La Procura della Repubblica di Napoli vuole ascoltare subito il giovane ischitano che, secondo l’ipotesi accusatoria, nella notte tra il 17 e il 18 dicembre 2025 sarebbe stato vittima di una prolungata sequenza di violenze, umiliazioni e abusi da parte di tre coetanei. Un passaggio giudiziario particolarmente delicato, che punta a raccogliere la testimonianza della persona offesa prima dell’eventuale processo, attraverso modalità protette e con tutte le garanzie previste per le parti coinvolte. A imprimere questa nuova accelerazione all’inchiesta è il sostituto procuratore Daniela Pannone, che ieri mattina ha depositato una richiesta di incidente probatorio indirizzata al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli. L’atto, articolato in quattro pagine, ricostruisce le contestazioni formulate nei confronti dei tre indagati e soprattutto illustra le ragioni per le quali, secondo il pubblico ministero, non sarebbe opportuno attendere i tempi ordinari del dibattimento per raccogliere la deposizione del ragazzo.
Al centro del procedimento figurano come è noto L.D.O., nato nel 2006, e A.B., nato nel 2007, entrambi detenuti nella casa circondariale di Ariano Irpino e assistiti dall’avvocato Gianluca Maria Migliaccio, e G.V., nato nel 2007, ristretto nel carcere di Benevento e difeso dall’avvocato Massimo Stilla. La persona offesa è un giovane isolano, rappresentato dall’avvocato Raffaele Bernardo, al quale è stata riconosciuta un’invalidità del 50 per cento. La vicenda è quella che nelle scorse settimane ha profondamente colpito l’opinione pubblica isolana, dopo che le indagini condotte dagli agenti del commissariato di polizia di Ischia hanno portato all’esecuzione delle misure cautelari nei confronti dei tre giovani.
LA RICOSTRUZIONE DELLE VIOLENZE
La richiesta depositata dal pubblico ministero ripercorre quanto sarebbe accaduto nell’arco di una sola notte, tra Ischia e Barano, attraverso una successione di episodi che gli inquirenti ritengono riconducibili a un unico contesto di sopraffazione. Il primo viene collocato all’interno del bagno del centro scommesse Eurobet, in via Michele Mazzella. Qui, secondo l’accusa, il giovane sarebbe stato condotto e rinchiuso in uno spazio ristretto, accerchiato dagli altri ragazzi e costretto, attraverso violenze e minacce, a spogliarsi e a compiere atti sessuali su se stesso. Tutto mentre gli altri lo avrebbero deriso, impartendogli ordini e riprendendo la scena con uno smartphone. La situazione sarebbe successivamente proseguita all’interno di un’automobile, dove la persona offesa sarebbe stata trattenuta contro la propria volontà. In questa fase, stando alle contestazioni, G.V. avrebbe impedito al ragazzo di allontanarsi, mentre L.D.O. avrebbe continuato a filmare e A.B. lo avrebbe colpito ripetutamente con una cintura bianca, utilizzando anche la fibbia metallica. L’atto della Procura riporta alcuni passaggi delle minacce che sarebbero state rivolte alla vittima, tra cui l’espressione «ti prendo con la mazza di ferro». Il giovane, spaventato, avrebbe domandato ai presenti «mica cacci la pistola?». Le violenze sarebbero continuate anche dopo che era stato fatto scendere dalla vettura, quando sarebbe stato nuovamente colpito con la cintura fino a gridare per il dolore. L’ultima parte della vicenda viene collocata in un parcheggio situato in località Testaccio, nel territorio comunale di Barano. Qui il giovane sarebbe stato obbligato a compiere ulteriori atti sessuali umilianti, mentre gli altri continuavano a riprenderlo con il cellulare, deridendolo e impartendogli ordini. Sarebbe stato infine colpito con uno schiaffo mentre si trovava inginocchiato a terra. Per la Procura, le condotte contestate avrebbero provocato nella persona offesa sofferenze fisiche e psicologiche, configurando un trattamento inumano e degradante. Da qui l’ipotesi di tortura in concorso, alla quale si affiancano quelle di violenza sessuale di gruppo aggravata e violenza privata.
I FILMATI E LA DIFFUSIONE SU WHATSAPP
Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda i video realizzati durante gli episodi contestati. Secondo il pubblico ministero, le immagini sarebbero state successivamente inviate e condivise attraverso WhatsApp. Nella richiesta vengono individuati alcuni passaggi temporali precisi. Il 18 dicembre, alle 8.12, A.B. avrebbe inviato a L..D.O. un video relativo all’episodio verificatosi nel bagno del centro scommesse. Il 23 dicembre, alle 10.22, G.V. avrebbe invece trasmesso ad A.B. un altro filmato, riguardante le violenze che sarebbero state consumate nell’automobile. Quest’ultimo video sarebbe stato condiviso anche all’interno di un gruppo WhatsApp composto da sei utenti. Particolare rilievo assume inoltre un messaggio vocale del 20 dicembre, nel quale G.V. avrebbe chiesto ad A.B. di inviargli i filmati della serata, richiesta seguita dall’invio dei video a distanza di pochi minuti. È su queste circostanze che si fonda anche la contestazione relativa alla diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, avvenuta, secondo l’accusa, senza il consenso della persona rappresentata.
LE RAGIONI DELL’INCIDENTE PROBATORIO
Il punto centrale della nuova iniziativa giudiziaria è rappresentato dalle condizioni della persona offesa e dalla necessità, sostenuta dal pm, di raccoglierne la testimonianza in un momento quanto più possibile vicino ai fatti. Secondo la Procura, la particolare vulnerabilità del giovane non può essere valutata esclusivamente sulla base dell’invalidità riconosciuta, pari al 50 per cento. Occorre invece considerare l’insieme degli elementi emersi durante le indagini, le caratteristiche della persona offesa, la natura delle contestazioni e soprattutto le modalità con le quali sarebbero state commesse le violenze. Il magistrato fa riferimento alle «protratte condotte di vessazione, sopraffazione, aggressione e svilimento» che avrebbero determinato nel ragazzo una condizione di soggezione psicologica. Una situazione che, secondo l’ufficio inquirente, potrebbe accentuare l’esposizione a eventuali pressioni e influenzare la serenità con cui il giovane sarà chiamato a ricostruire quanto accaduto. La Procura ritiene inoltre che il trascorrere del tempo possa incidere sulla conservazione dei ricordi e sulla possibilità di acquisire una testimonianza completa e genuina. Nell’atto si sottolinea infatti il rischio che la prova possa «diventare irripetibile» oppure essere inquinata da fattori esterni, eventualità che, in considerazione della tipologia dei reati contestati, viene ritenuta concreta e attuale.
L’AUDIZIONE PROTETTA DAVANTI AL GIUDICE
La richiesta del pubblico ministero indica anche le modalità con le quali dovrebbe svolgersi l’esame. Il giovane dovrebbe essere ascoltato in un ambiente distinto da quello nel quale saranno presenti il giudice, il pubblico ministero, gli indagati e i rispettivi difensori. Il collegamento verrebbe assicurato attraverso un impianto audiovisivo a circuito chiuso, così da consentire alle parti di seguire la testimonianza senza imporre alla persona offesa una presenza diretta nella stessa stanza degli indagati. La Procura chiede inoltre l’intervento di un esperto incaricato di porre le domande al ragazzo. L’esperto dovrebbe conoscere preventivamente gli aspetti essenziali del procedimento e disporre di una traccia predisposta dal giudice, in modo da condurre l’ascolto senza continue interruzioni.
