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CULTURA & SOCIETA'

Vincenzo Cenatiempo, una vita vissuta

Il ricorso di una figura che ha davvero lasciato un ricordo davvero indelebile nella comunità isolana

DI PASQUALE BALESTRIERE

Paràfraso Neruda, per dire di Vincenzo Cenatiempo, uomo che ha veramente vissuto. Dove l‘avverbio “veramente” significa profondamente e intensamente. Docente. Preside. Consigliere, assessore e sindaco del Comune di Barano. Aveva studiato in Seminario (una volta chi era seriamente intenzionato ad acculturarsi passava di lì) ed ebbe tra i docenti quel don Ciro Scotti che fu autore di una pubblicazione,“Omero e l’isola d’Ischia”, molto apprezzata ai suoi tempi, e che mia madre ricordava come esempio di zelante apostolato e come figura di ottimo sacerdote. Vincenzo si laureò in Lettere e insegnò nella Suola Media, poi al Liceo classico”Giovanni Scotti”. Diventato Preside, svolse la sua funzione prima nella Scuola Media di Barano, poi in quella di Ischia. Contemporaneamente si dedicò all’attività politica che lo vide impegnato, già dall’immediato dopoguerra, tra le fila della Democrazia Cristiana. Complessivamente il prof. Cenatiempo è stato impegnato nell’attività politica a livello comunale per oltre un quarantennio, sicché si può ben dire che abbia diviso il suo tempo tra la scuola e la politica, da lui vissute – l’una e l’altra – con spirito di servizio e in forma di missione. D’altronde per lui, cattolico praticante, era cosa più che auspicabile l’impegno dei cattolici in politica, dai quali il suo spirito etico-religioso si attendeva risultati sicuramente probanti. Padre affettuoso, ha trasportato nella scuola tale predisposizione d’animo, manifestandola nei confronti di insegnanti ed alunni. Un vero e proprio valore aggiunto, specialmente ove si considerino le trasformazioni in atto nella scuola odierna, sempre più senz’anima e oltremodo burocratizzata, dove i rapporti interpersonali -in particolare con gli alunni- sono ridotti al lumicino.

Amava la cultura classica il prof. Vincenzo Cenatiempo: e dei classici ammirava in particolare la capacità di esprimere ordinatamente il pensiero, con quella pulizia morfologico-sintattica e con quella nettezza mentale che poi è lo specchio di una interiorità ricca e profonda; ne amava il senso della misura, che sfociava in un sereno equilibrio, magari quello dell’est modus in rebus oraziano; e quell’humanitas, nel senso più ampio e variegato del termine, che dal mondo antico ci deriva e che ci dà miglior contezza della vita, predisponendoci a scelte e suggerendo soluzioni.

Voglio chiudere questo ricordo con un dato personale. Fino a un po’ di anni fa, mi capitava di incontrarlo spesso. Scambiavamo qualche parola, a volte su argomenti culturali. E lui, oltre a mostrare grande competenza del mondo antico greco e latino e passione per la letteratura italiana, sempre ha avuto espressioni gentili, generose, encomiastiche nei miei confronti, sia che avessi vinto un premio letterario, sia che avesse letto una mia poesia o un mio scritto da qualsiasi parte pubblicato. Gli sarò sempre grato..

La morte si è portato via un uomo di valore. Che molto ha dato.

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