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Via Calosirto, le ruspe possono attendere: ma è alta tensione

Ieri mattina non è stata eseguita la demolizione dell’abitazione di Domenico De Siano: le condizioni di salute della coniuge hanno richiesto l’effettuazione di un tampone molecolare per scongiurare l’ipotesi Covid-19

Una mattinata, anzi una giornata trascorsa col fiato sospeso. Riuscendo in quella che era l’unica missione possibile, quella di evitare che le ruspe entrassero in azione. Ma comunque vissuta, al tirar delle somme, con la consapevolezza che probabilmente si è soltanto prolungata una estenuante agonia. Tra un uomo che non riesce a spiegarsi perché debba andare giù l’unica abitazione di proprietà peraltro costruita con i risparmi di una vita, una moglie allettata ed in condizioni di salute da monitorare specie di questi tempi (quando una bronchite non è mai soltanto una bronchite, almeno sulla carta) e una ragazzina che ha bisogno di essere seguita da un assistente sociale perché non riesce a capacitarsi che i ricordi d’infanzia possano essere cancellati di punto in bianco.

Si può riassumere così la vicenda che vede protagonista Domenico De Siano, soltanto omonimo del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia, e la sua abitazione di via Calosirto a Forio, al numero civico 61. All’esterno, una mattonella con la scritta “Casa Luisa”, il nome della figlia di Domenico al quale la casa è stata intitolata. Quella di ieri, dicevamo, non era una mattinata come tutte le altre. Alle 9 del mattino all’esterno dell’abitazione (e poco dopo al suo interno) hanno fatto capolino agenti e personale del commissariato di polizia di Ischia, chiamati a dirigere le operazioni, poi a ruota sarebbero giunti anche i vigili urbani di Forio e i carabinieri della locale Stazione. Puntuale come un orologio svizzero (e quando mai…) anche il direttore dei lavori della società incaricata di eseguire la demolizione del grazioso fabbricato, circondato da altre strutture simili molte delle quali probabilmente parimenti abusive e che però per una serie di circostanze (o storture) resteranno tranquillamente in piedi. Arrivano anche due furgoni di una ditta di traslochi: eh sì perché, udite udite, è tale e tanta la fretta di dover procedere alla demolizione che il sostituto procuratore Giovanni Cilenti ha disposto il prelievo di mobili e suppellettili ed il loro conferimento in discarica.

Sul posto ieri mattina polizia, vigili urbani, carabinieri, ditta di traslochi e direttore dei lavori della ditta incaricata: la Procura spinge per abbattere e chiede il test rapido per accelerare i tempi, ma l’avvocato Maria Grazia Di Scala si oppone e minaccia denunce

Domenico, il padrone di casa, ogni tanto fa capolino: ha l’aria dimessa, cerca di non tradire emozioni ma si vede lontano un miglio che è provato, e non potrebbe essere altrimenti. La prima a concedersi a telecamere e taccuini è la signora Maddalena, la cognata, che spiega come il suo congiunto “sia una persona amabile, affettuosa e benvoluta da tutti, che sta vivendo una tragedia immane”. Poi ricorda che a far scaturire il tutto ed ad innescare il contenzioso giudiziario che ha portato alla condanna penale ed alla sanzione accessoria della demolizione passata in giudicato, sia stato un vicino di casa. E c’è qualcuno che non esclude, e questo sarebbe davvero il colmo, che pure la sua abitazione non fosse in regola.

Ma questo, allo stato dell’arte, conta davvero poco e magari serve soltanto a rendere la pillola ancor più amara ed indigesta. Tra dentro e fuori, a battersi come un leone (professionalmente parlando) c’è anche l’avvocato Maria Grazia Di Scala, e poi qualche parente e amico di famiglia. Tutti allontanati dal viale privato dalle forze dell’ordine, che non consentono nemmeno agli operatori dell’informazione di poter seguire le operazioni sia pure all’esterno dell’abitazione. Il destino di “Casa Luisa” sembra segnato, anche perché non arrivano sviluppi né segnali di una possibile sospensione dell’abbattimento, che pure sarebbe auspicabile non fosse altro che per un presupposto, quello che andare a cercarsi un’altra abitazione in un momento come quello del covid e della zona rossa non è il massimo della vita. Così come lasciare senza casa una famiglia in un momento storico in cui si è obbligati a rimanere tra le mura domestiche per non infrangere le norme contenute in DPCM, decreti legge e chi più ne ha più ne metta. Ma anche queste sono le italiche storture che verosimilmente ci rendono unici al mondo.

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C’è anche la Chiesa, che non resta insensibile al problema. C’è don Beato Scotti che cerca di regalare una parola di conforto pur consapevole che l’impresa è di quelle titaniche, mentre l’amministratore apostolico della Diocesi di Ischia mons. Pietro Lagnese ha scritto una accorata lettera alla Procura (di cui riferiamo in altra parte del giornale). Ma c’è un problema, che si rivelerà determinante per evitare – almeno ieri – che le ruspe facciano capolino. La moglie di Domenico De Siano è a letto e dunque bisogna valutare il suo stato di salute, impossibile lasciarla in strada senza un tetto sulla testa. E così, accompagnato da una vettura della polizia locale del Comune di Forio, in via Calosirto arriva anche un altro dei personaggi e interpreti di questo film “drammatico”, ossia il medico legale. Che fa visita alla paziente e uscendo comunica agli astanti (alias forze dell’ordine) che il principio di bronchite lascia ipotizzare una sospetta positività al Covid-19. E allora fermi tutti, è chiaro che a quel punto nelle mura domestiche non entra più nessuno. C’è bisogno però a questo punto di riannodare i fili e serve che la signora sia sottoposta a tampone molecolare per accertare il reale stato clinico e stabilire successivamente il da farsi. L’intera mattinata però trascorre senza che nulla di particolarmente significativo accada fino a quando non si apprende che il tampone su Filomena Buono, la signora De Siano, sarà eseguito nella mattinata di oggi.

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Sembra la classica notizia da rompete le righe ma nel pomeriggio ecco che si accende la “miccia”: dalla Procura emerge la volontà ferrea di sottoporre a tampone antigenico (o test rapido, che dir si voglia) la signora Buono, una circostanza che manda su tutte le furie l’avvocato Maria Grazia Di Scala, che sostiene che questo tipo di esame non abbia alcuna validità (e infallibilità) scientifica e lamenta un sopruso inaccettabile soprattutto se si considera che il tampone molecolare è stato già fissato per il giorno successivo e non dopo chissà quale arco di tempo. La donna rifiuta il test rapido, a un certo punto sembra che si profili anche l’ipotesi di farla uscire in maniera coatta dall’abitazione. Maria Grazia Di Scala non ci sta e minaccia denunce nel caso uno scenario del genere vada a configurarsi, per tutelare quello che ritiene essere un sacrosanto diritto del suo assistito. La tensione sale e arriva alle stelle, ma per fortuna salgono anche le tenebre e le ostilità vengono rinviate a oggi. Ma siamo al muro contro muro, e così la giornata odierna e la situazione nel suo complesso non promette davvero niente di buono.

Foto Franco Trani

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