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CRONACA

Vacanze pasquali all’estero ma non Italia, la beffa continua

Dopo la protesta di Federalberghi Ischia interviene anche il presidente nazionale Bocca: «Aprire i confini regionali e le porte delle attività alle persone con tampone negativo»

Continua il malumore e le proteste legittime degli albergatori per il decreto delle festività pasquali. A Pasqua, infatti, si potrà andare all’estero per turismo ma non si potrà viaggiare tra regioni in Italia, che sarà tutta in zona rossa tra il 3 e il 5 aprile. Una contraddizione ancora più evidente sull’isola di Ischia dove alle restrizioni nazionali, si aggiungono quelle dettate dal presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca. In pratica è possibile andare all’estero per turismo raggiungendo l’aeroporto anche se si trova in una regione arancione o rossa, ma non si può raggiungere l’isola di Ischia da Napoli, Caserta, Benevento o se si è residenti in qualsiasi altro punto della Campania. Ma si può andare all’estero. Un paradosso che ha scatenato l’ira degli albergatori italiani. Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato il presidente di Federalbeghi Ischia Luca D’Ambra amareggiato ed arrabbiato per i decreti. A farsi sentire, adesso, c’è anche Federalberghi Italia.

«Gli alberghi e tutto il sistema dell’ospitalità italiana sono fermi da mesi, a causa del divieto di spostarsi da una regione all’altra. Non comprendiamo come sia possibile autorizzare i viaggi oltre confine e invece impedire quelli in Italia».  Questo il commento di Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi alla notizia delle nuove regole che sanciscono il via libera alle vacanze pasquali all’estero. «Se è vero come è vero che le persone vaccinate o con tampone negativo sono a basso rischio di contagio – afferma Bocca – allora questa logica deve essere applicata anche ai viaggi in Italia, così come alla possibilità di frequentare terme, impianti di risalita, riunioni, congressi e manifestazioni fieristiche». Federalberghi chiede che il Governo adotti con urgenza un provvedimento per “liberare” le persone munite di certificazione attestante l’avvenuta vaccinazione o il risultato negativo di un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone non oltre le quarantottore precedenti il viaggio o il risultato di un test sierologico che dimostri di essere guariti dalla malattia.

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