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Tutte le accuse mosse ai Pilato e a Schiano

ISCHIA. Sono diversi i capi di imputazione che il gip dott.ssa Rosamaria De Lellis contesta ai tre indagati di questa nuova truffa legata alla telefonia mobile, ossia Lucio Pilato, Pasquale Schiano e Vittorio Pilato. Lucio Pilato e Pasquale Schiano. In particolare Lucio Pilato e Pasquale Schiano sono accusati del reato di sostituzione di persona «perché per assicurare a sé o ad altri il profitto del reato di cui al capo b), in concorso e previo accordo, con più azioni di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno richiedendo a nome di (omissis) l’attivazione delle utenze mobili (omissis) ed allegando alle richieste copie dei documenti identificativi dello stesso, inducevano in errore la Telecom Italia Mobile in ordine alla provenienza della richiesta, sostituendo illegittimamente la propria all’altra persona». Questa contestazione viene riportata nell’ordinanza ben cinque volte e dunque come abbiamo già spiegato in altra parte del giornale tanti sono gli episodi fin qui accertati dagli investigatori. A entrambi viene contestato anche l’indebito utilizzo e la falsificazione di carte di credito «perché per eseguire il reato di cui al capo che precede, attivando una delle offerte commerciale… utilizzavano indebitamente, non essendone titolare, la carta intestata a (omissis)».

Al solo Lucio Pilato, poi, si contesta la simulazione di reato perché «per conseguire il prodotto o il profitto del reato di cui all’art. 642 codice penale (per cui qui non si procede allo stato per difetto di querela) sotto il falso nome di (omissis) con denuncia presentata in data 19 dicembre 2017 presso il commissariato ps di Napoli Vicaria-Mercato, affermava falsamente di essere vittima del furto del cellulare (omissis) asseritamente avvenuto alle ore 8.30 presso Corso Meridionale, cellulare assicurato contro tali eventi presso la “Assurant Italia” che in data 15 gennaio 2018 provvedeva ad inviarne presso l’esercizio commerciale a lui riferibile un altro in sostituzione di quello denunciato rubato». E poi ancora sempre Lucio Pilato viene ritenuto responsabile di falsa attestazione della propria identità a un pubblico ufficiale proprio per aver indicato false generalità all’ispettore del commissariato napoletano che raccolse la sua denuncia. Ma in questo procedimento, oltre a Lucio, è indagato anche Vittorio Pilato che in concorso col figlio secondo gli inquirenti «Vittorio quale esecutore materiale e Lucio quale mandante o istigatore, con denuncia presentata in data 6 marzo 2017 presso la Stazione dei carabinieri di Ischia, affermavano falsamente di essere avvenuto il furto del cellulare avente IMEI (omissis) asseritamente avvenuto in Pozzuoli, cellulare assicurato contro tali eventi presso la Assurant Italia che provvedeva ad inviarne un altro in sostituzione di quello denunciato rubato, recapitandolo presso l’esercizio commerciale gestito da Pilato Lucio. Con la recidiva specifica nel quinquennio per Pilato Lucio».

La dott.ssa De Lellis dedica poi un capitolo anche al provvedimento adottato a carico di uno degli indagati, Lucio Pilato: «Si ritengono sussistenti le esigenze posto che la gravità dei fatti (palesati da condotte criminose ben pianificate e reiterate, agevolate dalla posizione lavorativa ricoperta dall’indagato) e la negativa personalità di Pilato Lucio (individuo che annovera, a suo carico, altri precedenti penali) fanno ritenere sussistente il concreto pericolo che lo stesso possa reiterare condotte della medesima specie di quella per cui si procede. La misura richiesta dal pm appare pienamente condivisibile e certamente la più efficace per fronteggiare le esigenze cautelari sopra evidenziate, perché capace di contenere il fondato e ragionevole pericolo di una reiterazione criminosa. Viene dunque applicata la misura cautelare del divieto di dimora nell’isola d’Ischia con obbligo di non accedere all’isola in parola senza l’autorizzazione del giudice. Tale misura, nel caso di specie, invero, appare idonea a fronteggiare le esigenze cautelare poiché comportando un allontanamento dell’indagato dal territorio locale ove il soggetto è radicato appare sufficiente a scongiurare il pericolo che il Pilato possa facilmente (forte dei collegamenti derivanti da quella che era la gestione del proprio esercizio commerciale nel Comune ischitano) replicare violazioni della stessa specie di quella attuale. Il divieto di dimora risulta infine oculatamente parametrato rispetto alla sanzione che potrà essere irrogata all’esito del giudizio

Gaetano Ferrandino

 

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