comunali di saper organizzare solo brunch di Natale o di fine anno, ma certamente la pubblicizzazione è solo stata palesata a livello locale, non nazionale. Mi domando, durante le partecipazioni alle fiere del BIT oppure alle altre kermesse divulgative del turismo ischitano, cosa diranno mai i nostri rappresentanti per giustificare le chiusure invernali, anche se dall’altro lato della medaglia vogliono indurre le persone a soggiornare anche nel periodo freddo.

Non ci sta bisogno di spiegarlo a noi isolani, che l’atmosfera del Natale vogliamo già respirarla a metà novembre, ma certamente, non per essere monomaniaco per parlare sempre di know how altoatesino, a Merano, città di terme per dodici mesi all’anno, i social lanciano online già a fine settembre le locandine del festival del vino di novembre e, credetemi il vino sudtirolese è davvero buono, si preparano a menzionare i mercatini di Natale, che iniziano il 01 dicembre di ogni anno. Tre ore di terme per tre persone alle terme comunali di Merano costano 45 euro, almeno nello scorso marzo 2025. Onestamente, non ci sta nulla di male ad organizzare degustazioni in strada, ma è diseconomico per il territorio intero che gli alberghi tentino di sottacere queste iniziative, a non essere chiari se ed in quale misura siano aperti durante le festività natalizie e cosa offra la macroarea turistica. Imperano le gelosie locali, si tenta di attirare nel proprio seno il turista, non orientandolo adeguatamente sul fatto che in Ischia potrebbe trovare, se volesse, più attrattive della Costa Azzurra, eccettuato naturalmente il casinò. Se in Costiera Amalfitana esiste il percorso di trekking detto “sentiero degli dei”, perché ad Ischia non decolla un progetto simile di turismo destagionalizzato? Non decolla perché necessita una sinergia fra comuni che non avviene, perché si ha timore che l’uno prevalga sull’altro, allo stesso modo di cui il Patto per lo Sviluppo, come ci ricorda Graziano Petrucci, non ha ricevuto impulso nelle mani del delegato avv. De Maio, perché qualcuno storceva il naso che Forio fosse il comune capofila.

Perdendoci dietro questi sciocchi campanilismi, pensando ancora che Panza deve essere opacizzata da Succhivo, oppure che Casamicciola “è meglie e Lacco Ameno” e potrei continuare ancora, sprofondiamo nell’oblio del turismo d’elite e le piccole attività della filiera del manifatturiero locale chiudono per sempre, costringendo gli eredi all’emigrazione ineluttabile e senza ritorno. Squadra, coorte, unione fra operatori pubblici e privati, perché Ischia deve vincere la sfida “America’s Cup” 2027 che è un evento unico nella storia della marineria del Mezzogiorno e del Mediterraneo intero, del pari dell’EXPO Milano, che non possiamo vivere da spettatori, ma da attori protagonisti. In altri termini, creare un progetto di inclusione del turista sulle isole minori appena sbarca dall’aereo, o scende dal treno, oppure varca il casello autostradale, altrimenti, le mete sono Sorrento e Costiera Amalfitana e Ischia affogherà nella consueta contemplazione narcisistica di se stessa.

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