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«Prendiamoci cura del nostro mare»

La balneabilità a singhiozzo delle nostre acque, la sensibilità ambientale dei cittadini, il pericolo è che anche nell’estate che sta per arrivare arrivino tanti, troppi diportisti indisciplinati, la “ricetta” per tutelare la risorsa più grande per l’isola: il direttore dell’AMP Regno di Nettuno Antonino Miccio parla a Il Golfo senza filtri

Antonino Miccio, partiamo da questa nuova stagione che si apre subito con il tema delle condizioni del nostro mare: prima definito eccellente, poi non balneabile in due punti dell’isola e adesso tornato in condizioni apprezzabili. Il mare resta una risorsa fondamentale per il nostro territorio.

«La balneabilità è legata a parametri molto precisi stabiliti dall’ARPAC e dalla normativa nazionale. La verità è che, finché non saranno completati in maniera definitiva gli interventi sulle condotte e sugli scarichi, situazioni di questo tipo potranno sempre verificarsi. Basta una giornata di pioggia intensa o un problema tecnico a una condotta per determinare criticità che inevitabilmente incidono sulla qualità delle acque. Da quello che so, diversi lavori di sostituzione delle condotte sono già in corso e questo rappresenta sicuramente un passo importante. Noi autorizziamo sempre con rapidità gli interventi necessari, ma resta il fatto che si tratta di problematiche vecchie, strutturali, che il territorio si trascina dietro da anni e che continuano ancora oggi ad avere conseguenze sul presente. È chiaro che quando si parla del mare si parla della principale risorsa delle nostre isole, sia dal punto di vista ambientale che economico e turistico, e proprio per questo bisogna affrontare il problema con grande serietà e continuità negli interventi».

Cosa fare per tutelare davvero il nostro mare e a che punto è la sensibilità della comunità isolana?

«Negli ultimi anni la sensibilità ambientale è cresciuta molto, anche grazie al lavoro di educazione svolto dalle scuole, dalle associazioni e dagli enti del territorio. Gli isolani hanno capito sempre di più quanto il mare sia un bene prezioso da proteggere e credo che oggi ci sia una maggiore attenzione rispetto al passato. Diverso è invece il discorso legato a una parte del turismo, soprattutto quello da diporto. Spesso arrivano persone che vivono il territorio soltanto come un luogo da consumare velocemente, senza particolare rispetto per l’ambiente e per chi ci vive tutto l’anno. Purtroppo continuiamo a vedere comportamenti scorretti, dall’abbandono dei rifiuti agli ancoraggi non consentiti. È un problema che non riguarda soltanto Ischia e Procida, ma tante località italiane ad alta vocazione turistica. Chi viene qui dovrebbe comprendere che il mare non è un bene infinito e che tutelarlo significa tutelare anche il futuro delle nostre comunità».

Come invertire questa tendenza?

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«La soluzione non può essere soltanto nei controlli, anche perché i numeri durante l’estate sono enormi. I controlli vengono già effettuati in maniera molto serrata, ma da soli non bastano. Serve soprattutto un grande lavoro culturale e di informazione. Bisogna coinvolgere i turisti e far capire loro che Ischia e Procida non sono luoghi da consumare rapidamente, ma territori da vivere in maniera autentica e sostenibile. Occorre incentivare un turismo più rispettoso dell’ambiente e delle tradizioni locali. Naturalmente questi sono percorsi lunghi, che richiedono tempo e continuità. Non esiste una soluzione immediata, ma è necessario lavorare ogni anno nella stessa direzione per costruire una mentalità diversa».

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Dalle sue parole traspare la sensazione che anche la stagione che si avvicina non sarà delle più semplici.

«Quest’anno abbiamo sicuramente qualche strumento in più, come le telecamere per il monitoraggio, e continuiamo ad avere una collaborazione molto importante con la Capitaneria di Porto. Questo ci consentirà di svolgere un lavoro ancora più efficace sul territorio. Allo stesso tempo, però, bisogna essere realistici: gli enti locali hanno strumenti limitati per affrontare fenomeni enormi come quelli legati ai flussi turistici estivi. Servirebbero decisioni più forti a livello nazionale e strumenti concreti per aiutare i territori a gestire situazioni che spesso vanno oltre le loro possibilità. Noi continuiamo a fare tutto il possibile con impegno e senso di responsabilità. È chiaro però che i mesi di luglio e agosto resteranno probabilmente molto delicati, come accade ormai da anni».

Quando ischitani e procidani capiranno definitivamente che l’Area Marina Protetta rappresenta una risorsa e non un ostacolo?

«Io non credo che la maggioranza delle persone consideri l’Area Marina Protetta un ostacolo. Forse, in alcuni casi, viene percepita soltanto come un elemento burocratico in più. In realtà bisogna comprendere che tutelare il mare significa creare anche le basi per un turismo migliore e più sostenibile. Un ambiente sano produce benefici per tutti: per il territorio, per l’economia e per la qualità della vita. Più crescerà questa consapevolezza, più sarà chiaro che l’Area Marina Protetta rappresenta una grande opportunità e un valore aggiunto per Ischia e Procida».

Che altro aggiungere alla ricetta per tutelare il nostro mare?

«Dobbiamo renderci conto che le risorse naturali non sono infinite. Se continuiamo a sfruttarle senza rispetto, rischiamo di lasciare alle future generazioni un patrimonio impoverito. Può sembrare un discorso retorico, ma purtroppo è la semplice verità. Alla base di tutto dovrebbe esserci maggiore educazione e senso civico. Spesso basterebbe avere un approccio più corretto e rispettoso verso il territorio e verso il mare per fare una grande differenza».

Quanto può aiutare puntare sulla qualità del turismo, limitando anche il fenomeno dell’overtourism che inevitabilmente si riflette pure sul mare?

«Sono aspetti strettamente collegati. Il turismo di qualità è quasi sempre un turismo più rispettoso dell’ambiente e del territorio. Chi sceglie Ischia per vivere un’esperienza autentica vuole conoscere le tradizioni, scoprire i luoghi, fare trekking, vivere davvero l’isola e non semplicemente consumare una vacanza. Di conseguenza è anche un turista più attento e rispettoso del contesto che lo ospita. Naturalmente questo lavoro non può essere portato avanti da un solo ente. Serve una strategia condivisa tra istituzioni, operatori e territorio, con scelte precise che puntino sulla sostenibilità e sulla qualità invece che soltanto sui numeri. La vera sfida dei prossimi anni sarà proprio riuscire a trovare un equilibrio tra sviluppo turistico e tutela del territorio».

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2 Commenti

  1. Non dobbiamo prenderci cura solo del mare ma anche delle strade di Ischia che sono abbandonate all’inciviltà dell’essere umano.

  2. Sig. Miccio tutto giusto, ma non ci ha mai spiegato come sia possibile un area Marina protetta senza depurazione. Non ci sono avvocati di Napoli che chiedano spiegazioni nelle sedi opportune per giustificare il pagamento di un obolo per il passaggio con la barca in un area Marina protetta senza depurazione ?!? È tutto normale ?!?

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