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VinArch 2016, a Villa Arbusto paesaggi e architetture del vino

Foto secondaria (foto Giovanni Genova)Gianluca Castagna | Lacco Ameno – “E’ gradevole bere dalla coppa di Nestore…ma chi da questa coppa beve, sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”.
Un graffito di tre righe, inciso su un piccolo vaso, skiphos, come lo chiamano gli archeologi, il reperto più importante della necropoli di Pithecusa rinvenuto dall’archeologo tedesco Giorgio Buchner, per consegnare all’immortalità il legame millenario che unisce l’isola d’Ischia alla coltivazione della vite. Una storia antichissima all’interno della quale si sono avvicendati uomini, tecniche ed esperienze, mutando in maniera profondissima la vita economica, culturale e ambientale dell’isola più estesa del golfo di Napoli.
Una serata dedicata al vino, al paesaggio, all’architettura. Quale ambientazione migliore se non Villa Arbusto, a Lacco Ameno, sede del Museo archeologico Pithecusae, per la IV edizione di VinArch, nell’ambito di “Torri in festa, Torri in luce”?
Oggi, che l’agricoltura costituisce per gli architetti un modello di riferimento etico e culturale, uno schema per ripensare in modo ecosostenibile nuove forme di costruzione del territorio, i paesaggi vitivinicoli indicano una possibile via di modificazione dell’ambiente in sintonia con la preesistenza natura. Anche se poi non c’è nulla di più “artificiale” dei paesaggi vitivinicoli di montagna o di pendenza. E tuttavia il paesaggio ischitano meno compromesso, con la sua trama e i suoi colori, i muri a secco e i terrazzamenti che si susseguono con ritmiche diverse, su dislivelli più o meno accentuati, sempre per ricavare terreno coltivabile, non solo raccontano la mutazione, passata e presente, di un territorio, ma restituiscono la percezione stessa del grande “tema” del vino.
Per l’enologo e imprenditore Andrea d’Ambra, tra i primi relatori dell’incontro «un lavoro eroico. Perché agiamo in un contesto attuale molto difficile, dove il ritorno economico è relativo. In sede comunitaria la viticoltura in aree con forte pendenza non viene tenuta in gran conto, i finanziamenti (se va bene al 40%) vengono erogati col contagocce (solo 71 nella provincia di Napoli nell’ultimo anno), e bisogna fare i conti con il dramma dell’abbandono dei terreni, anche se negli ultimi anni si registra un’inversione di tendenza che riguarda soprattutto aree abbandonate da almeno un trentennio».

L'enologo ischitano Andrea D'Ambra (foto terza)Qualche dato. L’isola d’Ischia copre una superficie totale di 4500 ettari. La terza, tra le piccole isole, dopo l’Elba e Pantelleria. Un tempo la superficie coltivata a vite era di 2500 ettari di terreno. Un mare di vino. Oggi sono solo 300 ettari, di cui 120 producono vino a denominazione d’origine controllata. «Le ragioni sono molteplici – spiega D’Ambra – l’invecchiamento della manodopera, la parcellizzazione dei fondi, per questioni ereditarie, sacrifici enormi che bisogna fare. Ritengo, ad esempio, che l’uva debba valere, a Ischia, almeno 3 euro al kilo, mentre mediamente viene pagata 1 euro. L’obiettivo pertanto è innalzare il livello qualitativo e, di conseguenza, il prezzo». «I terreni coltivati a vite vanno salvaguardati – continua l’enologo – è nostro dovere conservarli per tutto ciò che rappresentano e per consegnarli ai posteri».

L’Unesco si sta interessando alle aree vinicole, considerandole oggi dei veri e propri monumenti storici. Terreni fortemente ritoccati dall’uomo che piacciono molto anche agli architetti. Francia, Austria, Valle d’Aosta, Piemonte, Alto Adige: esempi ed espressioni della possibile convivenza tra paesaggio naturale e paesaggio antropico. Un’armonia importante anche in chiave turistica.
«Abbiamo un enorme vantaggio: in tutte queste isole, il turismo, che spesso è entrato in conflitto con l’agricoltura, può diventare il grande comunicatore del vino. Lo è stato in passato, grazie ai personaggi celebri che arrivavano qui grazie ad Angelo Rizzoli, o a Luchino Visconti che progettava l’etichetta di Casa d’Ambra e promuoveva i grandi vini ischitani come il Biancolella. La mia soddisfazione è che finalmente, dopo tanti anni, il Marchio Ischia non riguardi più solo le terme, ma anche il vino, come avvenuto recentemente anche in appuntamenti importanti all’estero, dove abbiamo festeggiato i 50 anni di Ischia D.O.C, la prima in Campania. Un riconoscimento che esalta le straordinarie abilità fisiche e intellettuali di tanti lavoratori custodi di un patrimonio millenario».
IMG_8351Le vigne rappresentano non solo spazi di produzione, ma accolgono visitatori, offrono occasioni di degustazione e di educazione enologica. Si registra così, quasi dappertutto, un incremento del turismo del vino che si muove nella ricerca di ambienti inseriti nel paesaggio e di strutture in grado di rispondere e valorizzare – soprattutto raccontare – la vocazione dei luoghi. Cercando di stravolgerli il meno possibile. «Sono stato il primo a montare una monorotaia a Ischia, all’epoca fui oggetto perfino di una interrogazione parlamentare – ricorda Andrea D’Ambra – oggi la faccio usare anche ai proprietari delle vigne vicine, per scongiurarne l’abbandono. Un percorso lungo centinaia di metri senza l’impiego di una sola goccia di cemento. Tutto ecocompatibile e rimovibile dall’oggi al domani. Con un enorme risparmio in termini di ore di lavoro».
La serata è proseguita con gli interventi dell’avv. Benedetto Migliaccio, proprietario della tenuta dei Mille Anni a Serrara e neopresidente dell’Associazione Culturale “L’isola delle Torri”, del Prof. Luigi Ramazzotti e degli architetti Domenico Tirendi e Marina Fumo, i quali si sono soffermati sul ruolo e funzione delle osservazioni fortificate a difesa dell’isola e della costa sorrentina.
A seguire, Tholos del Vino: 7 calici per 7 cantine, momento di degustazione con le principale aziende vitivinicole isolane (Crateca, D’Ambra, Impagliazzo, Mazzella, Muratori, Pietratorcia, Tommasone) e Show Cooking dello Chef stellato Nino Di Costanzo.

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