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“Visioni e passioni”, Felice Meo torna a esporre al Castello Aragonese

di Isabella Puca

Ischia  – Sono le donne della sua vita a essere oggetto della nuova mostra di Felice Meo che verrà inaugurata questa sera, a partire dalle 21:00,  nella Chiesa di San Pietro a Pantaniello su al Castello Aragonese. Otto raffigurazioni femminili, alte circa un metro e ottanta, tratte, come è nel tratto distintivo dell’artista, dal ferro, prima recuperato e riciclato e poi dotato di nuova vita. Dopo la mostra “Nel segno della croce” Felice Meo, a distanza di cinque anni, torna a esporre al Castello Aragonese in un luogo evocativo quanto la sua arte. «Nel segno della croce – ci racconta l’artista – è stato un percorso artistico di fede, un’esperienza davvero unica. Adesso si cambia totalmente genere, un lavoro che avevo in cantiere da tempo». Quasi un anno e mezzo per completare le opere che verranno esposte nella mostra che resterà aperta fino al prossimo 20 giugno. Il titolo “visioni e passioni” ha in sé il senso che Meo ha voluto dare alla sua espressione artistica, «queste otto raffigurazioni – ci spiega –  rappresentano  l’immaginario e le passioni che ho vissuto nel corso della mia vita, le più importanti. Al tempo stesso però ho voluto mettere in risalto la bellezza femminile che, dall’altra parte può creare turbamenti sfociando, alle volte, in atti di violenza da condannare».  Non solo quindi passioni di una vita, ma anche un modo per dire basta al femminicidio e alla violenza di genere. «Ho sempre dato un tema alle mie mostre, l’immigrazione, i giochi d’acqua che rappresentano la mia infanzia e il mio rapporto con il mare e adesso le figure femminili per lanciare un messaggio: la donna va rispettata nella sua natura e nella sua intelligenza». Riprese di spalle nei loro corpi sinuosi, con i capelli raccolti o sciolti al vento, le donne di Meo nonostante il materiale con il quale sono scolpite trasmettono tutto il calore della passione. «Tra tutte – ci racconta – sono legato in modo particolare alla scultura dedicata a mia moglie e a quella che rappresenta una persona che ci ha lasciato troppo presto. Per quest’ultima ci ho impiegato molto più tempo perché l’atto di scolpire  mi ha sprigionato una certa emozione nel ricordare una persona di famiglia molto cara dotata di un’intelligenza e di una bellezza davvero unica. Scolpirla mi ha riportato indietro nei ricordi.  Queste figure hanno preso tempo sia nel lavorarle che nell’elaborarle; ognuna di loro ha un significato e non potevano essere buttate giù cosi, ognuna di loro rappresenta una sequenza di un mio percorso personale». A firmare la presentazione alla mostra Vittorio Spampinato direttore del Modern Art Museum Ca’ La Gironda di Bologna che scrive, “non ha fatto scuole plastiche Felice Meo, non si è mai addentrato nello studio matto e disperatissimo di tecniche accademiche, ma ha appreso una grande abilità nell’uso dei materiali e delle tecniche scultore dalla strada e dall’impeto della passione e dell’energia di una mediterraneità dirompente nello spirito. E ama lavorare le resine e il ferro, esattamente quegli elementi di espressione naturale e spontanea di quella terra d’Ischia nata dal fuoco del “vulcano rovesciato” Epomeo, eterna isola delle Resine per la vegetazione che la copre e di quel fuoco, quindi, che oggi Felice Meo usa per accostare e addolcire le proprie creazioni artistiche”. Domani sera il dott. Spampinato, da Bologna, sarà presente al vernissage.  «È rimasto colpito dal fatto che – conclude Meo – dal materiale riciclato riesca a tirare fuori delle cose dando vita a qualcosa che qualcuno ha buttato. Io che non sono nessuno vengo rappresentato da una persona di questo calibro e per me è davvero un grande onore».

 

 

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