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Un pomeriggio a Forio per rivivere i giochi del passato

di Isabella Puca

Forio – Quest’era digitale sembra averci rubato un po’ d’infanzia, di quelle trascorse arrampicandosi sugli alberi o disegnando col gessetto tra le mani numeri e quadretti da saltare. Tutti con gli smartphone tra le mani, grandi e piccini, siamo pronti a digitare frasi nostalgiche su quanto era bello giocare in strada con gli amici, ma senza cambiare poi nulla. In un pomeriggio d’estate ci ha pensato l’energica libraia Barbara Pierini che ha ben pensato di invitare nonni e nipoti a trascorrere del tempo insieme giocando. L’invito è partito ancora una volta dal social network, ma è stato il passaparola a fare tanto. Riunitisi nel vicoletto San Gaetano  sono arrivati “più di venti bambini” e il bello è che a pronunciare questa frase è stato proprio uno dei nonni. «L’idea – ci ha raccontato Barbara – è nata dalla mia profonda convinzione che si debba creare un corto circuito positivo, un cerchio d’affetto in cui gli estremi siano in contatto: anziani e bambini. Questo serve all’anziano ad essere ancora e sempre parte attiva, ma nel ruolo consono di persona di esperienza e non giovane ad oltranza, ed ai bambini a vedere il passato come una risorsa e non un fardello. Se questo scambio avviene poi, com’è accaduto, in un momento giocoso, meglio ancora». I nonni Elio Nunziante, Nicola Lamonica e Vita Capaccio erano solo alcuni degli entusiasti compagni di gioco dei tanti bambini che hanno scoperto o riscoperto giochi come ruba-bandiera, sotto-a-muro, la campana, la corda e altri ancora. Ad avere più successo è stato però il “carruoccio” o “carrettella” che dir si voglia, sulla quale i bambini, a turno, sono scivolati lungo tutto il vicoletto che, ancora una volta, si è riempito di grida di festa. La voglia di rivivere un simile momento è tanta e adesso già si pensa alle olimpiadi dei giochi di strada. «Per diversi bambini erano giochi totalmente sconosciuti, – ha concluso Barbara – tanto più tra i bimbi stranieri che hanno partecipato. La possibilità di rifarlo dipende dalla disponibilità dei nonni, possibilmente altri. Personalmente mi piacerebbe proporre qualcosa con gli stranieri, tipo giochi di strada dal mondo, se non, addirittura, delle olimpiadi dei giochi di strada. Per riassumere l’atmosfera che si è creata citerò il lapsus di uno dei nonni “eravamo più di venti bambini”». – Foto Sofia Barricelli

 

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