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Un mare di promesse e inganni, la denuncia di Nicola Lamonica nel libro-inchiesta “Diritti inquinati”

Gianluca Castagna | Forio – Viviamo dentro un tempo sospeso nel quale sembra che nulla possa davvero cambiare e tutti (o quasi) siano rassegnati allo scenario attuale. Uno dice il golfo di Napoli e pensa a rotte di impagabile bellezza che uniscono le isole più belle d’Italia con la terraferma. Ponti di opportunità e servizi per la comunità come dovrebbe essere in ogni paese civile. Mezzi moderni, comodi ed efficienti per garantire il diritto alla mobilità e assicurare al visitatore una traversata che è un po’ il biglietto da visita di un’area turistica come la nostra. I vantaggi della concorrenza, l’ampiezza delle scelte, i vantaggi della liberalizzazione.
Dimenticatevelo. Nella nostra regione, e in particolare nell’area del golfo di Napoli, la quasi totalità della rete di trasporto marittimo racconta tutt’altra storia: smantellamento del servizio pubblico, privatizzazione selvaggia, complicità e inganni dagli interlocutori regionali, tempi di percorrenza più lunghi di 40 anni fa, tariffe esose oltre ogni limite, condizioni di lavoro inaccettabili. E una comunità, quella delle isole, destinata a restare sempre più ultima e dimenticata. Effetto, d’altro canto, di uno scientifico disimpegno della Regione e di un potere di mercato ogni giorno più potente e prepotente. Una tela velenosa, per chiunque vi finisce impigliato.

E’ questo lo scenario raccontato da Nicola Lamonica in “Diritti inquinati”, libro d’inchiesta e di denuncia, presentato venerdì 29 dicembre all’Equobar di Forio. Un volume ricco di retroscena, documentatissimo, che trascina il lettore in un viaggio senza respiro dentro una palude di promesse e inganni, diritti negati e affari di cordata che hanno segnato la storia recente dei trasporti marittimi nel golfo di Napoli. Tante storie, alcune davvero incredibili, ma tutte vere, nate da un’intesa restrittiva, forse completamente abortita, della concorrenza che «trova i suoi punti di forza nella spartizione degli approdi, nelle politiche tariffarie, nell’attuazione di un piano dei servizi che soddisfa i privati (mai una lite commerciale tra loro! ) ai danni di un servizio pubblico che si lascia ‘rubare’ pezzi commerciali senza mai ‘litigare’ con l’Ente regionale preposto al Piano Orario».
L’autore, nato a Forio nel 1941, docente di Matematica, Sicurezza Navale e Navigazione, è stato militante del PCI, tra i fondatori di Legambiente Campania, Arci Campania e Acuii, impegnato in battaglie per il sociale e i diritti, e animatore infaticabile di Autmare, l’associazione nata all’inizio del 2000 per dare voce ai cittadini delle isole e ai lavoratori pendolari contro l’inquinamento della politica e delle istituzioni.
«Sono ormai tanti gli anni che ci dividono dall’inizio del secolo» scrive l’autore nell’introduzione al volume, «quando la Regione Campania, sulla scorta di quanto veniva definito con la legge Bassanini n.59 del 1997 e attribuito con il decreto legislativo 422/97 e succ. – diede vita alla Legge Regionale 3/2002. Una legge di notevole pregio sul sistema mobilità regionale, terrestre e marittima, la cui applicazione è stata fortemente deludente, in special modo nel settore marittimo, anche per quanto riguarda la gestione democratica, la programmazione e l’affidamento delle linee, le questioni tariffarie. Prerogative di pochi intimi. Mentre l’intermodalità e la sicurezza continuano a vivere solo sulla carta».

