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Una domenica “magica” per un’isola libera da auto e traffico

Partiamo da un presupposto. Iscriversi al partito dei propugnatori della tesi “ah, se fosse sempre così…”, appare francamente impossibile e impensabile. Insomma, credere che a un’isola che possa vivere h24 e 365 giorni l’anno senza la presenza di auto e veicoli in genere – siamo seri – è mera utopia e questo al netto della realizzazione di ogni progetto di mobilità alternativa. Ma è chiaro che ancora una volta manifestazioni come la Ischia 100 km di ciclismo di ieri mattina lasciano, con poche ore di chiusura più o meno totale del traffico, abbia lasciato riflettere un po’ tutti almeno per l’intero pomeriggio e ad essere ottimista fino al calare delle tenebre. Fa niente che ieri sera le strade si presentavano nuovamente come una lunga ed opprimente striscia di asfalto, come si dice in gergo è il pensiero che conta.

Come succede annualmente con questa manifestazione, come successo in occasione del Giro d’Italia ed ancor prima con la visita del santo Giovanni Paolo II sul nostro ameno scoglio (maggio evidentemente è il mese “green” per eccellenza dell’isola) ci mostrano un volto di Ischia che nei decenni passati ha fatto innamorare milioni e milioni di turisti e che in fondo, a ben pensarci, siamo stati noi stessi a minare prima e rovinare poi in maniera pressoché irreversibile: situazione fastidiosa anziché no, nemmeno la possibilità di potercela prendere con qualcuno o qualcos’altro. E allora forse, anche se a partire da stamattina (vabbe, vogliamo essere generosi e credere che almeno il dibattito continuerà nella stretta cerchia degli irriducibili per le prossime settantadue ore) l’attenzione sarà nuovamente incentrata sui problemi della quotidianità, è evidente che un’atmosfera come quella che si è vissuta ieri mattina qualche quesito non può non farlo porre a chi scrive e probabilmente non solo.

Il punto, in buona sostanza, è questo: ma siamo davvero sicuri che i sei Comuni dell’isola d’Ischia non possano adottare e mettere in campo una strategia comune tale da scoraggiare, disincentivare e davvero ridurre al minimo sindacale l’utilizzo dell’autovettura? Con tutto il rispetto, noi non pensiamo che si tratti di una missione impossibile. E’ vero, bisogna garantire un po’ a tutti – anche e soprattutto a chi abita in zone non propriamente centralissime (e l’isola ne è piena zeppa, viste le sue dimensioni territoriali non proprio “mignon”) di poter essere adeguatamente servite, ma tra taxi collettivi e navette che potrebbero muoversi in ogni angolo di questi trenta e rotti chilometri siamo convinti che davvero si potrebbe ambire a una rivoluzione culturale in grado di cambiare il volto della nostra terra e soprattutto di chi la vive. Che, con scenari, squarci, panorami e silenzi suggestivi come quelli di ieri mattina, sicuramente tornerebbe ad essere una delle mete di villeggiatura più gettonate del pianeta, e potrebbe essere venduta come l’oro e non sputtanata come sta succedendo negli ultimi anni, con un declino che peraltro appare a dir poco irreversibile. Sì, una rivoluzione che renderebbe più ricco ciascuno di noi. Ecco perché alle volte ci ritorna alla mente un sospetto, quello cioè che governare sulla miseria sia molto più semplice. Ma ad una premeditazione “killeristica” come questa davvero non vogliamo pensare, o meglio preferiamo farlo per un solo istante. Forse si tratta proprio di incapacità di volare alto. Da parte di tutti, noi in primis e poi chi ci amministra.

Gaetano Ferrandino

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