POLITICAPRIMO PIANO

Vade retro Villari

Decenni di contenziosi e battaglie giudiziarie: si rinnova (per l’ennesima volta) il braccio di ferro tra il Comune d’Ischia e gli eredi della famiglia cui vennero espropriate le attuali pinete

Chiamatela pure, se volete, la storia infinita. I protagonisti sono il Comune di Ischia e gli eredi Villari, passati alla storia per il famoso e storico esproprio delle pinete. Un contenzioso interminabile che va avanti da decenni e che si combatte sulle pretese economiche della famiglia che si vide sottrarre i beni all’epoca dall’ente pubblico.

Proprio di recente c’è stato un nuovo botta e risposta tra le parti in causa: da una parte l’atto stragiudiziale presentato via pec (posta elettronica certificata) da Carlo e Maria Giovanna Villari, dall’altra la risposta arrivata dal palazzo municipale di via Iasolino e firmata da Lello Montuori, Antonio Bernasconi e Giuseppina Pilato. La questione è molto tecnica anche se il nodo del contendere – ossia il “vil denaro” – dovrebbe renderla comprensibile a tutti i nostri lettori. Partiamo da un assunto: i Villari pretendono qualcosa come settecentomila euro, in Comune ritengono che nella migliore delle ipotesi debbano riscuoterne non più di un terzo. Tutto ruota attorno a un punto chiaro e inequivocabile: dopo la dichiarazione di dissesto di un ente locale, le sentenze non producono più interessi. Ora, non tutti sanno che ad Ischia, nonostante dal 1993 (anno del default finanziario) siano passati oltre 25 anni, non è mai stata approvato il piano di estinzione dal dissesto, nemmeno Bernasconi ha mai pensato di redigerlo. Dunque tutto molto semplice: i Villari e i loro consulenti pensano di poter applicare gli interessi, in municipio invece da questo orecchio proprio non ci sentono.  Non è tutto, il Comune di Ischia ha anche appellato alcune sentenze per anatocismo e dunque i conti sarebbero tutti da verificare.

Lo scorso 16 aprile presso il municipio di Ischia è giunto l’atto stragiudiziale presentato da Carlo e Maria Giovanna. Ballano 700.000 euro, ma secondo il Comune d’Ischia tra sentenze appellate per anatocismo e interessi non dovuti la somma arriverebbe appena ad un terzo

Nella risposta all’atto stragiudiziale Bernasconi, Montuori e la Pilato rappresentano in primo luogo che “in ordine alla sentenza n. 10393/2001 si comunica  che la partita debitoria risulta già stata trasmessa al Consiglio Comunale con relazione del 01.06.2010 ed il debito fuori bilancio è stato riconosciuto con delibera n. 32  del 05.10.2010 per l’importo di €. 431.328,00  pagato all’ing. Enrico Villari in data 01.04.2011 ed i relativi atti risultano peraltro trasmessi alla Corte dei Conti di Napoli per i profili di interesse. In merito a detta partita debitoria si evidenzia che con atto di precetto notificato da ultimo in data 05.05.2010 il creditore ing. Enrico Villari ha richiesto il pagamento dell’importo complessivo di €. 716.620,28 (sorta capitale €. 396.251,56 + interessi dal 20.3.1993 al 5.5.2010 €. 311.958,54 + spese legali e successive). Solo in sede di accertamento avvenuto nell’ambito del giudizio civile, avverso la quale pende appello,  il CTU ha aderito alle osservazione del CTP ed è giunto all’importo di €. 475.164,83 (€. 396.251,56 per sorta + gli interessi legali semplici dal 22.10.2001 al 25.06.2008)  da cui ripartire per il calcolo degli ulteriori interessi (vedasi CTU del prof. Federico Alvino)”.

Ma non è tutto, perché sempre i tecnici comunali di spiegano anche che “gli importi indicati ai punti 2 e 11 relativi agli interessi calcolati sulle sentenze della C.A. NA n. 1696/88 e 1967/88 non risultano corretti per le motivazioni indicate nelle richiamate note prot. n. 17570/10 e 4013/15. I Dirigenti p.t. del Comune di Ischia hanno peraltro relazionato alla Corte dei Conti  Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale per la Campania di Napoli e alla Prefettura di  Napoli Area II EE.L per i rispettivi profili di interesse. L’Ente ha altresì proposto opposizione all’atto di precetto notificato dall’ing. Enrico Villari il 31.3.2015 relativo alla sentenza C.A. NA n. 1697/88 ed il giudizio è attualmente in corso”.

