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Un esercito di famiglie alla fame, il rapporto Caritas “condanna” Ischia

“Oltre l’ostacolo”, il report su povertà ed esclusione sociale conferma che sull’isola sono migliaia i nuclei familiari in difficoltà economiche e non solo. Ecco tutte le ragioni di un aumento esponenziale dell’indigenza. Ma c’è anche una consolazione: tra le località prese in esame, la nostra farà registrare una ripresa nel 2022

L’isola di Ischia è protagonista del Rapporto 2021 su povertà ed esclusione sociale dal titolo “Oltre l’Ostacolo” a cura della Caritas Italiana diffuso alla vigilia della Giornata internazionale di lotta alla povertà. Il rapporto prende in esame le statistiche ufficiali sulla povertà, i dati di fonte Caritas, il tema dell’usura e del sovra-indebitamento, la crisi del settore turistico, lo scenario economico-finanziario, le politiche di contrasto alla povertà. Come sottolinea il titolo, l’obiettivo è di cogliere e di evidenziare, a partire dalle situazioni e dalle storie incontrate sul territorio, elementi di prospettiva e di speranza. Esempi di risposta e resilienza, da parte di tanti attori, pubblici e private e in particolare delle comunità locali, capaci di farsi carico delle situazioni di marginalità e vulnerabilità affiorate nel corso della pandemia. Tale capacità spesso si è incrociata con le risposte istituzionali offerte a livello nazionale ed europeo, dando luogo ad una serie di triangolazioni positive, che hanno evidenziato l’importanza di lavorare in rete, assumendo responsabilità diverse ma condivise. 

IL SETTORE TURISTICO 

Il Rapporto contiene anche uno studio sugli effetti della pandemia su 4 aree di interesse turistico: Assisi, Ischia, Riva del Garda e Venezia. Bastano alcuni dati per ognuna di queste realtà a far comprendere il quadro della situazione. Solo ad Assisi città e frazioni, tra giovani laici e religiosi, la Chiesa locale ha messo a disposizione da giugno 2020 a inizio 2021 circa 7200 ore di volontariato per servizi assistenziali, empori e attività di distribuzione. A Ischia il 70% degli operatori del turismo non lavora. Nel 2019 la Caritas sfamava 500 famiglie, oggi sono 2500 famiglie e sono in aumento perché su circa 15000 lavoratori stagionali almeno il 50% non ha ricevuto nessun tipo di supporto economico. A Riva del Garda la crisi del turismo ha prodotto una fuga della manodopera, in gran parte straniera, ripartita verso i paesi di origine e mai più ritornata. Viene confermato un trend di crescita delle persone incontrate e aiutate da Caritas, con 302 nuclei familiari seguiti e un migliaio di persone coinvolte nel 2020, su una comunità di riferimento di circa 20.000 abitanti (dati in linea anche per il primo trimestre 2021. A Venezia lo scoppio dell’emergenza ha prodotto un crollo dei flussi turistici con in un calo di entrate di 2miliardi di euro. Per sostenere le famiglie, la diocesi ha istituito il Fondo San Nicolò, distribuendo circa 250.000 euro. 

