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Turista e tassista aggrediti, è tutti contro tutti

Il comandante della polizia municipale di Ischia apre il procedimento istruttorio dopo la disavventura patita dal tassista lacchese da parte di un collega ischitano: poi potrebbe riunirsi la commissione e valutare provvedimenti sanzionatori. Ma i sindacati sparano sulla politica: “Le responsabilità sono delle istituzioni comunali, e vengono da lontano”

Ci si muove su due direttrici decisamente diverse l’una dall’altra. Da una parte il palazzo, dall’altra i sindacati. Nel mezzo una certezza, quello che la vicenda dell’aggressione al tassista lacchese ed alla turista americana avvenuto nei giorni scorsi a porto d’Ischia sia un romanzo che ha ancora qualche pagina da scrivere. Per adesso dal Comune di Ischia si evitano proclami e uscite ufficiali ma si lavora alacremente. Da quanto si apprende il comandante della polizia municipale, Chiara Boccanfuso, ha deciso di aprire un’istruttoria. L’obiettivo è quello di ricostruire in maniera miniziosa, indubitabile e oggettiva quando accaduto sulla banchina del Redentore, acquisendo una serie di informazioni e soprattutto testimonianze.

Laddove dal materiale raccolto dovesse configurarsi una condotta poco ortodossa del tassista ischitano (e se la ricostruzione dei fatti fosse fedele anche solo a metà è difficile ipotizzare il contrario) ecco che allora si riunirebbe la classica commissione comunale che dovrebbe decidere sulla sanzione da comminare all’operatore del servizio pubblico da piazza. Ma spegniamo sul nascere i possibili entusiasmi dei “giustizialisti”: comunque vada, a meno che non si tratti di un soggetto recidivo e con diversi “precedenti specifici”, difficilmente si andrà oltre la sospensione della licenza per un determinato periodo di tempo. Punizione che in ogni caso sarebbe pesante, considerato che siamo entrati nel periodo di alta stagione.

Ma nella vicenda irrompono nuovamente i sindaci Unimpresa e Sitan con una nota nella quale contribuiscono ad approfondire ulteriormente la questione. Raffaele Serpico e Pasquale Ottaviano spiegano in primis: “Dobbiamo augurarci che l’episodio Mezzatorre costringa a discutere delle problematiche annose del servizio Taxi sull’isola. La modalità organizzativa del servizio è tecnicamente non a norma. Per usufruire del servizio taxi ci sono tre modalità: il posteggio fuori l’hotel, le colonnine telefoniche, da dove si parte col tassametro acceso, o, se esiste la radio taxi. Organizzazione diversa va disciplinata con accordo tra le istituzioni e sindacato di categoria”. Poi i rappresentanti sindacali aggiungono: “Il nostro lavoro, la nostra funzione è quella di rappresentare e difendere i tassisti, e non altri, esercitando le nostre prerogative istituzionali e sindacali, con gli strumenti che il quadro normativo del nostro paese ci consente di fare. Gli episodi di prepotenza e arroganza li abbiamo sempre condannati. Rendono ancora più difficile il nostro lavoro e fanno sempre più danni all’immagine di Ischia e della Categoria. Tutte le altre modalità di trasporto: ncc, macchine di cortesia, altri mezzi, devono rispettare la legge, essere disciplinate e controllate. Ognuno faccia il suo mestiere, senza invadere l’altro. Nel caos, con la colpevole assenza delle istituzioni, ognuno cerca di arrangiarsi. La strada diventa giungla il mercato diventa arena”.

Poi l’attacco frontale alla politica: “La responsabilità maggiore è delle istituzioni comunali, e viene da lontano. Dai tempi delle licenze a gogò e del lasciar fare. Dalla difficoltà di costituire una cabina di regia unica intercomunale. Il trasporto non di linea si è trasformato, l’utenza è cambiata, la rete ha accelerato la necessità di adeguare l’offerta di trasporto ad una domanda che non è più quella vecchia. Urge un salto di qualità, uno scatto di orgoglio e dignità dei sindaci dei comuni in modo da far prevalere l’interesse comune di far crescere l’economia dell’isola con la partecipazione e il contributo di tutti i suoi elementi”. Insomma, condanna verso il gesto accaduto a porto d’Ischia sì, ma da parte delle OO.SS. emerge chiara anche la volontà di non accettare assolutamente che si possa trovare in questo fattaccio un unico colpevole.

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