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Urina in faccia all’ex vicesindaco, si apre il processo

Nel giugno 2015 durante il Consiglio comunale di Ischia Carmelo Amente fu autore del gesto, per protesta contro i disagi causati da alcune opere pubbliche

È in programma oggi l’inizio del dibattimento nel processo che vede imputato Carmelo Amente. Il noto parrucchiere è accusato del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, previsto dall’articolo 341 bis. I fatti, anche se risalenti nel tempo, sono piuttosto noti: nel giugno 2015 durante una seduta del Consiglio comunale di Ischia, Amente si avvicinò all’allora sindaco facente funzioni, dottor Carmine Barile, e al presidente del Consiglio comunale Gianluca Trani, dicendo loro: “Questo è quello che sto bevendo da otto giorni”, contemporaneamente lanciando contro i due un bicchiere di plastica contenente urina. Inevitabile la denuncia “per avere, in luogo pubblico e alla presenza di più persone riuniti nel Consiglio comunale, offeso l’onore e il prestigio dei pubblici rappresentanti”.

Il noto parrucchiere è accusato di oltraggio a pubblico ufficiale e di violenza o minaccia a un corpo politico

Contestata anche la fattispecie prevista dall’articolo 338 del codice penale (Violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario) “perché con la condotta descritta usava violenza ai rappresentanti politici riuniti nel Consiglio Comunale al fine di impedirne o turbarne comunque l’attività”. Un gesto estremo, deprecabile, con il liquido che investì il dottor Barile sfiorando anche il presidente Trani, i quali ricevettero unanime solidarietà dal mondo politico isolano. Saranno proprio i due ad essere ascoltati durante l’udienza di oggi, assistiti e difesi dall’avvocato Lorenzo Bruno Molinaro.

Oggi in aula deporranno il dottor Carmine Barile e il consigliere comunale Gianluca Trani, che quel giorno fecero da “bersaglio”

L’atto di Amente venne concepito come protesta contro le conseguenze di alcune opere pubbliche poste in essere in quel periodo:  il Comune stava eseguendo dei lavori sulla rete fognaria del territorio, in particolare su via Leonardo Mazzella dove Amente esercita la sua professione con due diversi locali. In quel tratto i lavori tuttavia conobbero alcuni imprevisti rallentamenti, a causa di alcune rocce che richiesero notevole dispendio di tempo per essere eliminate: circostanza che prolungò i disagi per le attività produttive del posto. Il parrucchiere aveva già iniziato uno sciopero della fame per protestare contro tali disagi: l’amministrazione chiese alla ditta incaricata dell’opera di aprire al traffico almeno una parte della carreggiata. Niente da fare: secondo l’imputato, l’amministrazione era comunque “colpevole” dei disagi da lui patiti, da meritare il gesto d’offesa per il quale è scattata la denuncia. Amministrazione che in quel periodo viveva un periodo travagliato: erano le prime settimane dell’inchiesta sulla metanizzazione dell’isola, e l’allora sindaco Giosi Ferrandino era temporaneamente impossibilitato a svolgere il suo ruolo.

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