CRONACAPRIMO PIANO

Violenza sessuale al Testaccio, confermata la condanna in Appello

La V Sezione penale ha inflitto (così come già accaduto nel processo di primo grado) una pena di sei anni di reclusione al 21enne rumeno Claudiu Balika che il 21 settembre dello scorso anno, in compagnia di un suo amico minorenne, tentò di stuprare una ragazza sulle scale di via Pendio del Gelso

Una sentenza di secondo grado che arriva a meno di sei mesi di stanza dal primo processo e che lascia inalterato il verdetto che fu pronunciato lo scorso 24 giugno dal Tribunale di Napoli. La V Sezione Penale della Corte d’Appello di Napoli, presieduta dal dottor Rovida, ha infatti confermato la condanna a sei anni di reclusioni nei confronti di Claudiu Balika, il 21enne rumeno che il 21 settembre dello scorso anno – in compagnia di un suo amico minorenne – tentò di stuprare una ragazza sulle scale di via Pendio del Gelso, una strada ubicata tra Testaccio e Barano, e non riuscendo nel suo intento soltanto grazie alla prontezza di riflessi ed alla prontezza di colei che era la vittima designata. Il processo di Appello, di fatti, non ha mutato alcunché relativamente a quello che era l’impianto accusatorio a carico dell’imputato già emerso in primo grado: la conseguenza è stata che i giudici hanno accolto in toto sia la richiesta del sostituto procuratore dott.ssa Gargiulo che quella della vittima, costituitasi parte civile nel procedimento penale e rappresentata dall’avvocato Antonio De Girolamo. Per la cronaca il Balika (che venne tratto in arresto praticamente nell’immediatezza dei fatti dai carabinieri della Stazione di Barano ed è tuttora ristretto nel carcere napoletano di Poggioreale) è stato anche condannato al risarcimento dei danni alla persona offesa nonché al pagamento di una provvisionale e delle spese di giudizio.

L’imputato è stato anche condannato al risarcimento dei danni alla persona offesa (costituitasi parte civile e rappresentata dall’avvocato Antonio De Girolamo) nonché al pagamento di una provvisionale e delle spese di giudizio

Come detto, il Balika fu prontamente identificato dai militari dell’Arma. Il gup del Tribunale di Napoli, dott.ssa Anna Imparato, all’esito del giudizio che si celebrò nelle forme del rito abbreviato, condannò alla pena di sei anni di reclusione il giovane ventenne di nazionalità rumena, imputato per il reato di violenza sessuale e tentata violenza privata commessa in danno di una ragazza ischitana minorenne. L’uomo venne individuato all’epoca come uno dei due autori (l’altro è minorenne e sarà dunque giudicato davanti al tribunale per i minori di Napoli) del tentativo di stupro posto in essere il 21 settembre 2020 alla via Pendio del Gelso, allorquando entrambi avevano seguito una ragazza che saliva le scale ed approfittando della strada semioscura avevano tentato di violentarla, bloccandola ed iniziando a palpeggiarla, non riuscendo a portare a termine lo stupro per la pronta e decisa reazione della vittima che sferrandogli un calcio si era divincolata dall’aggressore che la cingeva alle spalle ed era riuscita a scappare.

I capi di imputazione riassumono una brutta storia nei minimi dettagli. Di fatto si leggeva che il Balika, unitamente a un minore, “con violenza consistita nel cingere da tergo la persona offesa bloccandola e così di fatto impedendole qualunque movimento costringeva la stessa a subire atti sessuali. Nella specie, mentre Balika Claudiu immobilizzava la minore, L.D. postosi davanti alla stessa, dopo averle sollevato la felpa, la palpeggiava sull’addome e sul seno baciandola sul volto e sul collo, sfiorandole le labbra, mentre Claudiu con una mano apriva la zip dei propri pantaloni, abbassandoli e sfregando ripetutamente i suoi genitali sul fondoschiena della minore, tentando altresì di abbassarle i pantaloni. Successivamente, porgendole un preservativo, profferendo le seguenti parole ‘Tieni, se vuoi ti lasciamo andare, però prima ci fai il servizietto’, fatto che non si verificava poiché la vittima approfittando di un momento di distrazione del Claudiu, sferrandogli un calcio ai genitali ne allentava la presa riuscendo a fuggire. Con l’aggravante di aver agito nei confronti di persona che non ha compiuto i 18 anni”. All’imputato si contestava inoltre che “in concorso ed unione con L.D., dopo aver posto in atto la condotta descritta al capo che precede, nell’inseguire la vittima con minaccia consistita nel profferire le seguenti parole al suo indirizzo: ‘Se dici qualcosa di quanto accaduto arriviamo dieci di noi tutti rumeni e facciamo una strage, prendiamo tutti quelli che conosci e poi ce la vediamo noi’, ponevano in essere atti idonei e diretti in maniera non equivoca a costringere la persona offesa a tollerare i comportamenti subiti e ad omettere di riferire quanto accaduto ai propri familiari”. Una minaccia che però non è servita ad evitare il peggio all’autore di uno spregevole gesto.

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