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CULTURA & SOCIETA'

Una commemorazione che ha toccato il cuore dei giovani ischitani

LA GIORNATA DELLA MEMORIA NELL’ISOLA D’ISCHIA Al Teatro Polifunzionale (per i Licei isolani) e all’Istituto “E. Mattei” di Casamicciola una Mostra iconografica sull’Olocausto e la presentazione della monografia “La fuga verso la Libertà”- Ebrei a Ischia nel 1938-39, di Gino Barbieri

Quando si sono levate le note dell’Inno nazionale di Israele, eseguito dalla Filarmonica e coro “National Israeli Anthem”, un lungo, caloroso applauso delle platee gremite dagli studenti dei Licei Ischitani e dell’Istituto “E. Mattei” – nella Tre Giorni dedicata all’Olocausto- ha salutato l’invocazione degli Ebrei al dio di Isacco e di Giacobbe, richiamando l’eroica ribellione del giovinetto Davide, che armato di un piccola fionda colpì a morte il gigante Golia e volse in rotta l’esercito Filisteo, già pronto per pregustare la vittoria finale. Ma il canto della stirpe di Davide rinnovella anche la ritrovata libertà dopo secoli di schiavitù egizia e il ritorno nella Terra dei Padri sotto la guida di Mosè, che divise le acque del mar Rosso con una semplice pertica di nocciolo. Sono tanti i “miracoli” che hanno accompagnato nel corso dei secoli il popolo Ebreo nelle lunghe e dolorose peregrinazioni attribuite a un Cielo incattivito, che non perdona, non comprende, non accoglie nel proprio grembo le sofferenze indicibili di una progenie perseguitata fin dalla notte dei tempi su questo maledetto angolo dell’universo!

“Finchè dentro il cuore/l’anima ebraica anela/ -sono queste le toccanti strofe del Cantico di Israele- e verso l’Oriente lontano/ un occhio guarda a Sion/non è ancora persa la nostra speranza/la speranza due volte millenaria/di essere un popolo libero/nella nostra Terra/la terra di Sion e di Gerusalemme/di essere un popolo libero/nella nostra Terra/la Terra di Sion e Gerusalemme”. La libertà. Parola ricorrente in tutti gli inni patriottici del mondo perché questo bene supremo dell’Uomo –che nasce libero- è stato sempre insidiato, combattuto, sottratto, da altri uomini per malvagità, interesse e fanatismo, spesso di matrice religiosa! Su questa falsariga “ideologica”, storica e sociale sono andate sviluppandosi le Cerimonie della Giornata della Memoria, tenute il 26, 27 e il 28 gennaio a Piazza Marina, nel Teatro Polifunzionale di Ischia e nell’Istituto “E. Mattei” di Casamicciola, curate dal Comitato presieduto dal dottor Ambrogio Mattera

Nel saluto portato dal presidente del Consiglio Comunale di Ischia, dottor Ottorino Mattera, si son potuti cogliere i principi basilari su quali poggiano il rispetto della persona umana, la tolleranza politica e religiosa, l’accettazione degli usi e i costumi dei popoli stranieri, il rispetto delle diversità e la condanna di qualsivoglia forma di razzismo, xenofobia e antisemitismo. Spesso è l’odio irrazionale che provoca le feroci contrapposizioni sfocianti negli atti di barbarie collettiva che vanno sotto il terribile marchio d’infamia dell’Olocausto o Shoah; ovvero la sistematica decimazione degli Ebrei da parte della Germania nazista e suoi alleati e satelliti.

LA PRESENTAZIONE DI GIUSEPPE MAZZELLA

Il punto nodale della cosiddetta “Soluzione Finale” ordinata da Adolf Hitler è incentrato proprio su quel progetto paranoico suggerito dall’odio razziale –ha affermato il giornalista Giuseppe Mazzella presentando il libro “La fuga verso la Libertà” di Gino Barbieri- odio razziale i cui germi malefici si sprigionarono dalla Germania nazista per poi dilagare attraverso l’Italia fascista, la Polonia assoggettata da Hitler, i Paesi Bassi, la Cecoslovacchia, l’Austria e infine la Francia di Vichy, collaborazionista schifosa nella caccia agli Ebrei e nella deportazione di migliaia di infelici con il sangue francese.

