Verso il comune unico di Ischia: sfide, opportunità e percorsi possibili
Analizziamo il percorso verso il Comune Unico di Ischia, tra referendum, legge regionale e ruolo della Regione Campania. Esaminiamo le difficoltà del passato, le alternative di collaborazione tra i sei comuni e gli incentivi economici previsti per le fusioni. Attraverso esempi concreti in Italia, si evidenzia come la nascita di un unico ente sia possibile, ma richieda consenso popolare e forte volontà politica

L’Isola d’Ischia è divisa in sei comuni, ma da tempo si discute della possibilità di unificare il territorio in un unico comune. In Italia, esistono diverse strade, sia socio-politiche sia giuridiche, per arrivare a una fusione, ma si tratta sempre di un percorso lungo che richiede la volontà delle popolazioni e delle istituzioni coinvolte. Il primo passo concreto per proporre una fusione è solitamente l’indizione di un referendum consultivo regionale, che chiede alla popolazione se è favorevole all’unione dei sei comuni in un unico ente. La legge italiana richiede, di norma, il raggiungimento di un quorum pari al 50% più uno degli aventi diritto al voto per rendere valida la consultazione. Raggiunto il quorum e ottenuta la maggioranza favorevole, il referendum non crea automaticamente il nuovo comune, ma consente alla Regione Campania di procedere con una legge regionale di istituzione dell’ente, in quanto le fusioni e le modifiche territoriali sono di competenza regionale secondo la Costituzione e il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL). Tuttavia, il problema attuale a Ischia è che nel primo tentativo del 2011 non si raggiunse il quorum, e senza un’affluenza sufficientemente alta il referendum non produce effetti concreti.
Un altro percorso prevede l’approvazione diretta di una legge regionale di fusione da parte del Consiglio Regionale. Le fusioni in Italia si concretizzano tramite una legge regionale, che può essere approvata non solo in seguito a un referendum, ma quasi sempre con un coinvolgimento della popolazione. Questo percorso può essere promosso attraverso proposte di legge presentate dai consiglieri regionali o dal Presidente della Regione, accordi o atti formali dei consigli comunali dei sei enti interessati e, talvolta, consultazioni popolari disciplinate dalla legge regionale. In passato sono state avviate in Regione Campania diverse proposte per la costituzione del Comune unico d’Ischia, ma nessuna è arrivata a una legge definitiva.
Ischia resta divisa in sei comuni, una frammentazione che persiste da decenni. L’idea di un Comune unico torna periodicamente nel dibattito politico e tra i cittadini.
Nel frattempo, finché non si realizza la fusione, i comuni possono collaborare attraverso unioni o convenzioni intercomunali, che permettono di gestire insieme servizi come urbanistica, rifiuti, trasporti o turismo. Questo non crea un unico comune, ma favorisce la cooperazione e può essere considerato una “prova tecnica” del funzionamento comune, utile per preparare il terreno a una futura fusione.
Un ulteriore incentivo per i comuni che scelgono di fondersi arriva dallo Stato italiano e da alcune Regioni, che prevedono contributi finanziari aggiuntivi per diversi anni rispetto ai trasferimenti ordinari, allo scopo di agevolare il processo e sostenere i bilanci e i servizi dei nuovi enti.
La gestione di servizi essenziali e la pianificazione del territorio soffrono della divisione in sei municipalità, rallentando interventi urgenti e progetti di sviluppo integrati.
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Perché la fusione abbia successo, sono necessari diversi elementi: un consenso popolare significativo, ottenuto con affluenze elevate ai referendum e campagne informative forti e condivise; un supporto istituzionale con sindaci e consigli comunali favorevoli e proposte chiare di riforma da parte della Regione; e vantaggi concreti per i cittadini, come piani economici e di servizi convincenti e garanzie sull’occupazione, sui servizi pubblici e sull’identità locale, ad esempio attraverso il mantenimento di municipi o deleghe locali.
Non si tratta di un’idea astratta: ci sono già casi concreti in Italia. A Pescara, Montesilvano e Spoltore, in Abruzzo, la fusione è avvenuta con referendum valido e legge regionale approvata. In Emilia-Romagna, Valsamoggia è nata dalla fusione di cinque comuni nel 2014, mentre Ventasso è il risultato dell’unione di quattro comuni, dimostrando che con la volontà popolare e il sostegno politico la creazione di un nuovo comune è possibile, anche se richiede un processo lungo e paziente.
In attesa della fusione, i comuni possono cooperare con unioni e convenzioni per gestire servizi condivisi e sperimentare un modello amministrativo comune. Ma c’è la volontà politica oppure ognuno cerca la propria visibilità come sindaco?
L’ipotesi dell’unione dei servizi, quindi di una cooperazione tra i comuni, non può e non deve rappresentare un punto di arrivo, ma soltanto una fase di transizione verso il Comune unico. La gestione associata di funzioni come urbanistica, rifiuti, trasporti e promozione turistica può costituire una “prova tecnica” utile a dimostrare l’efficienza di un coordinamento unitario, ma l’obiettivo finale deve essere la creazione di un unico ente amministrativo per l’intera Isola d’Ischia.
Oggi più che mai il Comune unico non è un’ipotesi astratta, ma una necessità strutturale. Le sfide economiche, ambientali e infrastrutturali che il territorio affronta richiedono una governance forte, coerente e unitaria. La frammentazione amministrativa rallenta le decisioni, moltiplica i costi e indebolisce il peso istituzionale dell’isola nei confronti della Regione e dello Stato.
Lo Stato e le Regioni prevedono incentivi economici pluriennali per i comuni che si fondono, sostenendo bilanci e servizi del nuovo ente.
Un unico Comune significherebbe maggiore capacità di programmazione, accesso più incisivo ai finanziamenti, pianificazione territoriale integrata e una visione strategica condivisa. Significherebbe anche superare campanilismi che oggi non rispecchiano più la realtà di un territorio che, nei fatti, funziona già come un sistema unico.
L’esempio di Pescara, Montesilvano e Spoltore e i casi di Valsamoggia e Ventasso dimostrano che il Comune Unico è possibile con volontà politica e partecipazione popolare.
Per queste ragioni, l’unione dei servizi deve essere considerata uno strumento, non il traguardo. Il traguardo è il Comune unico, ed è una scelta che oggi appare non solo opportuna, ma fortemente dovuta per garantire futuro, stabilità e sviluppo all’isola.







