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Violenza sessuale, non c’era nessun “orco”: la minorenne ritratta le accuse

Ieri durante l’incidente probatorio la giovane, che aveva denunciato di aver subìto abusi da parte del patrigno, ha dichiarato di aver mentito e di essersi inventata tutto. Il Gip ha disposto l’immediata scarcerazione dell’indagato che da due mesi era detenuto a Poggioreale

Clamoroso colpo di scena nella vicenda che ha visto coinvolto un cittadino procidano, accusato dalla figliastra di violenza sessuale, aggravata dalla minore età della presunta vittima. Quest’ultima ha infatti ritrattato completamente le accuse rivolte all’indagato per la prima volta lo scorso novembre nella denuncia fatta ai Carabinieri della Stazione di Procida: da lì scattarono le indagini, le verifiche e gli accertamenti che portarono all’arresto e al provvedimento di custodia cautelare in carcere per F.V., dinanzi al quale lo scorso febbraio si aprirono le porte del penitenziario di Poggioreale.

La denuncia fu sporta ai Carabinieri della Stazione di Procida lo scorso 21 novembre

La ritrattazione integrale delle accuse è avvenuta ieri mattina, durante l’incidente probatorio che era stato disposto per acquisire prove prima dell’eventuale futuro dibattimento. Alla presenza del Gip, e stavolta anche dell’indagato e del suo legale di fiducia,  l’avvocato Intartaglia, la quindicenne assistita da una psicologa ha spiegato di essersi inventata le pesantissime accuse, costituenti una sorta di ritorsione verso la disciplina che il padre putativo le imponeva. La giovane in sostanza ha ripetutamente motivato la sua ritrattazione facendo riferimento alle circostanze più volte evidenziate dalla difesa dell’indagato: la ragazza non sopportava le prescrizioni e gli obblighi che il compagno della madre le prescriveva nell’ambito dei compiti educativi propri di ogni genitore. Frequentare quotidianamente le lezioni scolastiche, studiare, ma anche altro, come il divieto di fumare. Tutte abitudini che la ragazza non tollerava, che non aveva mai accettato, al punto da farle maturare la decisione di lasciare l’abitazione, come poi accadde lo scorso novembre, quando la giovane preparò una borsa con pochi effetti personali e abbandonò la casa. La quindicenne si era poi confidata con gli assistenti sociali, raccontando loro di una serie di violenze subite, ma che in realtà non erano mai accadute. A quel punto il meccanismo iniziò a girare: la ragazza fu portata dai Carabinieri dove la gravissima accusa venne ufficialmente registrata. Da lì una serie di attività investigative portò la Procura della Repubblica di Napoli a disporre il fermo e poi il carcere per il cittadino procidano. L’accusa contestava i reati previsti dall’articolo 609 bis del codice penale, cioè la violenza sessuale, con l’aggravante prevista dall’articolo 609 ter, costituita dall’età minore di quattordici anni della presunta vittima. Nell’ordine di carcerazione, che riportava il contenuto della denuncia, si parlava di atti violenti verificatisi in più occasioni e in tempi diversi, che avrebbero visto l’indagato costringere la ragazza a compiere e subire ripetuti atti sessuali. Un’infamia pesantissima.

Durante l’incidente probatorio il pubblico ministero ha più volte chiesto conferma alla giovane delle sue dichiarazioni, in cui smentiva se stessa e le accuse lanciate lo scorso 21 novembre e messe nero su bianco davanti ai militari dell’Arma. Ella ha quindi ripetutamente annuito, facendo cadere l’intero impianto accusatorio, ed evidenziando la veridicità del quadro delineato dalla difesa sin dai primi momenti successivi all’arresto avvenuto due mesi fa.

IL PROVVEDIMENTO DEL GIP

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La pubblica accusa ha preso atto delle dichiarazioni della ragazza, trasmettendo il proprio parere favorevole alla scarcerazione immediata dell’indagato, che è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari nel primo pomeriggio di ieri, consentendo a F.V. di tornare in libertà senza alcuna restrizione. Nel provvedimento si legge che la giovane “ha totalmente ritrattato le proprie dichiarazioni accusatorie, riferendo di non aver mai subito alcun tipo di molestia sessuale da parte dell’indagato, e di essersi inventata tutto allo scopo di trovare una giustificazione ai suoi comportamenti. Considerata la versione dei fatti oggi resa dalla parte appare più aderente al dato reale, avendo la minore fin da subito dichiarato di aver mentito e di essersi determinata solo oggi a ritrattare per paura di subire le critiche altrui e di essere considerata una bugiarda, rilevato che nonostante le ripetute sollecitazioni nel corso dell’esame la minore ha reiteratamente di essersi inventata tutto, dichiarandosi pentita di quanto  addebitato all’incolpevole F.V.”.

