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Villa Mercede, l’Asl non ci sta: Non licenziamo nessuno, i tagli dettati dai numeri

L’azienda sanitaria locale guidata da D’Amore spiega di non essere il datore di lavoro degli operatori della RSA e motiva la riduzione di posti letto e la soppressione del centro diurno con le statistiche sui tassi di occupazione

La situazione, è vero, non è delle più allegre. Una struttura rischia di essere smantellata, diverse persone vedono il proprio posto di lavoro appeso a un filo, ma in un infinito balletto di responsabilità è ancora evidentemente il caso di fare dei distinguo.

E così dopo la manifestazione di protesta in difesa di Villa Mercede e dei suoi dipendenti, arriva nel “day after” la replica dell’Asl Na 2 Nord, attraverso un comunicato stampa in cui si professa senza “se” e senza “ma” la propria innocenza verso quanto sta accadendo. E potrebbe, inutile dirlo, concretizzarsi a breve. Nella nota ufficiale si esordisce in maniera chiara: “In merito a quanto emerso sulle testate giornalistiche isolane nelle ultime ore, l’Azienda Sanitaria ritiene opportuno fare delle precisazioni per rispondere con dati e fatti a speculazioni di vario genere che paiono non essere di nessuna utilità per la tutela dei bisogni di salute dei cittadini e per le garanzie dei lavoratori dell’isola. Come già detto, l’ASL Napoli 2 Nord non licenzia nessuno, né potrebbe farlo in quanto l’Azienda Sanitaria non è il datore di lavoro degli operatori della RSA Villa Mercede. L’ASL, al fine di tutelare gli attuali operatori della RSA, nel capitolato della gara ha posto il vincolo per il futuro vincitore di garantire il passaggio di cantiere dei lavoratori. All’art.16 del capitolato, infatti, la Clausola Sociale riporta: ‘l’obbligo per la cooperativa/società aggiudicataria di assorbire ed utilizzare prioritariamente nell’espletamento del servizio, qualora disponibili, i lavoratori che vi erano già adibiti quali soci lavoratori o dipendenti del precedente gestore, a condizione che il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa scelta dal subentrante’. Tale clausola è la massima tutela che l’Azienda può garantire ai lavoratori della cooperativa, nell’ambito di quanto previsto dalla legge”.

Fin qui la precisazione fornita dall’azienda sanitaria che vede nei panni di direttore generale Antonio D’Amore ma per la verità va anche rimarcato – almeno per quanto ci riguarda (come testata locale ci piace mettere i puntini sulle “i”) che questo giornale ha sempre scritto e sottolineato relativamente al pericolo che 42 lavoratori potessero trovarsi disoccupati. A noi, in tutta onestà, che questo succeda perché a licenziarsi sia l’Asl piuttosto che una cooperativa, capirete che importa decisamente poco, e lo stesso crediamo valga pure per i diretti interessati. Piuttosto, il problema va risolto, in un modo o nell’altro, questo è il comunicato che ci piacerebbe giungesse nelle redazioni locali, a prescindere da chi sia il mittente. C’è poi un secondo passaggio, parimenti significativo, nel quale la stessa ASL rivendica – numeri alla mano – la bontà di alcune scelte. Nel comunicato si legge che “la RSA Villa Mercede di Serrara Fontana ha un setting assistenziale articolato per 29 posti residenziali e 20 posti per il centro diurno. A seguito di relazioni delle Direzioni Sanitarie di presidio è emerso che al 31/12/2017 i tassi di occupazione registrati storicamente su più annualità erano mediamente per l’attività residenziale di 13 posti letto (su 29 disponibili), mentre per il centro diurno l’occupazione annua era in media di 3 pazienti (sui 20 disponibili).  Alla luce dei dati storici di attività l’ASL Napoli 2 Nord, nel redigere il capitolato per la nuova gara di individuazione di un fornitore, ha rimodulato l’attività residenziale su 20 posti letto e disattivato il centro diurno, al fine di rispondere pienamente ai bisogni assistenziali ed evitare di pagare dei servizi sanitari solo scarsamente utilizzati”. Insomma, in periodi di spending review un modo “matematico” per far capire che stringere la cinghia non creerà comunque problemi. Inutile spiegarvi cosa ne pensano dall’altra parte della barricata, i moti di piazza (e non solo) degli ultimi tempi sono a riguardo abbastanza espliciti.

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