Turismo low cost a Ischia: quale dovrebbe essere il ruolo dei sindaci?

Negli ultimi anni il dibattito sul turismo “low cost” si è fatto sempre più acceso anche a Ischia. L’isola, storicamente legata a un’immagine di benessere termale, ospitalità di qualità e turismo internazionale, si trova oggi a fare i conti con un modello basato su prezzi molto bassi, alta rotazione e margini ridotti. Non si tratta di demonizzare il turismo economico in sé, ma di interrogarsi su quale debba essere la strategia pubblica per evitare che la competizione al ribasso comprometta identità, servizi e sostenibilità.
In questo scenario, il ruolo dei sindaci dei sei comuni isolani — Ischia, Forio, Lacco Ameno, Casamicciola Terme, Serrara Fontana e Barano d’Ischia — non dovrebbe essere passivo né meramente amministrativo. Dovrebbe essere, al contrario, profondamente strategico.
I sindaci non possono determinare direttamente i prezzi delle strutture ricettive, ma hanno strumenti decisivi per orientare il modello turistico. Urbanistica, regolamenti edilizi, numero di camere dichiarate, controlli sulle destinazioni d’uso, disciplina delle locazioni brevi, gestione della tassa di soggiorno: sono leve concrete che incidono sulla qualità dell’offerta.
Un’amministrazione lungimirante dovrebbe chiedersi: vogliamo aumentare solo il numero delle presenze o il valore economico e culturale di ogni presenza? Il turismo low cost tende ad aumentare i flussi, ma non sempre la spesa media. Se non governato, può produrre congestione, pressione sui servizi pubblici e riduzione della redditività complessiva del sistema.
Un limite storico di Ischia è la frammentazione amministrativa. Sei comuni su un territorio ristretto rendono più difficile una strategia unitaria. Eppure, di fronte alle sfide globali del turismo, la risposta non può che essere coordinata.
Il problema non è il turista con minore capacità di spesa. Il problema è un modello che schiaccia l’offerta verso il basso, generando una competizione distruttiva tra operatori.
Ischia non è solo mare estivo: è terme, sentieri, enogastronomia, paesaggio, storia. Se l’offerta si diversifica e si qualifica, il prezzo non sarà più l’unico elemento competitivo.
Un turismo eccessivamente orientato al ribasso può incidere sulla qualità della vita: affitti che cambiano destinazione, aumento dei costi indiretti, sovraccarico infrastrutturale. I sindaci sono prima di tutto garanti dell’interesse della comunità residente.
Ogni scelta turistica dovrebbe essere valutata con una domanda chiave: migliora o peggiora la vivibilità dell’isola per chi ci vive tutto l’anno?
Il ruolo dei sindaci non dovrebbe essere quello di guardare le scelte degli hotel, ma di orientarlo. Governare il turismo significa decidere quale futuro dare all’isola. E a Ischia, più che altrove, il futuro passa da una parola chiave: equilibrio.