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Si chiude così un periodo di grandi sofferenze per F.V. che a novembre, dopo la denuncia della ragazza, aveva dovuto subire anche un provvedimento di allontanamento per il suo figlio naturale, che frequenta la scuola media. I genitori dei compagni di classe avevano persino sottoscritto una petizione per consentire al padre di poter ricevere visite da parte del figlio, ma dal 21 novembre l’indagato di fatto non ha mai potuto rivedere il ragazzo. Riflessi dolorosi di una storia amarissima. Comprensibile quindi la grandissima soddisfazione della difesa, a partire dall’avvocato Antonio Intartaglia, ma anche e soprattutto la commozione del cittadino liberato dall’onta delle infamanti accuse e dalle sbarre del carcere dopo due mesi di detenzione. Prevedibilmente, il sollievo contagerà anche l’isola di Procida, che agli inizi di febbraio si era trovata a fare i conti con una vicenda da incubo.

LA FASE CAUTELARE

Del resto, l’indagato sin dall’interrogatorio di garanzia aveva decisamente respinto ogni accusa rivoltagli. La difesa produsse atti che indicavano che in un procedimento parallelo,  la cui ultima udienza si era svolta lo scorso dicembre, si discute dell’ipotesi della revoca della patria potestà alla madre della ragazza e al padre naturale.  Inoltre, nel 2016 e 2017 i servizi sociali avevano individuato nell’attuale indagato la persona più idonea per prendersi cura della giovane. Una situazione delicatissima, dai molteplici aspetti critici, quella della minorenne, nata in Bulgaria e inizialmente allevata dalla nonna, fino all’arrivo a Procida insieme alla madre, che sull’isola si sposò col cittadino procidano ora liberato dagli arresti. Un matrimonio che tuttavia non avrebbe portato stabilità nella vita della donna, che avrebbe mancato di dedicare le dovute cure a sua figlia: la ragazza infatti qualche anno fa tornò in Bulgaria dalla nonna, rimanendovi per un biennio. Qui nel Paese balcanico la giovane avrebbe subìto una violenza, rimanendo incinta: una gravidanza che si sarebbe conclusa con un aborto. La difesa evidenziò come la ragazza già quattro anni fa fosse stata seguita a livello psicologico. Un contesto evidentemente problematico, con riflessi e risvolti che sarebbero dovuti entrare in modo prioritario nella valutazione complessiva sull’attendibilità delle dichiarazioni iniziali della ragazza. L’accusa di quest’ultima resse anche dinanzi al Tribunale del Riesame, dove la difesa comunque puntò a dimostrare l’insussistenza degli indizi, cercando di evidenziare le contraddizioni nell’esposizione delle accuse da parte della giovane, in particolare tra quelle contenute nella denuncia, avvenuta a poche ore dall’ultimo presunto abuso, e ciò che emerse giorni dopo dalle risposte fornite alle domande del pubblico ministero. Sottolineando la debolezza di talune argomentazioni, come quella secondo cui alcuni episodi di abusi si sarebbero verificati mentre la madre e il fratello della ragazza dormivano: cosa praticamente impossibile, secondo la difesa, vista la conformazione del piccolo appartamento, caratterizzato da un solaio molto basso e per giunta con un soppalco raggiungibile tramite i gradini di una breve scala. Un ambiente dunque molto circoscritto, dove sarebbe impossibile gridare e non essere uditi dagli altri soggetti presenti nell’appartamento. In sostanza, secondo la linea difensiva, le circostanze delineate dall’accusa erano assai labili. Il compito della difesa era arduo, soprattutto in presenza di un’accusa del genere che però non ha retto al faccia a faccia dell’incidente probatorio dove, aiutata forse anche dalla presenza di un’esperta in grado di metterla a proprio agio, la ragazza si è sentita libera di ammettere che in realtà non c’era stato mai nessun abuso.

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