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Un racconto al piano bar con Alberto di Lauro

Da quasi 30 anni nella scena musicale ischitana fu lui a organizzare con gli amici musicisti un tributo a Pino Daniele all’indomani della sua morte

La settimana di Sanremo è terminata da un po’, ma il bello del festival della musica italiana è che riporta nel freddo febbraio un’ondata di buona nuova musica. E chissà quanti di questi pezzi chiederanno ad Alberto DI Lauro al piano bar ischitano dal 1991. Aveva 16 quando ha suonato la prima volta in un locale, eh già, suonato perché una volta le basi non esistevano e il talento, così come l’orecchio musicale e una buona intonazione, erano davvero tutto!

«Quella volta – racconta a Il Golfo – capii che avrei fatto quel mestiere per la vita e oggi, a quasi 30 anni da quella prima volta, continuo a suonare tra locali e alberghi dell’isola». Il primo contatto con la musica a 4 anni a casa dei suoi zii che possedevano diversi strumenti musicali tra cui una chitarra, «ero affascinato da quello strumento, li guardavo suonare e appena potevo cercavo quella chitarra che suonavo a modo mio. Si resero conto che avevo orecchio e a 12 anni iniziai a studiare chitarra classica. Non avevo un maestro qualunque, era i mandolinista personale di Sergio Bruni si chiamava Antonio Coletti».

La chitarra l’ha poi imbracciata per suonare in un gruppo pop, aveva 14 anni, ma dopo qualche serata il gruppo si sciolse. «Non mi scoraggiai, avevo già preso accordi per fare delle serate. Intanto – ci racconta ancora Alberto – mio padre comprò una tastiera per mio fratello, ma lui non la usava mai. Allora iniziai a trasportare tutto ciò che facevo alla chitarra sulla tastiera e iniziai ad avere un bel repertorio per le mie serate dove suonavo entrambi gli strumenti». Da allora, Alberto Di Lauro, non ha mai smesso di suonare. Per tanti anni è stato lui ad allietare le serate al ristorante lungo la spiaggia dei Pescatori dove spesso venivano ospitati grandi artisti come Sal Da Vinci e Fiorello.

«Ricordo la prima volta che conobbi Fred Buongusto fu in bagno. Lui era lì che si sciacquava la faccia, iniziammo a parlare e finì che mi insegnò una versione di “Bellissima, bruttissima”».Nel suo repertorio alcuni tra i brani intramontabili di artisti come Lucio Battisti e l’immenso Pino Daniele. «Quando venni a sapere della sua morte ci rimasi malissimo e con altri amici ischitani gli organizzammo un tributo in Piazza Marina a Casamicciola, fu una serata emozionante».In quasi trent’anni la musica è certamente cambiata, anche quella suonata al piano bar. «Quando ho iniziato – ci racconta ancora – non c’erano basi musicali, la musica era tutta suonata dal vivo con tutte le imprecisioni del caso, ma ogni artista era unico nel suo genere.

Oggi è diverso, esistono le basi e molti che non sanno suonare uno strumento riescono comunque a fare questo mestiere. La mia è la vecchia scuola e continuo a praticarla ancora oggi, aggiustando ritmi e giri armonici. Insomma, è tutto live!».Ma Alberto Di Lauro ha anche composto musica e parole di una dolcissima canzone dal titolo “Rimani qui”. «La scrissi nel 2012. Nacque dopo una serata, erano le 2 di notte, c’erano le ultime persone nel locale e da lontano una ragazza che passeggiava sulla spiaggia m’ispirò questa storia d’ amore, mi vennero in mente motivo e parole. Ricordo che chiesi al cameriere un pezzo di carta e una penna e lo scrissi sul momento». Tra i suoi miti musicali, oltre Pino Daniele, Stevie Wonder, uno dei musicisti più innovativi e influenti di tutti i tempi e tra i più famosi artisti pop del XX secolo.«Progetti futuri? Fare bella musica e cercare di essere me stesso quando lavoro. La musica è una cosa meravigliosa, quando non è troppo artefatta esce la persona che sei,la trasmetti a tutti ed è un miracolo».

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