Il viaggio, a ritroso, parte dalla Società di Navigazione SPAN, che ancora molti rimpiangono di fronte allo sfaldamento di oggi. Le spese pazze della Tirrenia, la privatizzazione della Caremar, rotte decadute e servizi sempre più minimi. Le politiche tariffarie spregiudicate e le norme sulla sicurezza. Ma anche le strategie del coinvolgimento e della lotta, i contenziosi giudiziari, i tradimenti dei vecchi compagni che, liberati dalle gabbie d’acciaio ideologiche, finiscono prigionieri del potere e delle sue logiche, le testimonianze di chi in quel settore ci lavora e ne resta stritolato.
Tra fatti e misfatti, riflessioni e battaglie, “Diritti inquinati” (edito da La città del sole, 20 €) è un atto di accusa per cercare di smuovere le coscienze, e fare nascere nelle comunità isolane (e non solo) una sana ribellione contro un sistema che non funziona, che non favorisce, anzi complica la vita, a «tutte quelle persone che per lavoro, per studio, per problemi di salute o per vivere il tempo libero, hanno la necessità di recarsi in terraferma».
«In questi anni», ricorda Lamonica ai numerosi foriani e amici intervenuti alla presentazione del libro, «tanti si sono rivolti a me. Molti non ci sono più, e qualcuno mi diceva: è mai possibile che per arrivare a Mergellina e sostenere le cure oncologiche un malato deve spendere ogni volta 40 euro? Questo libro, in fondo, vuole mettere al centro della riflessione proprio il cittadino, l’utente dei servizi di trasporto marittimo. Non è possibile che questo nostro viaggio a Napoli debba essere organizzato e gestito da chi non vive sull’isola, non capisce le difficoltà che incontrano gli isolani per diventare cittadini di questa regione».

Le responsabilità istituzionali non vengono taciute. «Una riforma schifosa, non esito a usare un termine forte. Appena De Luca ha preso il potere, ha privatizzato una società che era l’orgoglio delle società consorelle della Tirrenia. Una società in attivo che compariva al passivo solo perché la Tirrenia, con i suoi debiti senza limiti, ne deteneva il 51%. Oggi i responsabili di quel disastro si godono laute pensioni, noi il monopolio delle rotte, mezzi non buoni, fasce orarie di viaggio a costi proibitivi. Se vivessimo sulla terraferma, a priorità di chilometri, spenderemmo molto di meno. Ecco perché la storia che si racconta in questo libro è la storia di persone che chiedono il loro pieno inserimento di cittadini nel contesto regionale con una continuità territoriale adeguata agli anni Duemila. E’ storia di pendolari, di studenti, di diritti negati anche in termini sociali, economici e di sviluppo di cui le comunità isolane avvertono le esigenze soprattutto in qualità. E’ la storia di una popolazione che è stanca di subire l’inettitudine istituzionale e l’arroganza di chi, nelle istituzioni è sordo alle loro aspettative tutto preso a sistemare interessi altri, quelli degli amici e degli amici degli amici; è storia contro gli uomini d’affari che pensano che il loro diritto sia al di sopra degli interessi collettivi, che intrecciano i loro interessi creando cupole antiliberali che negano il libero confronto del mercato in un sistema istituzionale assente, se non compiacente».
Come quello che piega l’invito dell’Europa a liberalizzare a un’interpretazione tutta in favore della privatizzazione selvaggia, dimenticando che l’Europa stessa incoraggia il mantenimento di una gestione pubblica per erogare i servizi essenziali nelle isole europee. Così, mentre nel nord Europa le società sono rimaste pubbliche, noi abbiamo smembrato la Caremar «per darla in pasto a una cordata di privati».

