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CULTURA & SOCIETA'

Ultima festa a Mar del Plata nel 1956 prima del ritorno a Ischia

Le nozze di Benedetto Di Scala fratello di mia madre

Era l’autunno del 24 marzo 1956 e dopo le nozze di Benedetto Di Scala (Barano d’Ischia 3.011932 – Mar del Plata 12.12.2003) celebrate di sera -come consuetudine- presso la solita e antica Parrocchia orionina della “Sagrada Familia” a Mar del Plata (Argentina). La festa si tenne nelle vicinanze in un caratteristico capannone con la struttura stilizzata di un’imbarcazione marinaresca alle spalle della lunga tavolata per il rituale banchetto, ovviamente riccoin particolare della pregiata carne della pampa argentina, come l’”asado”. Benedetto allora ventiquattrenne e la bella sposa Maria di origine siciliana avevano pronunciato il loro “sì” e ne conservo nel ricco archivio di ricordi familiari le carissime memorie della mia infanzia (allora nove anni) prossima a concludersi in terra argentina che non ho dimenticato e le foto con i timbri datati dei vari fotografi mi aiutano a rievocare il susseguirsi degli eventi lontani di circa sette anni trascorsi dalla Calle Rondò in affitto, al lindo chalet in Calle Guanahanì n. 3670 costruito dai miei genitori Giuseppe pescatore e Teresa Jolanda Di Scala che collaborava con altre donne a sfilettare le alici presso il ‘saladero’ del “Cholo”(il soprannome).

Ma anche mia madre aveva allestito attiguo allo chalet un cosiddetto “carpot” dove negli appositi barili salava “las anchoas”, cioè alici che mio padre portava dalla pesca oceanica. Lei aveva imparato dal “Cholo” ed aveva avviato il saladero -primi tra i parenti fratelli di mio padre e sorelle di mia madre tutti “attirati”a Mar del Plata da “tia”Raffaela (coniugata con Giuseppe Di Scala,“cacaglia”, di ‘sotto Caiano’, presso il Vateliere) sorella maggiore di mia madre e mia madrina al battesimo presso la Parrocchia di san Giorgio a Testaccio di Barano d’Ischia il 23.02.1947, celebrante il Sacerdote don Ubaldo Conte, Parroco. Con mio zio Benedetto (nel 1981 perse il bel figlio Andrea in un incidente stradale!) ero molto legato e nel gioco mi insegnava a pugilare: era il tempo del campione argentino e mondiale Pascual (Pascualito) Perez: erano tempi di benessere e progresso peronista, grazie soprattutto a Evita Peròn: nelle scuole, salutando la bandiera argentina al “mastil”(palo) con l’inno nazionale “Oìd, mortales, el grito sagrado/libertad libertad libertad…”, e quello al General Domingo Peròn. In casa avevamo una piccola radio e con mio padre seguivamo le imprese calcistiche del “Boca Juniors” (di origine italiana genovese) e tradizionale avversario “River Plate”(di origine inglese); le imprese automobilistiche di Alberto Ascari e dell’argentino Manuel Fangio, quelle pugilistiche dell’anzidetto Pascual Perez o il racconto di avventure Tarzan. Durante la notte passavano mandre di cavalli, bovini e suini in libertà e di giorno il cielo era solcato da un aereoplano con una “coda” e altoparlante che ripeteva: “Tienda Casa Boo vende mas barato”. Raccoglievo le figurine di calcio col caro mio cugino Luigi Mattera, che comprava anche “facturas”(sorta di dolci) al negozio di “Santulella”, mentre a pranzo i miei m’incaricavano dell’acquisto di una bottiglia di “sifòn”(acqua gasata munita di spruzzo).

La spiaggia con le lunghe onde mi facevano paura: ricordo la festa di San Salvador e le abilità sul palo insaponato nel porto con le foche: una notte i canti del tenore Beniamino Gigli. Mi divertivo a costruire con pezzi di canne, colla di farina e fogli di carta il “barrilete”, aquilone, che facevo volare sulla vasta piana. Ci faceva compagnia il cane meticcio ‘Boby’. La domenica pomeriggio nel salone della “Sagrada familia” divertimento con cartoni animati; film western; Olio e Stanlio; documentari ‘Luce’italiani; sorteggio di doni vari (tuttavia la mia maestra Marta era aspra e manesca, per cui i miei mi trasferirono in un altro istituto al “Marconi”). Rientravo a Guanahani passando il sentiero attiguo la “Lucina”(centrale elettrica) e poi attraversando le rotaie (‘carril’) del vecchio treno a vapore: monellate per “Sapìto” e col ‘sifon’! Un coperchio volante di lattina “anchoas”mi tagliò il labbro superiore. Alla partenza nel giugno 1956 sul “condor” per B. Aires -con controlli di militari- (ospiti di cari amici) piansi con mio cugino Pascual “pesolino”: una volta correndo mi ferii al ginocchio sinistro sfiorando il filo metallico spinato, segni tuttora visibili. Purtroppo i militari avevano ormai esiliato il vedovo Peròn e bombardato i depositi ‘tanques’ di idrocarburi sul porto di Mar del Plata. (continua)

*Pasquale Baldino – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani MSM; docente Liceo; poeta; emerito ANC-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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