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Violazione di sigilli, assolto per particolare tenuità del fatto

Prosciolto per la particolare tenuità del fatto. È questo il risultato ottenuto dall’avvocato Michelangelo Morgera, all’esito dell’udienza dello scorso venerdì, a vantaggio del proprio assistito. Il risultato del processo costituisce un significativo precedente di natura giurisprudenziale, in un particolare tipo di reati, quelli relativi alla violazione dei sigilli. Ma andiamo con ordine. Circa tre anni fa un noto imprenditore foriano si era visto apporre i sigilli alla propria attività, un bar la cui superficie utile è pari a quasi 110 metri quadri, per una serie di infrazioni di tipo edilizio e paesaggistico.  Il sequestro era stato operato dall’ufficio Vigilanza edilizia della Polizia locale del Comune di Forio, a cui la legge impone di curare che le cose e le tracce pertinenti al reato siano conservate e che lo stato delle cose e dei luoghi non venga mutato prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Proprio per impedire che la libera disponibilità del locale potesse favorire ulteriori illeciti utilizzi, “aggravando o protraendo il reato e dovendo quindi comprovare l’avvenuta commissione del reato” ed evitare che venisse portato a ulteriori conseguenze, la polizia municipale applicò i sigilli alla struttura.  La custodia giudiziaria dell’immobile venne affidata allo stesso imprenditore che, avvertito dell’obbligo di conservare le cose sequestrate e di consentirne l’esame a ogni richiesta dell’autorità giudiziaria, e avvertito circa le conseguenze penali cui sarebbe andato incontro in caso di violazione degli obblighi di custodia, se ne assunse la relativa responsabilità.

Tuttavia, in un momento successivo il titolare aveva violato i sigilli, come avevano poi attestato gli stessi vigili urbani, i quali rilevarono che il locale non era sgombero da cose come risultava dal primo verbale di notifica, ma anzi la superficie del bar era completamente occupata con le normali suppellettili di arredamento: tavolini, sedie, elettrodomestici in funzione, cestini dei rifiuti utilizzati e alimenti freschi sul bancone del bar in funzione, cestini dei rifiuti utilizzati e alimenti freschi sul bancone del bar. L’inosservanza del sequestro aveva fatto scattare la contestazione del reato previsto dall’articolo 349 del codice penale, quello di violazione dei sigilli, normalmente punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, ma che in caso di reato commesso da colui che ha il bene in custodia (secondo comma), vede innalzarsi la pena da tre a cinque anni, senza contare la multa relativa. Una sanzione piuttosto pesante, che tuttavia l’avvocato Morgera è riuscito a evitare fino a ottenere dal Tribunale una pronuncia di proscioglimento. Il risultato è tanto più significativo ove si pensi che la contestazione di violazione dei sigilli era appunto aggravata dalla commissione operata dallo stesso custode. Tuttavia, la strategia difensiva messa in campo dal noto penalista foriano è risultata vincente. Durante la discussione finale delle parti, l’avvocato Michelangelo Morgera ha illustrato al giudice la possibilità di applicare l’articolo 131 bis del codice penale, la cui rubrica consiste nell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

In altre parole, il reato in questione sarebbe di ben poco conto, consistendo di fatto in nient’altro che nell’arredamento del locale con le consuete suppellettili caratteristiche di un bar. Quindi nessuna costruzione permanente, nessuna opera che abbia stravolto i luoghi, la natura o l’identità del bene. L’articolo invocato dalla difesa stabilisce che nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità è esclusa quando per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. Nel caso in questione, come ha spiegato l’avvocato Morgera, non vi sono stati danni né pericoli: la sistemazione di alcune sedie o qualche tavolino non ha alterato né messo a rischio alcunché, e una pena detentiva come quella ipotizzata dall’accusa sarebbe sembrata del tutto sproporzionata oltre che esagerata. Il giudice Capuano ha accolto la prospettazione dei fatti esposta dalla difesa, e a fine udienza nella lettura del dispositivo ha pronunciato il responso, che ha completamente mandato assolto l’imprenditore foriano. Al di là del caso particolare, come si diceva in apertura, la decisione potrà costituire un importante precedente laddove la motivazione della “particolare tenuità” del fatto commesso è stata applicata anche a un reato con l’aggravante: potrà, come si dice in gergo giuridico, “fare giurisprudenza”.

Francesco Ferrandino

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