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“Villa Californiana”, è lottizzazione abusiva

Nuovo capitolo giudiziario per il maxi sequestro di Montegatto. A.M. è stato citato a giudizio e tra le contestazioni formulate dalla Procura compare anche la lottizzazione abusiva dell’area. Cinque complessivamente i capi d’imputazione per i quali dovrà comparire dinanzi al giudice

C’è una novità sostanziale nella vicenda giudiziaria della cosiddetta “villa californiana” di Montegatto, il complesso finito sotto sequestro a Barano dopo l’intervento dei Carabinieri, della Polizia Locale e dell’Ufficio Tecnico comunale. La Procura della Repubblica di Napoli ha disposto la citazione a giudizio di A.M. e nel capo d’imputazione relativo agli interventi urbanistici compare anche la contestazione della lottizzazione abusiva. È questo l’elemento nuovo che emerge dagli atti e che porta la vicenda oltre il quadro delineato al momento del sequestro. Secondo l’impostazione accusatoria, infatti, le opere realizzate nell’area di Montegatto, unite ad altre eseguite precedentemente sulla stessa proprietà e indicate come non prescritte, avrebbero determinato «una modifica strutturale della stessa così da realizzarne la lottizzazione abusiva». Una contestazione inserita nel primo dei cinque capi d’imputazione formulati nei confronti dell’imputato, che dovrà adesso comparire davanti al giudice monocratico del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia.

Il procedimento riguarda una vasta proprietà di oltre 12mila metri quadrati, individuata catastalmente attraverso diverse particelle. È qui che nei mesi scorsi si erano concentrati gli accertamenti delle forze dell’ordine e dei tecnici comunali, fino al sequestro preventivo dell’area. Nel nuovo atto della Procura vengono dettagliate alcune delle opere al centro dell’accusa. Si parla del completamento e della sistemazione esterna di un manufatto ad uso abitativo attraverso la realizzazione di aree pavimentate per complessivi circa 72 metri quadrati, di un terrazzino di circa 18 metri quadrati e di un muro di contenimento in pietra trachitica lungo circa 19,50 metri e alto sino a circa 4,30 metri. Contestata anche la realizzazione di un’ulteriore area pavimentata di circa 70 metri quadrati a servizio di un manufatto ad uso deposito. Un altro punto riguarda la viabilità interna della proprietà: secondo quanto riportato nel capo d’imputazione sarebbe stato ampliato il tracciato stradale sino a raggiungere una larghezza media di circa quattro metri, con pavimentazione integrale in pietra trachitica, realizzazione di muri di contenimento lungo il percorso e installazione di un cancello in ferro largo circa 3,80 metri e alto circa due. Ma è il passaggio successivo a rappresentare il cuore della nuova contestazione. Per la Procura tutte queste opere, considerate insieme a quelle realizzate in precedenza nella medesima area e ritenute non prescritte, avrebbero prodotto quella modifica strutturale della proprietà dalla quale viene fatta discendere l’ipotesi di lottizzazione abusiva.

Si amplia così il quadro della vicenda che aveva portato alla vasta operazione diventata pubblica la scorsa primavera. Gli accertamenti avevano acceso i riflettori su una delle zone paesaggisticamente più delicate del territorio di Barano, quella di Montegatto, conosciuta anche per il “Sentiero delle Baie”, percorso naturalistico immerso tra vigneti e vegetazione mediterranea. Il sopralluogo aveva restituito agli investigatori una situazione particolarmente articolata. Dal verbale di sequestro emerge una lunga ricostruzione delle trasformazioni che avrebbero interessato nel tempo la proprietà, con l’esame anche dei titoli edilizi e delle pratiche amministrative riguardanti i diversi manufatti. Gli operanti avevano passato in rassegna fabbricati, aree esterne, strade interne, muri, terrazzamenti, pergolati, tettoie e sistemazioni del terreno, confrontando lo stato dei luoghi con la documentazione acquisita presso gli uffici comunali. Nella ricostruzione iniziale dell’operazione si era parlato complessivamente di dieci manufatti, cinque dei quali ancora allo stato grezzo, oltre a circa sessanta metri lineari di muri di contenimento, terrazzamenti pavimentati, tettoie e pergolati. Erano stati rilevati anche sbancamenti, estrazioni di roccia e interventi sulla viabilità interna. Un insieme di opere distribuite su una proprietà di circa 12mila metri quadrati che aveva fatto coniare agli stessi operanti l’immagine di una sorta di “villa californiana” realizzata nel cuore di una zona sottoposta a tutela. Il verbale dà conto anche di una storia urbanistica complessa, con pratiche e provvedimenti risalenti nel tempo e diversi manufatti sottoposti a verifica. Al termine degli accertamenti, la Polizia Giudiziaria aveva ritenuto che gli interventi riscontrati avessero inciso sull’assetto morfologico del sito e sul contesto paesaggistico, procedendo quindi al sequestro preventivo dell’intero fondo.

Il provvedimento venne successivamente sottoposto al vaglio del giudice per le indagini preliminari. Nell’ordinanza di convalida si evidenziava come le opere apparissero eseguite in difformità dal titolo abilitativo alla realizzazione e inserite in un’area sottoposta a vincoli. Il giudice ritenne sussistente anche il pericolo che la libera disponibilità del bene potesse determinare un ulteriore aggravamento delle conseguenze delle opere, disponendo il sequestro preventivo delle particelle interessate. Adesso il procedimento compie un ulteriore passo. Sono cinque i capi d’imputazione indicati nel decreto di citazione. Oltre alle violazioni urbanistiche e alla contestata lottizzazione abusiva, vengono contestate opere eseguite senza la preventiva autorizzazione sismica e lavori che, secondo l’accusa, sarebbero stati realizzati senza la prescritta autorizzazione prevista dalla normativa a tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. Un altro capo riguarda il presunto danneggiamento, attraverso più azioni ricondotte a un medesimo disegno, determinato dalla realizzazione delle opere edilizie abusive in assenza di titolo abilitativo. Secondo la formulazione della Procura, gli interventi avrebbero provocato «il deterioramento e la trasformazione dello stato dei luoghi», incidendo sull’assetto morfologico e funzionale dell’area e alterando le caratteristiche originarie del suolo e delle pertinenze. La quinta contestazione riguarda invece l’ipotesi prevista dall’articolo 518-duodecies del codice penale. Anche in questo caso la Procura fa riferimento alla realizzazione delle opere in area sottoposta a vincolo paesaggistico e alla conseguente trasformazione non autorizzata del territorio, che avrebbe compromesso l’integrità e la percezione del contesto ambientale. Nel procedimento viene individuato quale persona offesa il sindaco pro tempore del Comune di Barano d’Ischia. La documentazione acquisita dalla Procura comprende, tra le fonti di prova indicate nel decreto, gli atti dei Carabinieri della Stazione di Barano d’Ischia e l’accertamento tecnico redatto dall’Ufficio Tecnico comunale con la successiva integrazione. Saranno questi elementi, insieme agli altri atti raccolti nel corso delle indagini, a confluire nella fase processuale.

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