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E proprio su Vichy Mazzella appunta la sua attenzione, ma in particolare sull’intera nazione d’Oltralpe, complice di una spietata caccia all’uomo, come nel caso della storia dei due fratellini Sara e Michel raccontata nell’impareggiabile film “La chiave di Sara”, in cui si consuma una tragedia domestica come per Anna Frank e per migliaia di altre famiglie ebree cadute nella rete crudelissima del Terzo Reich. Mazzella racconta anche l’episodio del ragazzo ivoriano di dieci anni, che si allontana dal suo villaggio per raggiugere la Francia clandestinamente nascondendosi nella stiva di un aereo. Morirà lungo il viaggio per il freddo che lo coglie a 10.000 metri di altezza! Mazzella continua il suo intervento ricordando gli anni di studio trascorsi all’Enrico Mattei di Casamicciola e degli insegnamenti ricevuti dai professori dell’epoca. Una digressione che tradisce in qualche modo la nostalgia dei tempi andati quando la società italiana si muoveva su certezze diverse da quelle di oggi, da conquistare dopo il disgraziato periodo bellico che tutto travolse in nome del più feroce razzismo e dell’idea di onnipotenza del nazismo e del fascismo. Mazzella ha esortato i giovani a leggere la carta stampata e documentarsi sugli eventi storici (Historia magistra vitae) che costituiscono l’ossatura della società in continuo movimento e proiettata verso un futuro consapevole. Il conferenziere, molto attento ai fatti accaduti e sobrio nell’esposizione, ha passato –concludendo- in rassegna l’Olocausto a Ischia nel 1938-39 e i vari episodi ad esso collegati, spesso ricostruiti attraverso l’esame di documenti inediti ritrovati in un vecchio abbaino di Casamicciola.

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Giuseppe Mazzella ha, infine, sfiorato la “trama” del libro, affermando la funzione di testimonianza storica dello scritto e l’attualità di un lavoro letterario bene inserito nella fenomenologia quotidiana di un risorgente antisemitismo mondiale e di gravissimi episodi di negazionismo e razzismo aventi a protagonisti anche personaggi della politica, della Chiesa e della cultura. Una nota critica va rivolta alla società civile e alle autorità in generale –assenti su tutta la linea, benchè invitati- forse perché le iniziative “private” confliggono con quelle istituzionali, ritenute ben più importanti e ad esclusivo uso e consumo “degli addetti ai lavori”!

L’OLOCAUSTO DI GIOVANNI CRICCO

Vi è stata, poi, la testimonianza di Giovanni Cricco, che ha voluto ricordare l’olocausto del suo bisnonno, cittadino italiano, catturato dai tedeschi nel corso di un rastrellamento di partigiani, seguito da un aspro combattimento nel paesello di Nimis, in provincia di Udine il 27 settembre 1944. Per rappresaglia i tedeschi misero a sacco e fuoco diversi villaggi limitrofi, passarono per le armi alcuni contadini e arrestarono centinaia di persone, fra cui Giovan Battista Cricco. Dopo due giorni 130 innocenti furono stipati in carri bestiame e avviati al campo di sterminio di Dachau, in Germania. Successivamente Cricco fu trasferito a Buchenwald, il campo maledetto dove trovò orribile morte la principessa Mafalda di Savoia, arrestata a Roma dalla Gestapo per uno “sfregio” a Vittorio Emanuele. Quel pazzoide di Hitler volle punire il re sciaboletta per l’arresto di Mussolini e l’Aiuto offerto agli Alleati dopo lo sbarco di Salerno.

Giovanni Cricco fu liberato dagli americani il 1. Aprile 1945, ma dopo due giorni di sofferenze morì per gli stenti e l’estremo sfinimento di un fisico fortemente debilitato. La cerimonia si è conclusa con la proiezione di un filmato sulla presenza a Ischia degli Ebrei fuggiaschi. Si tratta di foto e documenti d’epoca –in originale-salvati dal rogo nel 1946 dall’impiegato comunale Luigi Barbieri, fiero oppositore del regime fascista e perseguitato dai caporioni locali in camicia nera, che volevano a tutti i costi licenziarlo e mandarlo al confino.

