CRONACAPRIMO PIANO

Violenza sessuale, in quattro arrestati a Ischia

L’operazione è stata eseguita dai carabinieri di Ischia su ordine del gip del Tribunale per i Minorenni: si tratta di altrettanti dominicani residenti sull’isola, due le giovani vittime

Al termine di una lunga operazione che è durata l’intera notte e ha interessato ben tre Comuni della nostra isola, i carabinieri della Compagnia di Ischia – guidati dal cap. Angelo Pio Mitrione – hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di quattro giovani dominicani residenti sull’isola. Il provvedimento è stato emesso dal GIP presso il Tribunale per i Minorenni su richiesta della Procura per i Minorenni di Napoli dopo articolata attività investigativa condotta dalla Stazione Carabinieri di Ischia. I quattro sono ritenuti responsabili di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo consumata nei confronti di due giovani ischitane. Le indagini sono iniziate con la denuncia delle vittime sporta proprio presso la caserma ubicata in via Casciaro e sono state eseguite con intercettazioni ambientali e con una serie di acquisizioni di testimonianze. Gli elementi raccolti hanno permesso di ricostruire quattro episodi di violenza consumati quando gli indagati e le vittime erano minorenni. Due dominicani sono stati colpiti dal provvedimento del collocamento in comunità, uno da quello della permanenza in casa e uno da quello delle prescrizioni.

I fatti sono decisamente datati e come detto vedono coinvolti quattro giovanissimi residenti tra Ischia, Forio e Barano. M.G. e C.M. sono accusati di violenza sessuale in concorso tra loro e con un altro ragazzo da identificare perché “compivano atti sessuali di gruppo in danno sia di X che di Y. Segnatamente dopo aver condotto le ragazze presso una baracca in lamiera sita sulla collina di San Pietro M.G. e C.M. ad avere rapporti sessuali a turno con i due mentre S.F. filmava tutto con il proprio cellulare; la Y nel frattempo era trattenuta fuori dalla predetta baracca dagli altri due dominicani e da un quinto ragazzo, di cui non si conoscono le generalità, per poi essere trascinata anch’essa all’interno della baracca da M.G. ove veniva costretta ad avere rapporti sessuali con C.M.”. I fatti per la cronaca risalgono all’estate ed all’autunno 2014, con l’ordinanza che infatti cita ancora una serie di episodi che vedono protagonisti i quattro dominicani verificatisi anche a settembre e novembre dello stesso anno, tra l’altro sulla spiaggia di San Pietro a Ischia.

IL DRAMMATICO RACCONTO DELLE DUE VITTIME

Da quel periodo sono passati anni, con le vittime delle violenze sessuali che non hanno mai denunciato i fatti. Erano ragazzine all’epoca e temevano probabilmente anche il peggio ma la svolta arriva nel gennaio dell’anno in corso quando entrambe si recano a sporgere denuncia presso la Stazione dei Carabinieri di Ischia. In partire X riferiva che “una sera dell’agosto 2014 alle ore 21 in via Alfredo De Luca lei e Y avevano incontrato dei ragazzi dominicani, tutti minori, che già conoscevano e con i quali erano solite intrattenersi di sera. Si trattava di M.G., C.M., F.E. e C.A. oltre a un quinto ragazzo di cui non ricordava sul nome. I ragazzi avevano chiesto loro di seguirli presso la collina di San Pietro e giunti sul posto l’avevano costretta, afferrandola per un braccio, ad entrare all’interno di una baracca in lamiera dove l’avevano spinta su un letto, immobilizzata e parzialmente spogliata e a turno (omissis) mentre F.E. aveva filmato la scena con il cellulare. Sopraffatta e in lacrime, rimasta sola dopo la violenza, aveva raggiunto l’amica Y, che nel frattempo era stata trattenuta all’esterno dagli altri due, e si erano dirette verso il cancello ma i cinque le avevano bloccate nuovamente e M.G. aveva afferrato Y portandola nuovamente nel cantiere mentre gli altri quattro erano rimasti con lei. Dopo 10-15 minuti Y era ritornata e finalmente erano andate via. Successivamente l’amica le aveva raccontato che era stata costretta ad avere un (omissis)”.

Nella sua denuncia, la stessa Y raccontava ai militari dell’Arma i fatti così come esposti dall’amica e aggiungeva anche di altre due violenze sessuali patite a settembre sulla spiaggia di San Pietro ed a novembre presso l’abitazione di amici comuni. Per la cronaca, dinanzi alla precisa domanda dei tutori dell’ordine, le giovani giustificarono il silenzio serbato per così lungo tempo con la paura di rivelare ai propri genitori eventi così scabrosi. Le denunce erano state successivamente integrate ed il gip non a caso nella sua ordinanza scrive che “le circostanze della sofferta emersione della vicenda, di cui si dirà, l’assenza di contraddizioni in ordine al nucleo centrale del racconto ovvero di ragioni che facciano ipotizzare mistificazioni o intenti calunniatori da parte delle vittime e i riscontri venuti dalle ulteriori indagini inducono ad attribuire piena attendibilità alle denunce, pur se tardive”.

