CRONACA

Valentino apre le porte del Distretto: «Chi vuol lavorare per Ischia è il benvenuto» 

Istituito dalla legge, adesso pienamente operativo. Il primo passo l’apertura di un infopoint fino al 31 dicembre, ma in questa intervista l’ideatore del progetto svela gli obiettivi per l’isola

Dal primo ottobre l’infopoint di via Iasolino può contare sul supporto del Distretto Turistico Isolaverde. Questa collaborazione nasce grazie all’accordo stipulato tra il Presidente dei Distretti turistici della Campania, Vincenzo Marrazzo e la Regione. La convenzione riguarda anche il punto informazione dell’Azienda Autonoma Cura Soggiorno e Turismo delle Isole di Ischia e Procida, attualmente retta dal Commissario Liquidatore arch. Angela Pace. Il servizio ai turisti, offerto in maniera totalmente gratuita, è attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19 fino al 31 dicembre. Poi bisognerà capire come sostenere il servizio nel 2020, ma già da ora è necessario che i sei comuni dell’isola mettano a disposizione delle risorse da investire per poter sostenere i costi relativi soprattutto al personale che ovviamente dovrà essere selezionato in base a specifiche conoscenze e competenze. Di questo e dell’avvio del Distretto turistico ne abbiamo parlato con Benedetto Valentino, che fu tra i primi in Italia ad attivare questa istituzione, fondando il distretto turistico dell’isola di Ischia, il secondo in Italia dopo Roma. Più che avvio sarebbe meglio dire, che riparte. Nel mezzo infatti c’è stata una sorta di vacatio.

È sempre stato detto come il distretto rappresenta uno strumento fondamentale per la nostra isola. Che cosa ne ha frenato lo start? Un problema di burocrazia o c’è anche altro?

«Il Distretto turistico è istituito dallo Stato, con uno specifico decreto legge».

E in italia questi processi istituzionali sono particolarmente lenti.

«Ero un bambino quando nel 1970, ad esempio, sono nate le Regioni che per partire realmente hanno impiegato circa dieci anni. La Regione Campania allora – mi raccontava mio padre – aveva solo quatto dipendenti, oggi ne conta 9 mila ed è diventata un piccolo Stato. Questo per far capire come questi processi richiedono anni se non decenni, ma sono ineluttabili. In ogni caso in questi anni non siamo stati fermi: c’è stato il riconoscimento dei distretti che sono entrati nella programmazione 2020-2027 dell’Unione Europea, il coinvolgimento della Città Metropolitana, l’attivazione di una serie di procedure».

A distanza di qualche anno, quindi, è stato risolto il problema tutto ‘made in Ischia’ sollevato da parte di chi non ‘gradiva’ la paternità dell’iniziativa?

«Penso proprio di sì. La mia colpa maggiore all’epoca è stato l’entusiasmo che ho profuso in questa iniziativa. Entusiasmo che derivava da fatto che eravamo i primi in Italia e ottenere tutti i permessi era un’impresa che sembrava folle. Ci siamo riusciti. Già allora intuimmo la grande crisi del sistema turistico che si profilava. Personalmente non pensavo fosse così profonda: oggi si contano decine e decine di alberghi in vendita o all’asta, il commercio è una debacle. Gia all’epoca però indicammo una strada precisa: un grande progetto europeo per rilanciare lo sviluppo: infrastrutture, nuovi mercati, un progetto “smart”, cioè intelligente. Ieri come oggi rimango di questa idea. È inutile pensare che i privati possono sostenere da soli un ente per lo sviluppo e la promozione turistica ed è utopia pensare che i sindaci possano dedicare parte dei proventi della tassa di soggiorno. Guardiamo in faccia alla realtà : i privati non riescono più a pagare le tasse e i comuni non riescono a far quadrare i bilanci».

Quindi?

«Dobbiamo quindi pensare ad individuare risorse aggiuntive, nuovi canali di finanziamento. Il Distretto turistico rappresenta, nel concreto, l’unione del pubblico e privato proprio per rilanciare. Il territorio. Il problema non è l’infopoint di Via Iasolino, ma la sfida è trovare nuove risorse per un progetto complessivo. Tutti i distretti della Campania sono stati coinvolti per la gestione dei punti di informazione turistici che comunque resta in capo all’Azienda Autonoma Cura Soggiorno e Turismo. Solo come partner sono stati individuati il distretti».

Che cosa cambia per l’isola dal punto di vista pratico?

«Cambia ben poco. nel senso che i Comuni così come i privati continueranno ad avere i loro fondi. Il distretto turistico porterà penso risorse aggiuntive e non sottrarrà fondi a nessuno».

I prossimi passaggi per il Distretto turistico quali saranno?

«Dobbiamo partire da un’interlocuzione seria con i privati che hanno aderito al Distretto Turistico e coinvolgere in un progetto unico le varie Amministrazioni. Per cominciare i Comuni possono mettere a disposizioni sede e personale. Non c’è bisogno solo di fondi : dobbiamo ristrutturare un sistema. E non è un percorso che si fa in un giorno e nessuno può farlo da solo. Per risollevare Ischia dal punto di vista turistico, come si fa? Ischia regge dal punto di vista numerico ma scende il fatturato. La politica e quindi gli enti preposti Comune, Regione o distretto non possono entrare nel merito delle scelte dei singoli privati. L’isola ha fatto una scelta negli anni ottanta: le strutture e i posti letto non si contano più. Noi possiamo solo mettere in campo un progetto che punti alla qualità. Certamente, però, non possiamo entrare nel merito delle scelte dei singoli imprenditori».

Chi ha visto non di buon occhio il distretto?

«Ogni cambiamento presuppone che ci siano scontenti. E così è stato anche in questo caso. Ma credo che le polemiche siano superate. La nascita del distretto turistico è un cambiamento dettato dalla legge e dai tempi. Piaccia o meno, il futuro è un ente unico per il turismo dei sei comuni. E per legge può farlo solo il distretto Turistico che unisce pubblico e privato. L’unico merito che mi deve essere riconosciuto, insieme agli amici fondatori come Pietro Lauro, Di Meglio, Mazzella, Baiocco, Lanfreschi etc, è quello di aver visto 10 anni prima degli altri un orizzonte. Ma il distretto non è né mio né nostro, ne di altri: appartiene all’isola, ai sindaci che la rappresentano, a tutti quelli che lavorano nel turismo: dagli albergatori al commerciante, al piccolo artigiano. Penso che ci sia spazio per tutti quelli che vogliono lavorare. Anche perché lo stiamo facendo tutti come volontari. Nella vita si litiga solo per i soldi o per le donne… di soldi non c’è neanche l’ombra e per quanto riguarda le donne sono felicemente sposato da quasi 25 anni. A quasi sessant’anni non ha più senso litigare… chi vuol lavorare e benvenuto».

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