LE MINACCE DEL SEGRETARIO DEL FASCIO

Gino Barbieri ha ricostruito la storia dei “documenti maledetti” ritrovati in una vecchia soffitta a Casamicciola, gelosamente conservati dal nonno per poter documentare la persecuzione degli Ebrei nella nostra isola e nello stesso tempo la gara di solidarietà, il senso dell’accoglienza, la generosità di molti Ischitani nel proteggere molte famiglie di Ebrei che si stabilirono a Casamicciola, a Ischia e a Lacco Ameno, rilevando aziende alberghiere (Villa Svizzera, Miramonte e Mare, Hotel Suisse, hotel Savoia, Hotel Bellavista e Regina Palace) e integrandosi perfettamente nella comunità isolana. Gino Barbieri ha ricordato, inoltre, alcuni episodi del periodo fascista casamicciolese che la dicono lunga sui “metodi dittatoriali” utilizzati dal Fascio locale per “ammansire” e punire gli avversari politici. Il segretario del PNF Angelo Monti, ad esempio, non andava tanto per il sottile, e spesso usava il suo potere per distruggere gli oppositori del regime. Il gerarca era un maestro elementare appartenente ad una famiglia della buona borghesia casamicciolese. Aveva aderito al PNF giovanissimo, calamitato dall’entusiasmo del sindaco (non ancora podestà) avvocato Antonio Vittorio Conte, un altro personaggio attaccatissimo al suo paese natale, proprietario del “Nuovo Albergo delle Terme” (poi Hotel Miramonte e Mare), alla località dei Bagni e molto noto nella cittadina per le sue iniziative a favore del turismo locale.

Dopo alterne vicende legate ai primi anni del fascismo casamicciolese (si parla di sparatorie al Maio fra fascisti e antifascisti, scioglimento del Fascio di Casamicciola e sostituzione del primo segretario Carlozzi) un sonoro scossone si ebbe nel 1926 a seguito della morte di Aurelio Padovani, lo squadrista della marcia su Roma che aveva fondato i Fasci di combattimento nell’Isola d’Ischia insieme ad Emiliano Coppa, proprietario della “Villa Coppa”; una Pensione ubicata in via Principessa Margherita, a Casamicciola.

Nello stesso anno 1926, con la nomina del podestà Conte, Carlozzi fu sostituito da Angelo Monti, un giovane insegnante molto volenteroso, appassionato di radio-elettricità ma con una spiccata vocazione per la politica e fautore di un Fascismo totalizzante che insegnava, a scuola, uniformandosi ciecamente alla materia dei Programmi ministeriali “Educazione Fascista”! Per questa sua eccessiva obbedienza agli ordini dei gerarchi, venne spesso in rotta di collisione con il podestà, che (sotto, sotto) era un tiepido del Regime, un professionista liberale, imprenditore turistico e con i piedi per terra, incapace di professare una dottrina edificata sul fanatismo, su enunciati razzisti e con uno spiccato spirito guerresco inculcato nei giovani fin dalla più tenera età!

Come il segretario Monti dimostrava inflessibilità, zelo e rigore in tutte le sue iniziative, al contrario Conte si portava tollerante con i suoi concittadini ed evitava accortamente di mostrare una eccessiva severità con quelli che professavano un latente antifascismo, salvo i casi in cui –richiamato dal Partito o da qualche rimostranza del segretario Monti su palesi “benevolenze”- era costretto a minacciare di confino, di licenziamenti o di purghe di olio di ricino quei concittadini più irrequieti e insubordinati! Uno di questi turbolenti si chiamava “Montagnella”; un povero diavolo che per sbarcare il lunario andava in giro a suonare una vecchia fisarmonica. Si racconta che nel gennaio 1932, dopo la morte di Arnaldo Mussolini, fratello del duce, anche a Casamicciola fu piantato un albero di pino in piazza Marina per ricordare cotanto personaggio! Gli antifascisti locali fremevano per quell’impianto arboreo piazzato nei pressi del Cinema muto “Tripoli” di Senofonte Manzi, come un monumento fascista indigeribile! Una notte di tempesta, con rovesci di pioggia, lampi, tuoni e raffiche di vento che spazzavano la piazza, una mano ignota segò l’albero di…Arnaldo alla base e buonanotte al secchio!

All’indomani, scoperto l’attentato, i fascisti di Casamicciola sputavano fiamme e fuoco e arrestarono due innocenti in odore di sovversivismo: Senofonte Manzi e Vincenzo Sirabella, pianista del Cinema Tripoli! Il podestà Conte li fece liberare dopo qualche giorno. L’Olocausto è stato anche questo. Una persecuzione quotidiana dei fascistoni dell’isola d’Ischia che rendevano la vita impossibile agli avversari. A Serrara Fontana ci scappò perfino il morto e gli assassini fascisti fuggirono n America. Pagine nere, come le camicie degli squadristi, da ricordare e da tramandare a futura memoria dei posteri.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

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