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«Villa Mercede non si tocca», il grido dei lavoratori della RSA di Fontana

Ieri mattina, i lavoratori della RSA per anziani di Serrara Fontana,insieme alle associazioni e ai rappresentanti istituzionali hanno marciato in un simbolico corteo di protesta per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati e il mantenimento del Centro diurno

Giustizia e dignità. Fatti concreti e non più solo promesse.  Basta al continuo rimpallo di responsabilità che da mesi lascia 42 lavoratori vittime e prigionieri di una mala gestio  della sanità che ancora una volta  cancella i diritti fondamentali dei cittadini. Lo hanno chiesto a gran voce i lavoratori di Villa Mercede che sono tornati nuovamente in piazza a protestare.  Dopo i sit- in di protesta delle scorse settimane, i dipendenti della RSA per anziani di Serrara Fontana ieri mattina si sono radunati dinanzi alla struttura in questione  per far sentire con forza ancora una volta  il proprio dissenso verso una situazione che sta gettando sempre più nel  baratro quanti quotidianamente svolgono con dedizione il proprio lavoro seppure in condizioni non ottimali. 

Da cinque mesi, infatti, i dipendenti di Villa Mercede non percepiscono alcuno stipendio a causa di una diatriba – se così potremmo definirla – interna tra Asl Napoli2 Nord e la Civitas, la cooperativa che ha in appalto i servizi erogati dalla struttura per anziani di Fontana e  che  nelle ultime settimane si è ancora di più acuita  dopo la comunicazione da parte dell’Azienda sanitaria napoletana della chiusura definitiva del Centro Diurno di Villa Mrcede,le cui attività, in base ad alcuni dati raccolti dai vertici Asl,sarebbero state ritenute non più indispensabili per il territorio isolano. Un bel pastrocchio, insomma, di quelli  a cui purtroppo la sanità isolana non è certo nuova e del quale a farne le spese, ancora una volta, sono i lavoratori della RSA fontanese che ora rischiano anche di essere licenziati proprio a causa della sospensione delle attività semiresidenziali di Villa Mercede.

IL GRIDO DI DOLORE DEI DIPENDENTI: «NON CE LA FACCIAMO PIU’»

La situazione sempre più insostenibile ha quindi spinto i dipendenti della struttura per anziani, a dire basta una volta per tutte, nelle scorse ore, a tutte le scelleratezze di cui sono state vittime in questi mesi.  E con loro anche le associazioni isolane di categoria- UILDM, Libera, Croce Rosa, Genitori Autismo, sono scese in piazza  per rivendicare il diritto degli ischitani ad una RSA di qualità, con l’appello congiunto per il mantenimento dei posti letto, di  tutti i livelli occupazionali  e il pagamento ai dipendenti di Villa Mercede degli stipendi arretrati.

«Non ce la facciamo più – hanno protestato a gran voce i lavoratori radunatisi nella piazzetta di Fontana  di buon mattino con  slogan,  megafoni e perfino fumogeni  a  testimonianza del loro disagio- sono mesi che non facciamo altro che contrarre debiti. Siamo stanchi di questo tira e molla. Veniamo tutti i giorni a lavorare e vogliamo gli stipendi che  ci spettano. Non chiediamo l’elemosina, ma solo il rispetto della nostra dignità».  «A fine mese – ha raccontato ai presenti  una mamma lavoratrice presso Villa Mercede- devo andare a vedere a Milano il saggio di mia figlia  che si diploma all’accademia di danza.  Ho dovuto chiedere i soldi in prestito ad un’amica che ha un agenzia di viaggio. Ho il diritto di poter andare da mia figlia e festeggiare con lei questo traguardo ma mi stanno togliendo anche  questo diritto. Non ne possiamo più».  «Stanno distruggendo la sanità isolana – ha protestato ancora qualcun altro tra la folla –  se non sanno gestire le cose, che si stessero a casa. Vogliamo giustizia!».