IL “CASO” ISCHIA

Il rapporto della Caritas analizza gli effetti della pandemia sull’isola di Ischia «dove il turismo non rappresenta solo un mezzo di sostentamento prevalente, ma addirittura l’epicentro stesso dell’organizzazione sociale e comunitaria». Per il rapporto «L’isola campana condivide con Assisi alcuni tratti: anche questo territorio porta ancora le ferite del recente sisma del 2017, ed è, insieme a Capri, epicentro del turismo regionale, realizzandone il 70% del PIL. Il turismo è prevalentemente stanziale di medio e lungo periodo, con forte componente straniera. Pur con un’economia locale florida, l’isola ha vissuto una fase di declino delle presenze prima del terremoto e della pandemia. Dalle testimonianze raccolte, emerge più volte l’idea che l’offerta turistica non abbia saputo accrescere i suoi standard qualitativi per stare al passo con la concorrenza accelerata dai processi di globalizzazione». Il report, poi, contiene delle testimonianze dirette degli operatori della Caritas che sottolineano come «c’era già una fase di declino del turismo: nel 2000 Ischia ospitava 6 milioni di turisti all’anno; con il tempo ha avuto una riduzione anche a causa dell’abbassamento dell’offerta qualitativa arrivando a 3 milioni e mezzo. Nonostante la tipologia di offerta, caratterizzata dal turismo balneare, differisca dalla città umbra e dalle altre città d’arte, le condizioni climatiche garantiscono una lunga stagionalità, che va indicativamente da aprile a novembre: inoltre l’isola è vulcanica e termale, consentendo un’offerta differenziata, anche se non sembra ancora sfruttata a dovere.…ecco perché la destagionalizzazione. Vogliamo far capire anche agli altri imprenditori isolani che le terme si vendono in inverno, non in estate. Noi potremmo lavorare tutto l’anno, con il mare e con le terme. Però sembra che la nostra voce sia piccola». Nel rapporto Caritas, quindi, emerge la stagionalità del lavoro. E qui la nota dolente. «La pandemia ha messo a nudo tutte le fragilità legate a un assetto di questo tipo, soprattutto per i lavoratori dipendenti, abituati storicamente ad alternare cicli di lavoro a misure di sostegno sociale, con contrattualistica variabile. Un equilibrio debole, fondato sul presente e scarsamente previdenziale, che l’emergenza ha spezzato facendo emergere in breve tempo sacche significative di povertà, anche per l’impossibilità di accedere a misure di sostegno pubbliche». Ed ancora una volta sono gli operatori isolani della Caritas a sottolineare come «tutto l’indotto lavorativo girava intorno al turismo, oggi il 70% degli operatori del turismo non lavora. Lo Stato è intervenuto con gli aiuti, però in queste realtà c’è diversità di contratti. Qui per la maggior parte lavoravano a tempo indeterminato. Le aziende assumevano così perché pagavano meno contributi. Una volta finita la stagione, chiudevano l’attività e facevano l’accordo sindacale ed il lavoratore rimaneva senza lavoro. Questa tipologia di contratto non è stata riconosciuta come lavoratore del turismo, quindi questa categoria non ha preso alcun bonus. Hanno preso la Naspi ma non gli extra. Poi ci sono i contratti a tempo determinato in cui non è stato specificato il carattere della stagionalità, creando una povertà incredibile».  

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I DATI DELLA POVERTA’ ISOLANA

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Secondo quanto contenuto nel report della Caritas «Nel 2019 la Caritas sfamava 500 famiglie, oggi sono 2500 famiglie e sono in aumento, non perché lo Stato non è intervenuto, ma perché alla base ci sono dei contratti che non hanno dato luogo all’erogazione delle indennità. Alla fine della Naspi poteva spettare il Reddito di Emergenza, però era calcolato sulla base dell’ISEE che teneva conto dei redditi 2019, quindi non l’ha preso nessuno». Una situazione complessa che la riapertura, al momento delle interviste nel corso dell’estate 2021, ha solo parzialmente mitigato, e che probabilmente andrà analizzata alla conclusione della stagione per comprenderne la piena portata. La Caritas ischitana analizza la situazione socio-economica alla vigilia dell’inizio della stagione turistica. «Oggi sembra che ci sia una ripresa, ma una grande parte dei lavoratori non ha ripreso il lavoro. C’è una percentuale di disoccupazione che per Ischia è impensabile. Molte realtà hanno aperto prima perché sembra che qualcosa si stia muovendo, ma c’è l’ansia legata al futuro, non sappiamo cosa succederà con la variante delta. C’è incertezza ed i contratti di lavoro non vengono stipulati per quattro mesi ma per solo 30 giorni rinnovabili. Inoltre, le aziende non hanno assunto come prima, ma solo al 60-65% del personale. Molti lavoratori sono incerti, non accettano due mesi di lavoro per paura di perdere successivi bonus come è successo lo scorso anno». Come in molte altre zone anche ad Ischia la Caritas si è trovata costretta ad allargare il suo campo d’azione, con un incremento enorme degli assistiti, passando da un’utenza prevalentemente straniera e in condizioni di grave marginalità a fette più ampie di popolazione, registrando da un lato un inasprimento delle difficoltà per i più deboli e l’emersione di nuovi bisogni dall’altro, che hanno richiesto l’introduzione di nuovi strumenti per essere intercettati, come forme di ascolto telefonico e digitale, e la gestione della distribuzione dei voucher spesa attraverso le parrocchie. 

OLTRE LA POVERTA’ ECONOMICA

«La pandemia ha messo in risalto la sacca dei lavoratori in nero e dei migranti non regolarizzati. Ma anche tanto disagio a livello psicologico nei giovani: sono quelli che maggiormente sono stati colpiti a livello psicologico». Dopo la prima fase, emergenziale, di raccolta ed erogazione di beni di prima necessità, l’equipe Caritas si è trovata di fronte a dinamiche più complesse. «Qui la DAD è terminata solo qualche mese fa e quindi le mamme si sono dovute dividere tra bambini e lavoro. Dove c’erano due minori nel nucleo familiare e un solo pc si è creato uno sbilanciamento, con tanti ragazzi che hanno dovuto seguire la DAD dal cellulare. Se prima ad un bisogno concreto si rispondeva cercando quelle risposte che innescavano un cambio nella vita della persona, oggi abbiamo dovuto fronteggiare prima il panico, accogliere persone con un profondo senso di sgomento, rasserenarle e poi provvedere all’aiuto materiale», hanno spiegato gli operatori Caritas isolani. «Un contributo fondamentale, in termini di “tenuta” della comunità, confermato anche da chi ha ricevuto aiuto». 

