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“Viva Lauro!”                                           

Ci sono cose che non si fanno per coraggio; si fanno per continuare a guardare serenamente negli occhi i propri figli (Carlo Alberto Dalla Chiesa).Manchester, 24 maggio 2017. Un terribile attentato. Molti giovani hanno perso la vita; molti altri sono rimasti feriti.  Nella frazione di un silenzio scandito da un comune ticchettio li ho sentiti come figli, venuti al mondo spesso senza ragioni adeguate per vivere; e poi.. morti quasi senza ragioni, cosi’, come hanno vissuto. Si tratta di un arido trentennio di diseducazione passato su e tra le menti come Carestia Morale. Bisogna impedire che gli elementi essenziali di questa carestia transitino, intatti, nelle nuove generazioni. E tutti i comandamenti sono nella Politica. Vedo solo rassegnazione, fastidio e non entusiasmo, se qualcuno parla di cambiamento. Pochi sussulti di dignità e di vita. Cosa ci succede? Perché non crediamo a niente, non cerchiamo il dialogo, il confronto, non accettiamo responsabilità? Vale la pena di vivere così? Ci lamentiamo. Riconosciamo il marcio ma non reagiamo. Vediamo, con disagio crescente, il proliferare di meschine istanze, sordide rivendicazioni e non ci opponiamo; ci sentiamo minoranza; abbiamo paura di opporci; siamo la minoranza ragionevole che ancora si vergogna di professare egoismo. Reagiamo. Scuotiamoci. Non è facile. Delusioni;sconfitte. Ma a cosa serve arrendersi? Ci sono dei momenti in cui, addirittura, ci si illude di potercela fare. Lo sappiamo tutti: c’è più amaro che dolce; ma il dolce, si sa, bisogna conquistarselo, cercarlo, sempre, ed accettare le disfatte come si accettano i trionfi. Lottare. Bisogna lottare. Sempre.

La società in cui viviamo è fatta da noi. Se non ci va bene, cambiamola. Iniziamo dalle piccole cose. Ridiamo innanzitutto dignità alle parole, al linguaggio. L’attuale politica ha svuotato di senso le parole, le ha dissacrate, le ha rese dei vuoti simulacri. Si dichiara il contrario di ciò che si pensa, di ciò che si fa. Una straordinaria canzone di Fabrizio De Andrè del 1984 raccontava di una “crèuza de ma” che, tradotto dal dialetto genovese significa ”mulattiera di mare”. una strada stretta che nasce arrampicata nel cuore del centro storico e finisce sulla banchina del porto. Lì chi non ha passione per il mare lontano e sconfinato trova la fine del viaggio. Gli altri hanno la possibilità di giungere ovunque la natura ed il proprio coraggio vogliono. Le macerie lasciate dalla diseducazione obbligano a riedificare lo spazio pubblico con Civiltà. La politica è una cosa bellissima, ma vive nella mente e nel cuore delle persone. Essa si deve incarnare nella concretezza della collettività. Essa non è una conquista data una volta per tutte. Va rinnovata in continuazione attraverso la partecipazione attiva. Ma per sentirsi partecipi dello Spazio Pubblico della cittadinanza c’è bisogno di Valori. Mi domando se alle bufere delle cricche, del potere e dell’individualismo, qualche forma di Etica sopravviva. Ciò che accade è la desertificazione dello Spazio Pubblico. Gli unici elementi di continuità sono gli interessi; come se quella ischitana fosse una sorta di cittadinanza bancomat: una carta per accedere a beni, ricchezze, consumi, merci.

Bisogna ripartire. E bisogna ripartire da una idea di democrazia che non è se non è inclusiva. I ragazzi di ogni generazione chiedono il diritto di essere, pienamente e non precariamente, persone: l’istruzione; il lavoro; l’uguaglianza sostanziale; avere una esistenza degna. Fino a quando la possibilità di lavorare, studiare e trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere non c’è, non ci sarà un Comune democratico, poiché una democrazia in cui non ci sia una uguaglianza di fatto ma in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è puramente formale. Politica è stare insieme, discutere e cercare il modo migliore per farlo. Guardate indietro. Capirete che si può avere un futuro diverso. Il sindaco di un Comune deve essere votato in virtù dei propri valori personali e non certo per il colore della divisa. Il futuro è verde. Ischia se vuole restare a galla deve investire di più e meglio nell’agricoltura per poter finalmente dare il giusto valore ai prodotti della terra e soprattutto incoraggiando i giovani. Essi devono vedere l’imprenditoria agricola come lavoro uguale a qualsiasi altro perché finalmente ben remunerato. Il percorso che abbiamo davanti è un percorso duro e spero che si concluda con una nuova amministrazione per il Comune di Ischia in cui tutti gli ischitani si sentano sindaco, assessore e consigliere di questo Comune.