LE INDAGINI ULTERIORI E LE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI

A questo punto, ricevute le denunce, i carabinieri hanno proseguito la loro attività investigativa sentendo diverse persone, anche i dominicani. In particolare una cugina di X in sede di escussione confermava che nell’estate 2014 la stessa X le aveva confidato “di essere stata costretta qualche giorno prima a seguire un gruppo di dominicani da lei conosciuti sulla collina di San Pietro dove era stata poi violentata a turno. Anche tale testimonianza avvalorava il racconto di (omissis) che invano era stata invitata dalla congiunta a rivelare tutto ai genitori e a sporgere denuncia: X, psicologicamente prostrata, temeva fortemente reazione dei genitori. (Omissi), dunque, pur non essendo stata testimone oculare delle violenze, aveva avuto modo di raccogliere il racconto della cugina e di constatare direttamente la condizione traumatica in cui versava”. Gli uomini guidati dal cap. Angelo Pio Mitrione hanno poi sentito anche un’altra amica delle persone offese che confermò di aver visto una sera Y allontanarsi in fretta e furia dalla spiaggia di San Pietro visibilmente tubata. Dopo qualche giorno fu invitata a casa e qui Y le spiegò cosa era accaduto: ma anche lei, benché consigliata, si rifiutò di recarsi dai carabinieri per timore che i parenti venissero a conoscenza dell’accaduto.

A rendere il quadro indiziario ancora più completo ci pensavano alcuni dettagli. In primis il racconto del fidanzato di Y, che tornato sull’isola per le vacanze natalizie del 2018 era stato minacciato e duramente affrontato da un gruppo di dominicani, quelli delle violenze dell’epoca. Ma inoltre un rilievo indispensabile lo hanno fornito anche le intercettazioni ambientali e nello specifico le conversazioni captate all’interno della salatella posta nel Comando Provinciale di Napoli quando le due vittime vennero ascoltate. E sia X che Y, nel raccontare una serie di episodi, ricordavano le violenze patite all’epoca e manifestavano in maniera pesante il loro astio verso gli stupratori, ricordando anche che uno di loro minacciò di pubblicare il video di un rapporto sessuale su facebook. Una serie di ulteriori indizi che induce il gip a scrivere che “in definitiva, alla luce degli elementi raccolti, deve ritenersi che le violenze raccontate dalle persone offese siano state effettivamente perpetrate così come descritte nei capi della provvisoria imputazione. Non sono emersi particolari motivi di astio delle ragazze nei confronti degli indagati tali da giustificare una falsa denuncia per così gravi fatti, né pregiudizi di alcun genere nei confronti del gruppo di giovani dominicani cui gli stessi appartenevano, che le stesse normalmente frequentavano e a cui – ancora quattordicenni – si erano ingenuamente legate”.

IL GIP E LA “NEGATIVA PERSONALITA’” DEGLI INDAGATI

Il magistrato scrive ancora che “ricorrono specifiche esigenze cautelari ed in particolare il concreto pericolo di commissione di ulteriori reati della stessa specie di quello per il quale si procede o comunque di reati con uso di violenza. Va valutata in particolare la negativa personalità degli indagati desunta dalle modalità allarmanti dei reati contestati commessi per lo più in unione tra loro e approfittando della fragilità delle vittime. Inoltre non può sottovalutarsi la reiterazione della condotta criminosa: tutti gli indagati hanno per almeno due volte posto in essere gli abusi ovvero concorso alla violenza. Va considerato che dall’attendibile racconto delle persone offese emerge l’estrema superficialità e disinvoltura con cui gli stessi hanno agito in preda evidentemente ad impulsi cui ritenevano di poter dare sfogo incontrollato mostrando di non avere percezione del notevole disvalore della loro condotta. L’indifferenza rispetto alla sofferenza inflitta, le modalità prevaricatrici e violente di comportamenti e gli atteggiamenti anche recenti di minaccia/discredito (vedi episodi riferiti dal fidanzato di Y) valgono ancor più a fondare un negativo giudizio prognostico. Si percepisce un’incontenibile spinta offensiva che potrebbe riproporsi in altra occasione propizia”.

Ancora il magistrato aggiunge che “sussiste il rischio di inquinamento probatorio tenuto conto del fatto che gli indagati sono probabilmente già al corrente della denuncia come dimostra l’intimidazione agita il giorno dopo nei confronti nei confronti di (omissis) sicchè, restando ancora liberi e intuendo la progressione del quadro probatorio a loro carico, potrebbero facilmente concertare una stessa falsa versione dei fatti, ovvero agire ulteriori tentativi di intimidazione tali da rallentare l’affermazione di responsabilità nei loro confronti e compromettere eventuali ulteriori indagini”.

PERCHE’ SONO DIFFERENTI LE POSIZIONE DEI QUATTRO INDAGATI

La dott.ssa Angela Draetta, e qui torniamo a quanto abbiamo esposto in premessa, sottolinea in ogni caso che “vanno tuttavia differenziate le posizioni dei quattro indagati alla luce del lungo tempo trascorso, della diversa evoluzione delle rispettive personalità e delle più recenti informazioni acquisite sul loro conto. Si ritiene comunque di escludere per tutti la misura richiesta dal pm della custodia cautelare non risultando allo stato acquisiti elementi che facciano ipotizzare che gli indagati – formalmente incensurati – non si atterranno alle limitazioni imposte da misure cautelari meno afflittive. Così C.M. e M.G. dovranno finire in una comunità a causa dell’acclarata pericolosità sociale rilevata dai carichi giudiziari che li caratterizzano: S.F. invece dovrà rimanere presso la sua attuale dimora, un albergo di Ischia dove vive e nel contempo lavora anche come portiere di notte, mentre per S.C. è stato disposto un adeguato rinforzo educativo a mezzo percorso trattamentale. Non solo, quest’ultimo inoltre, non dovrà frequentare pregiudicati, sale gioco, circoli ricreativi, far rientro presso la propria abitazione entro le ore 21, non avvicinarsi all’abitazione o ai luoghi frequentati dalle persone offese X e Y, né contattarle, dedicarsi con assiduità ad attività lavorativa e/o formativa, sostenere colloqui di sostegno psicologico cui sarà sollecitamente indirizzato dai servizi sociali.

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