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Vincenzo Di Meglio: «A Barano il 42% degli elettori non ha votato: è patologico»

Nove giorni fa Barano ha eletto il suo nuovo governo. Dionigi Gaudioso ha raccolto 3727 voti contro i 2119 di Clotilde Di Meglio: 1608 voti di differenza che sono un solco enorme scavato dagli elettori tra i due schieramenti. E’, però, l’assenteismo il dato allarmante che fa riflettere. Il 10% in più rispetto a cinque anni fa ha deciso di non recarsi alle urne. Parte da qui la riflessione di Vincenzo Di Meglio, l’oncologo ex Consigliere Comunale di metà Anni ’90.

«Nel 2012 l’affluenza alle urne fu del 68,89%, nel 2017 essa si è ridotta al 58,38%. Il 42 % degli elettori non ha votato – puntualizza il dottore Di Meglio – Un’analisi sulle cause del fenomeno del non voto – comune a molte democrazie ma che a Barano ha raggiunto percentuali patologiche – sarebbe lunghissima.… Nel caso specifico temo che la non partecipazione sia semplicemente e prevalentemente espressione di stato d’animo di depressione e di impotenza: troppo forti i poteri dominanti e si è ritenuto che, comunque si votasse, il voto non sarebbe servito a modificare la realtà. Perché votare se i vincenti di ieri saranno i vincenti di oggi, se il futuro è stato già scritto, se il domani sarà verosimilmente eguale al presente e al passato? Assenteismo e il non-impegno divenuti, da scelta singola, costume pervasivo che aggrega a sé, contagia e fa proseliti. Uno stato d’animo diffuso che divora e vanifica energie costruttive; favorisce le consorterie, spegne le energie emergenti e penalizza le possibilità di cambiamento. Un cancro diffusivo che si acconcia a subire come inevitabili gioghi e sopraffazioni e soprattutto distrugge speranze.

Ciò vuol dire che come popolo non abbiamo più speranza, e nemmeno un futuro? Credo – spiega l’ex Consigliere Comunale – , invece, che bisogni non stancarsi di essere diversi e iniziare finalmente a combattere in modo diverso se vogliamo continuare a far sopravvivere la speranza che il nostro paese possa avere un futuro migliore. L’opera di risanamento richiede un lavoro continuo e determinato e di lungo periodo… un lavoro che riscopra e riaffermi il controllo della minoranza sulla maggioranza, che soprattutto informi e coinvolga la cittadinanza. Nell’era digitale, attraverso l’informatica e il Web, è possibile in pochi minuti portare a conoscenza di un’ampia platea decisioni e atti amministrativi, chiamando gli amministratori a rendere conto soprattutto al paese delle scelte e dell’uso delle risorse pubbliche.

Per sconfiggere l’assenteismo e la non partecipazione – conclude Vincenzo Di Meglio – il primo vero cambiamento che le minoranze dovranno realizzare su se stesse è metodologico: organizzarsi e attrezzarsi per promuovere la cultura del governo osservato e controllato che si traduca in una convergenza tra consiglieri di minoranza e cittadini attivi (i “civil servants”) in un programma di informazione anche sugli strumenti normativi previsti dagli ordinamenti vigenti per esercitare un efficace controllo sull’operato delle Amministrazioni (come, ad esempio, l’accesso civico). Per poter cambiare il paese occorre cambiare anche noi stessi».

Luigi Balestriere

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