Lavorare per costruire un grande progetto collettivo, dichiarando apertura e disponibilità ad includere tutte le forze che vorranno creare una nuova immagine per la nostra isola, in cui le parole chiave siano comunità ed attenzione per le problematiche del Comune. Noi ischitani dobbiamo condividere sogni, speranze, aspirazioni, progetti, affinché abbiamo qualcosa in cui credere. Non vogliamo promesse. Vogliamo riprenderci la nostra dignità. Gli uomini grandi, Ischia ce li ha ancora, ma ad essi da una parte non si sa, dall’altra parte non si vuole riservare lo spazio e l’ascolto che meriterebbero. Ed essi lo sanno, e quindi scrivono, agiscono,parlano,ma sono ben attenti a non finire nell’inevitabile tritacarne mediatico,la macchina del fango, che ne svilirebbe la struttura, ne smorzerebbe l’azione, ne ridurrebbe l’impatto. E se non possono alzare il livello della loro comunicazione mediatica, vengono messi all’angolo, inevitabilmente.  Di conseguenza altri uomini, più scaltri, ma anche molto più mediocri, prendono subito la scena, tutta, e, guarda caso,vengono lasciati agire, fare, dire; il vecchio si maschera di nuovo. C’era un duce che parlava alla piazza dal balcone di Piazza Venezia; c’è un leader che parla alla piazza multimediale dal suo blog. Il movimento degli squadristi fascisti aggredivano verbalmente e fisicamente gli avversari; il leader attacca verbalmente e volgarmente gli avversari e coloro che mettono in risalto la sua pochezza politica e la mancanza di democrazia nel suo movimento. Nel settembre 1938 Mussolini promulgò le leggi razziali contro gli ebrei; attualmente vigono leggi razziali silenti nella nostra società, gruppi chiusi ed esclusivisti che radiano la semplicità e l’onestà sociale e professionale dei pochi che ne restano inevitabilmente fuori subendone le conseguenze e sotto il profilo sociale e sotto il profilo professionale.

Cos’altro dobbiamo aspettarci dal nuovo duce multimediale? Non sarà il caso di riattivare le nostre funzioni cerebrali prima che sia troppo tardi? Il nostro Comune non è stato fondato da uomini effimeri ma da sindaci ed uomini validi che hanno testimoniato i saldi Valori isclani in toto, senza retorica, senza grandi frasi, ma con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere, il grande lavoro che occorreva per fare emergere Libertà, Dignità ma soprattutto l’Identità della nostra isola, anche al di fuori dei campanili e nel mondo. Di questo lavoro si sono riservati la parte più dura e più difficile, spendendo se stessi ad ogni costo e fino alla fine. A noi rimane un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili ed oneste, il loro sogno: quello di una società più equa, più umana, di ripristino dei Valori,saldo nella dignità ed integrità di un popolo. Non dobbiamo tradirli. Dobbiamo allearci per debellare questo dolore comune. Siamo in tempo?  Di fronte a noi c’è un mare; un mare di problemi, di paure e di difficoltà. Ma anche un mare di speranze, di voglia di riscatto e di competenze e capacità in attesa solo di essere valorizzate per esplodere e vedere finalmente valorizzato il proprio potenziale. Quel mare è l’isola d’Ischia. Un mare che saprà essere navigato con il dovere civico e morale di essere, come disse straordinariamente Gandhi  ”il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo”. Per questo,con coraggio, dobbiamo iniziare, oggi, un lavoro che ci dovrà vedere, per e con il Comune di Ischia, testimoni di Buona Politica e costruttori di un futuro migliore.

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