LA RISPOSTA DI COMUNITA’, ASSOCIAZIONI E ISTITUZIONI

Per il rapporto Caritas «Per quanto riguarda i riferimenti associativi di categoria degli imprenditori anche ad Ischia, come per Assisi, emerge una presenza non del tutto capace di una regia efficace di supporto. Il numero di incontri svolti e le informazioni veicolate sono stati percepiti più come atti formali che, seppur di qualche utilità, non hanno avuto la capacità di far crescere la rete di riferimento. Anche le occasioni più informali di confronto, su iniziativa dei singoli, non hanno rafforzato il senso di aggregazione della categoria. Il lavoro di crescita su questo aspetto di coordinamento viene d’altro canto riconosciuto come essenziale per il futuro». Viene sottolineato, quindi come «C’è stato più un confronto tra singoli alberghi, ma non un discorso di rete. È stato (un incontro) sporadico, non si è creata una rete di organizzazione, forse questo è mancato all’isola. È mancata una cabina di regia, non tanto della categoria ma isolana tra le categorie». In pratica «non c’è stata una risposta aggregante del territorio, anche se essendo un’isola sarebbe stato possibile organizzarsi meglio. È stato lasciato tutto molto al caso. Questo senso di “mancata occasione” per la comunità è in parte imputato anche all’assenza di sostegno da parte dell’ente comunale, che sull’isola non aveva attivato alcuna forma di sostegno integrativo al tempo della rilevazione». Per quanto riguarda, invece, i sostegni nazionali, quasi tutti gli intervistati, sia imprenditori che lavoratori, li definiscono «buoni nelle intenzioni, ma insufficienti nella misura, nelle tempistiche e nei criteri di erogazione. Rispetto ai lavoratori, soprattutto, la copertura non è apparsa sufficiente né in termini di accesso che di entità». Ed infatti gli operatori Caritas hanno sottolineato come «Il problema sono state tutte quelle persone che non hanno avuto nessun tipo di bonus o nessun extra di Naspi. Consideriamo che su Ischia ci sono tra 14mila e 15mila stagionali ed almeno 7/8mila di questi non hanno ricevuto nessun bonus. Ci sono stati anche errori da parte dell’INPS, che non ha erogato il bonus a persone che avevano i requisiti».  

LE TESTIMONIANZE DIRETTE

«Ho avuto dallo Stato un bonus di 2000 euro nel mese di dicembre 2020 e uno di 2400 euro nel mese di aprile 2021. Secondo me si poteva fare di più, perché sono in media 800 euro al mese per i cinque mesi invernali e con 800 euro non penso che uno possa dar da vivere ad una famiglia». È la testimonianza di un lavoratore stagionale. Molto positiva, invece, l’immagine fornita dagli enti no-profit, Caritas compresa, capaci di attivarsi in breve tempo creando alleanze inedite sia per facilitare l’emersione delle richieste d’aiuto superando lo stigma, sia per costruire risposte concrete. Nel pieno della pandemia, quindi «È emersa l’esigenza di confrontarsi tra le parti sociali, comitati spontanei, associazioni di categoria e noi abbiamo funzionato da collante, favorendo la comunicazione». In quanto «Ci sono state anche famiglie che non volevano chiedere direttamente a noi per non far trapelare il loro bisogno nella comunità e si sono rivolte a sigle come la Croce Rossa o la Protezione Civile, e noi abbiamo cercato di dare a tutti anche senza la percezione che il pacco venisse dalla Caritas. Questo ci ha permesso anche di non duplicare gli aiuti, lavorando in rete». 

LE CONCLUSIONI

Per la Caritas il 2022 sarà un anno di ripresa e l’isola sarà la prima, tra le realtà turistiche analizzate nel report, a rimettersi in moto. «Un ottimismo che, a livello locale, trova più o meno riscontro a seconda dei contesti: le testimonianze di Assisi e dell’Alto Garda lo lasciano trasparire, Ischia probabilmente potrà sorridere maggiormente a fine stagione, mentre a Venezia sembra ancora molto pesante il fardello dei cocci da raccogliere. Quello che accomuna tutte le realtà incontrate, però, è la lezione impartita dalla pandemia: la filiera turistica deve sapere rinnovarsi. Ampliare i servizi per allargare la stagionalità, puntare alla sostenibilità, alzare gli standard qualitativi per essere più competitivi, fare rete tra operatori, ripensare la comunicazione sono solo alcuni dei nodi emersi». 

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