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Vacanze ischitane per Elisa Di Francisca, «ho casa qui, vorrei vivere di più l’isola»

di Isabella Puca

Forio – Ancora relax ischitano per Elisa di Francisca vincitrice dell’argento nel fioretto femminile alle ultime olimpiadi di Rio De Janeiro.  Dopo le fatiche e le soddisfazioni sportive aveva dichiarato che non vedeva l’ora di tornare a casa per festeggiare con “bicchieri di vino e birra”, ma la festa gliel’ha fatta l’isola d’Ischia. Durante lo scorso mese di agosto, infatti, la campionessa olimpica, a cena in un noto ristorante ischitano, aveva ricevuto una vera e propria pizza d’autore. Rucola, mozzarella e pomodorini a replicare il tricolore e i cinque cerchi olimpici nel mezzo per dare il giusto tributo alla medaglia conquistata. In questi giorni la Di Francisca è di nuovo qui sull’isola in vacanza con il fidanzato, ischitano per metà, e amicissimo di Ivano Veccia, il pizzaiolo dj che aveva promesso di farle una pizza tutta per lei. Ed è proprio al Limoneto che l’abbiamo incontrata, alta, bellissima, solare e piena di voglia di vacanza e di relax dopo il raggiungimento dell’importante traguardo. «È la terza volta che vengo qui a Ischia, – ci racconta – il mio fidanzato ha casa qui a Ischia Porto e un po’ ho imparato a conoscerla, ma non nascondo che vorrei vivere di più l’isola». Buona forchetta,  nonostante sia in formissima, ha già una lista di posti preferiti dove fermarsi a pranzo o a cena insieme ai parchi termali dove adora trascorrere il suo tempo ischitano. «Non ho avuto ancora modo di girare tanto, ma gli ischitani sono calorosi. Sapevano della gara, mi hanno fatto i compimenti, siamo spesso in giro con la mamma del mio fidanzato e i suoi amici ci divertiamo tanto qua e l’isola è bellissima. Ha mare e montagna e non vedo l’ora di assaggiare il coniglio. Pur essendo un’isola è grandissima, non manca niente tanto da dire “perché non fermarci più tempo?”. E poi mi hanno detto che c’è una palestra di scherma!». È la scherma infatti il suo sport, una disciplina che qui sull’isola sta iniziando ad affacciarsi tra i giovanissimi e che si spera possa formare, un domani, qualche campione ischitano. «È uno sport particolare, poco comprensibile al pubblico. Ha delle regole quindi magari se viene visto in televisione la gente non si appassiona facilmente, però nel momento in cui lo provi ti mette di fronte a te stesso. Hai di fronte le tue paure, tutte le tue emozioni, i tuoi limiti e ti permette di conoscerti, sembra strano ma quando metti la maschera senti proprio le tue sensazioni. Per un bambino credo sia più  stimolate, diverso dal calcio o dalla pallavolo, ti permette di conoscerti. È uno sport che  paragono molto alla vita, forse perché lo faccio da ventisette anni, ma per me è una metafora della vita; ti pone ogni giorno dinanzi a un avversario e fai in modo di conoscerlo, ma in pedana pensi a vincere e segui la tua linea, il tuo essere». Parlando di Olimpiadi l’isola è ancora in festa per il ritorno di Gianni Sasso, il nostro campione che con il suo nono posto nel para triathlon ci ha fatto sognare un mondo dove tutto è davvero possibile; «ne ho sentito parlare, loro  sono davvero un esempio, combattono per la vita, per rialzarsi hanno uno stimolo in più. Facciamo una tragedia per un’ unghia rotta e invece loro vincono e riescono a farsi valere molto di più di un normo dotato». L’emozione per il suo argento nel fioretto è ancora visibile nel suo sguardo quando iniziamo a parlarne, «sono molto orgogliosa, la prima olimpiade con due medaglie d’oro fu un’ emozione immensa, la seconda è stata più difficile, ripetere quello che hai già fatto ti crea una grande aspettativa.  La preparazione per la gara è dura, il cammino è stato lungo, sembrava un reality quel “solo in 2 ce la fanno”, ma al tempo stesso stimolante, mi ha dato tanto. Più dell’argento ho conquistato me stessa, la mia maturità, la mia crescita e consapevolezza». Ora Francesca ha in programma solo vacanza, amore, libertà, amicizie, quel godersi la giornata che la preparazione a una gara così importante non ti concede. «Come si fa ad arrivare alle Olimpiadi? Beh, prima di tutto lo devi sognare, desiderare con il cuore e poi devi lavorarlo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, prendendo tutti i momenti no in cui butteresti via tutto.  Ricordo quando vidi la prima volta nel ‘92 Giovanna Trillini che vinse le olimpiadi  di Barcellona con un tutore al ginocchio con una grinta che pensai “io lì, ci voglio arrivare”»

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