Nella risposta all’atto stragiudiziale Bernasconi, Montuori e la Pilato rappresentano in primo luogo che “in ordine alla sentenza n. 10393/2001 si comunica  che la partita debitoria risulta già stata trasmessa al Consiglio Comunale con relazione del 01.06.2010 ed il debito fuori bilancio è stato riconosciuto con delibera n. 32  del 05.10.2010 per l’importo di €. 431.328,00  pagato all’ing. Enrico Villari in data 01.04.2011 ed i relativi atti risultano peraltro trasmessi alla Corte dei Conti di Napoli per i profili di interesse. In merito a detta partita debitoria si evidenzia che con atto di precetto notificato da ultimo in data 05.05.2010 il creditore ing. Enrico Villari ha richiesto il pagamento dell’importo complessivo di €. 716.620,28 (sorta capitale €. 396.251,56 + interessi dal 20.3.1993 al 5.5.2010 €. 311.958,54 + spese legali e successive). Solo in sede di accertamento avvenuto nell’ambito del giudizio civile, avverso la quale pende appello,  il CTU ha aderito alle osservazione del CTP ed è giunto all’importo di €. 475.164,83 (€. 396.251,56 per sorta + gli interessi legali semplici dal 22.10.2001 al 25.06.2008)  da cui ripartire per il calcolo degli ulteriori interessi (vedasi CTU del prof. Federico Alvino)”. Ma non è tutto, perché sempre i tecnici comunali di spiegano anche che “gli importi indicati ai punti 2 e 11 relativi agli interessi calcolati sulle sentenze della C.A. NA n. 1696/88 e 1967/88 non risultano corretti per le motivazioni indicate nelle richiamate note prot. n. 17570/10 e 4013/15. I Dirigenti p.t. del Comune di Ischia hanno peraltro relazionato alla Corte dei Conti  Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale per la Campania di Napoli e alla Prefettura di  Napoli Area II EE.L per i rispettivi profili di interesse. L’Ente ha altresì proposto opposizione all’atto di precetto notificato dall’ing. Enrico Villari il 31.3.2015 relativo alla sentenza C.A. NA n. 1697/88 ed il giudizio è attualmente in corso”.

Finito? Macché. Si aggiunge ancora che “l’importo indicato al punto 10 dell’atto di diffida relativo alla liquidazione delle spese legali nella sentenza della C.A. NA n. 3846/14 non risulta corretto alla stregua dell’istruttoria compiuta dall’ufficio, infatti i procuratori antistatari dell’ing. Enrico Villari hanno richiesto la liquidazione dei 2/3 mentre risultando costituite processualmente solo due parti in giudizio alla stregua dell’istruttoria compiuta dall’ufficio ad essi spetta un importo non superiore  al 50% dei 2/3 liquidati dal Giudice;conseguentemente  l’Ente ha proposto opposizione al precetto notificato il 15.1.19   ed il giudizio risulta in corso”. E poi si precisa che “in ordine alla sentenza del Tribunale di Ischia n. 9728/18 indicata al  punto 12  afferente il pagamento degli interessi anatonistici per diversi titoli, si rappresenta che pende appello proposto dall’Ente avverso la sentenza di I grado censurata dal legale incaricato sotto molteplici profili; per le altre partite creditorie si rappresenta che sono state  ammesse alla massa passiva della liquidazione del dissesto dell’Ente e gli importi relativi alla sorta capitale e agli interessi fino alla data delle stesse sentenze sono stati già soddisfatti con i mezzi indicati nel comma 5 dell’art. 268-bis del D.Lgs 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni, così come disposto dal 1^ comma dell’art. 268 ter del medesimo D.Lgs”. Insomma, numeri, schermaglie e tecnicismi che la dicono lunga su come la battaglia tra le parti rischia davvero di non finire mai. E forse la frase pronunciata nel consiglio comunale di lunedì mattina dal consigliere anziano Giovanni Sorrentino è stata tanto telegrafica quanto esaustiva: “Non ne posso più, sono cresciuto con i Villari e rischio di morire con i Villari”. Noi ovviamente auguriamo a “Democrazia” di campare cent’anni: chissà se per allora questo contenzioso avrà finalmente scritto la parola fine.

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