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C’E’ ANCHE LAGNESE, GIOSI ASSICURA: «LAVOREREMO PER TROVARE LA SOLUZIONE»

Tra  i  presenti – pochi in verità, rispetto a quanto era auspicabile – anche il Vescovo di Ischia Pietro Lagnese , accorso ancora una volta per dare sostegno e supporto alla causa degli operatori di Villa Mercede, Il consigliere regionale del M5S, Gennaro Saiello, e il rieletto europarlamentare Giosi Ferrandino che ha assicurato ai presenti la propria volontà di attivarsi nell’immediato  per la risoluzione della problematica.  «utta questa situazione- ha detto Giosi – è moralmente inaccettabile. È intollerabile che ancora una volta a pagarne le spese, siano le persone più deboli come i pazienti della struttura e i lavoratori.  Anni fa abbiamo inaugurato con orgoglio la struttura di Villa Mercede in un clima di festa. Un clima che  purtroppo oggi non c’è più.  Già da questo pomeriggio mi metterò in contatto con  le istituzioni regionali competenti per  cercare di risolvere la situazione».  Al sposare la causa di Villa Mercede anche il sindaco di Serrara Fontana Rosario Caruso che  durante il sit in ha  annunciato di aver avuto un breve colloquio telefonico con il dirigente dell’Asl Napoli2 Nord Antonio D’Amore, il quale si sarebbe reso disponibile ad  un nuovo confronto con tutte le parti in causa, ma tuttavia avrebbe anche ribadito e riconfermato la sospensione definitiva delle attività  del centro diurno.

Lo stesso D’Amore, infatti,  avrebbe spiegato che il taglio di determinati servizi nella RSA per anziani sarebbe stato frutto anche di un’analisi statistica portata avanti dall’azienda sanitaria napoletana sugli ultimi 4 anni delle prestazioni erogate dalla struttura di Fontana. «Bisognerà capire – ha commentato il primo cittadino di Serrara Fontana – se effettivamente le esigenze del territorio sono state tenute in considerazione oppure no.  E in tal caso chiedere una rettifica del bando.  Quello che possiamo è portare in un tavolo istituzionale l’Asl e chiederle di prendersi le  responsabilità  di quanto sta accadendo a Villa Mercede. Villa Mercede è nata come residenza per anziani e ha tutte le caratteristiche per funzionare in modo efficiente»

LA RABBIA DELLA BARBIERI: «IL CIBO E LE BOLLETTE NON SI PAGANO CON L’ARIA»

Dopo  il momento di confronto nella piazzetta di Fontana, i manifestanti hanno poi marciato verso il municipio di Serrara facendo sventolare in alto i propri striscioni  e bloccando in segno di protesta, la circolazione stradale.  Giunti a Serrara, una delegazione di lavoratori, insieme al CUdas, e ai rappresentanti istituzionali si è chiusa nel municipio del Comune montano per chiedere,  come già preannunciato anche dallo stesso sindaco Caruso, un tavolo di confronto tra tutte le parti in causa nella vicenda alla presenza del  Prefetto di Napoli.  E’ stata così formalizzata una richiesta, tramite una nota sottoscritta dal primo cittadino di Serrara Fontana, per conto anche degli altri cinque sindaci dell’isola, di una convocazione in Prefettura per un summit  decisivo sulla spinosa vicenda di villa Mercede che possa scongiurare sia la chiusura del centro diurno sia dare risposte concrete sugli stipendi non ancora pagati. Un incontro questo che dovrebbe tenersi già nei prossimi giorni e  a seguito del quale, qualora questo non dovesse sortire alcune effetto, porterà sindacati e lavoratori ad intraprendere nuove e ancora più forti azioni di protesta.

«Noi non vogliamo una convocazione sterile- hanno dichiarato i sindacati – si mettano in testa che non basterà una nota con tre righe per farci stare fermi. L’incontro in prefettura dovrà essere risolutivo questa volta, altrimenti ci incateneremo  fuori alla sede della Prefettura. Non molleremo la presa su questa vertenza». «Se non accadrà nulla – ha  aggiunto. Maria Grazia Barbieri, dipendente di Villa Mercede –  e non avremo risposte concrete nemmeno dopo il prossimo summit, farò, insieme a quanti altri si vorranno unire in questa battaglia, nuovamente lo sciopero della fame. Siamo stanchi delle promesse. Il cibo e le bollette non si pagano con l’aria. Ormai non abbiamo nemmeno più lacrime da piangere. Ci hanno tolto anche quelle».

Foto Franco Trani

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