CRONACAPRIMO PIANO

«Vi racconto la mia seconda vita»

Nell’ottobre 2014 l’ingegnere Giovanni Monti rimase vittima di un incidente stradale: rimase in coma quattro mesi prima di risvegliarsi e di iniziare un nuovo percorso che adesso racconta in un libro. Le sue toccanti considerazioni e riflessioni: « Questi dieci anni sono stati un lungo viaggio dentro me stesso, un modo per imparare ad apprezzare tutto ciò che prima davo forse per scontato»

La sua storia la ricordano in tanti, anche perché l’isola rimase con il fiato sospeso prima di apprendere una notizia quasi miracolosa. Giovanni Monti, ingegnere brillante, rimase vittima di un incidente nell’ottobre del 2014 in via Pannella, per circostanze mai chiarite. Finì in coma e la sua situazione era disperata poi l’1 marzo 2015 il risveglio. Da quel momento una vera e propria rinascita, l’inizio di una nuova vita, senza ricordare nulla di quel sinistro che la vita, purtroppo gliel’ha comunque decisamente cambiata. Un fatto di cronaca ancora oggi ricordato dalle nostre parti e l’evoluzione dell’uomo in questi dieci anni sarà raccontata in un libro scritto a quattro mani con Gianluca Castagna ed intitolato “L’altra faccia della medaglia”. Giovanni, a noi, ha raccontato della sua prima e della sua seconda vita.

L’altra faccia della medaglia è un titolo niente affatto casuale. Come si riassumono questi dieci anni?

“Mi fai una domanda complicatissima. Direi che questi dieci anni rappresentano una vera e propria rinascita. Nel 2014 ho avuto un incidente gravissimo: sono rimasto in coma per più di quattro mesi e mezzo. All’epoca non si sapeva se mi sarei mai risvegliato, eppure eccomi qui. Da allora, ogni giorno è stato una conquista, un percorso lento ma costante verso la riconquista della normalità.
È stato un decennio di miglioramento continuo, non solo dal punto di vista fisico e cognitivo, ma anche umano. Ho riscoperto il valore dell’amicizia, l’importanza della famiglia, il piacere della quotidianità. Ogni piccolo passo avanti è stato un tassello di un mosaico più grande: la mia nuova vita. In fondo, questi dieci anni sono stati un lungo viaggio dentro me stesso, un modo per imparare ad apprezzare tutto ciò che prima davo forse per scontato.”

«Non ho memoria del momento che ha segnato la fine della mia vita ‘precedente’. Ma proprio da quella mancanza di ricordi è nata una forza nuova, la voglia di affermare che ci sono ancora, che ho ancora tanto da dare»

Quanto è stato difficile raccontare una storia così complessa, partendo tra l’altro da un momento del quale tu ancora oggi ribadisci di non ricordare nulla?

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“È stato un percorso particolare, quasi surreale. In effetti, non ricordo nulla del giorno dell’incidente: è come se una parte della mia vita si fosse improvvisamente spenta. Non ho memoria del momento che ha segnato la fine della mia vita ‘precedente’. Ma proprio da quella mancanza di ricordi è nata una forza nuova, la voglia di affermare che ci sono ancora, che ho ancora tanto da dare. Scrivere e raccontare questa storia è stato un modo per dire al mondo, ma anche a me stesso, che la vita continua, e che vale sempre la pena impegnarsi per migliorarsi e per migliorare ciò che ci circonda. Il mio intento è, e resta, quello di crescere, di diventare una persona migliore e di trasmettere qualcosa di positivo”.

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Qual è adesso l’altra faccia della medaglia?

“L’altra faccia della medaglia è, appunto, questa nuova condizione. È vero, mi sono risvegliato dal coma, e questa è la parte luminosa della storia. Ma dall’altra parte ci sono le difficoltà quotidiane: oggi sono diversamente abile, non riesco più a camminare e mi muovo con una carrozzina. Tuttavia, nonostante questo, non mi sento prigioniero. Anzi, credo di aver trovato un nuovo equilibrio: ho imparato a guardare la vita da una prospettiva diversa, forse più profonda. L’altra faccia della medaglia è la consapevolezza che, anche nelle difficoltà, si può dare un senso pieno alla propria esistenza. Oggi voglio dimostrare, prima di tutto a me stesso, che si può continuare a fare, a creare, ad amare, anche se la vita è cambiata”.

A proposito di senso: un senso ce l’ha anche acquistare il libro, perché va ricordato che il ricavato sarà interamente devoluto…

“Sì, esatto. Tutto il ricavato della vendita del libro, il cento per cento, sarà devoluto all’associazione dei genitori di bambini autistici di Ischia. È una scelta che per me ha un valore profondo: non si tratta di un progetto con fini di lucro, ma di un gesto di solidarietà. Se questa mia esperienza può servire anche solo a migliorare la vita di qualcuno, allora avrò raggiunto un obiettivo importante. In fondo, il bene genera altro bene, e credo che restituire agli altri un po’ della fortuna di essere ancora qui sia il modo più giusto per ringraziare la vita”.

«Oggi non posso più fare tutto ciò che facevo prima, ma ho imparato a dare valore a ciò che conta davvero. Credo che la mia sfida più grande, e la mia ricchezza, sia quella di fare tesoro di ciò che mi è accaduto, per trasformarlo in qualcosa di utile agli altri»

Posso chiederti cos’è che ricordi con più piacere della tua vita precedente, e cosa invece ti affascina di più di quella attuale?

“Della mia vita di prima mi piaceva la libertà, la curiosità, il fatto di essere una persona poliedrica. Ho sempre amato mettermi in gioco, conoscere persone nuove, cambiare città: ho vissuto a Ischia, poi a Torino, infine a Bacoli. Ovunque andassi, trovavo amici, nuove esperienze, nuove opportunità. Oggi, invece, la vita mi affascina in un altro modo. Non posso più fare tutto ciò che facevo prima, ma ho imparato a dare valore a ciò che conta davvero. Credo che la mia sfida più grande, e allo stesso tempo la mia ricchezza, sia quella di fare tesoro di ciò che mi è accaduto, per trasformarlo in qualcosa di utile agli altri. Se posso portare un messaggio di speranza, di coraggio o semplicemente di fiducia, allora tutta questa esperienza, anche nelle sue difficoltà, avrà avuto un senso profondo”.

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