Per il giornalista Antonello De Rosa, che per due anni ha raccontato sulle pagine di questo giornale le vicende del trasporto pubblico marittimo, seguendo da vicino le iniziative di Lamonica e dell’Autmare «questo libro è un documento prezioso realizzato non solo per fare ordine nella memoria ma anche per fornire, a chi ha intenzione di comprendere l’evoluzione dei trasporti marittimi nel golfo di Napoli, una mappa da seguire per individuare il percorso che ha portato all’attuale organizzazione dei trasporti marittimi, ormai fonte di stress e preoccupazione per i residenti costretti a doversi spostare sulla terraferma per lavoro, studio, o motivi di salute. In un paese normale – continua De Rosa – le logiche di profitto sarebbero soffocate dall’esigenza di mettere al primo posto le necessità dei cittadini delle isole di essere considerati allo stesso modo di chi vive sulla terraferma. Purtroppo, viviamo in un paese in cui libri del genere è necessario ancora scriverli, ma ancora di più leggerli. “Diritti negati” raccoglie un mare di rimpianti. Racconta di come sarebbe potuto diventare il trasporto marittimo nel golfo di Napoli e di come invece si è ridotto. Il sogno di una mobilità marittima a misura di residente e pendolare si è infranta contro un muro eretto nel nome del profitto. C’è chi a questa situazione si è abituato. Chi crede che non vi sia alternativa migliore , chi addirittura pensa che il problema non lo riguardi, soltanto perché non si trova ad affrontare ogni giorno la traversata del golfo di Napoli . Di fronte a questo desolante quadro di immobilismo e rassegnazione, c’è chi crede ancora nel cambiamento e nel miglioramento della società. Chi ancora spende energie, tempo e forze per la causa comune. Come il professor Nicola Lamonica».

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Alla presentazione del volume, coordinata da Anniria Punzo e preceduta da una lettura dell’attrice Lucianna De Falco, sono stati numerosi (e appassionati) gli interventi e le testimonianze. Da Francesco Cellammare, presidente dell’ Assoforense dell’isola d’Ischia, («nell’anno del 70esimo anniversario della Costituzione Italiana, i principi fondamentali vengono oggi disattesi. Vivere su un’isola è diventato un lusso senza contropartite. I nostri diritti sono ridotti a merci: contro questa realtà noi ci batteremo perché i diritti restano la nostra priorità») a Gianni Vuoso («Tutta la materia è roba da Gomorra. Tradimenti, querele, sotterfugi. E mezzi schifosi come l’Agata che ci sono stati destinati senza che si sia letta una sola riga di protesta da parte degli albergatori. Dove sono stasera?»), fino al sindaco di Forio Francesco Del Deo («mi batterò perché lo Stato possa emanare una legge che definisca le isole minori zone disagiate»).
Duro anche l’intervento del consigliere regionale Maria Grazia Di Scala. «Lo riconosco: la privatizzazione della Caremar è stato un errore. Purtroppo il Governo regionale, competente in questa materia, è completamente sordo alle nostre richieste. L’occhio è ormai rivolto solo verso Salerno, caput Campaniae. Il 15 dicembre, durante un consiglio dove nemmeno volevano farmi parlare, sono stati stanziati 2 milione 800 mila euro per il potenziamento della rete aeroportuale di Pontecagnano. Quando ho chiesto conto dei trasporti marittimi nel golfo di Napoli, con un emendamento che prevedesse 10.000 euro, una miseria, per consentire alle società di navigazione di mettersi in rete e fare bigliettazione unica, l’emendamento è stato bocciato e dichiarato inammissibile perché non era “attinente all’argomento”. Le mie battaglie le conoscete: corse più frequenti a fronte dell’attuale, chiara violazione delle linee guida del trasporto marittimo, mezzi più veloci, abolizione per i residenti di tariffe diverse e quindi della distinzione tra fascia turistica e fascia residente. E poi tutela dei lavoratori marittimi. Sono venuti anche da me lavoratori muniti di sentenza definitiva, confermata in Cassazione, che ordina alla Caremar il reintegro nel posto d lavoro e il pagamento degli emolumenti passati. Questi lavoratori non sono stati capaci di ottenere il rispetto dei propri diritti nemmeno in via giudiziaria perché la Caremar si sottrae con la copertura della Regione. Un altro schifo».

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Tutto perduto? «Ho scritto questo libro – conclude Nicola Lamonica – proprio perché penso che la battaglia sia appena all’inizio. L’ambizione è contribuire a costruire il futuro per affermare una svolta anzitutto culturale che veda il superamento di uno status di sudditanza collettiva per obiettivi di cittadinanza nel rispetto del dettato costituzionale. Un futuro per scegliere la strada maestra del diritto contro il pressappochismo e il favoritismo, degli interessi collettivi contro gli affari di pochi».

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