«”Vuzzariell’ a Rimm”, quando Lacco smette di litigare con se stessa»

Forse è stata quella luce strana, domenica mattina della scorsa settimana, sul mare di Lacco Ameno, a suggerire una nuova narrazione ossia che fare le cose in altra maniera, magari anche a costo zero, si può, è possibile. Una di quelle luci che di solito non promettono niente di buono: nuvole gonfie all’orizzonte, il vento che cambiava umore ogni quarto d’ora in un mese di maggio insolito, la pioggia lì, sospesa come una minaccia che attende di entrare annunciata dal tuonare in lontananza, pensando così di avvisare una sorpresa sgradita e spaventosa. E invece, quasi per contraddizione — e le comunità vere funzionano spesso così, per contraddizione — una parte del paese ha prodotto una delle giornate più leggere e umane degli ultimi anni.
Tra gozzi, pattini, canoe, mosconi e remi che tagliavano l’acqua con la goffaggine bellissima delle cose autentiche, il “Vuzzariell’ a Rimm” non è stato soltanto un piccolo evento o una gara. È stato un esperimento sociale riuscito. Un piccolo cortocircuito collettivo. Una di quelle rare occasioni in cui la gente smette di parlarsi addosso arrivando talvolta allo scontro verbale e torna, semplicemente, a stare insieme. La manifestazione, dedicata alla memoria della storica timoniera Maria De Siano — figura entrata nel patrimonio emotivo di Lacco Ameno dopo la celebre impresa remiera di settant’anni fa — ha riportato in superficie qualcosa che il paesello sembrava aver dimenticato: la memoria condivisa
Tra gozzi, pattini, canoe, mosconi e remi che tagliavano l’acqua con la goffaggine bellissima delle cose autentiche, il “Vuzzariell’ a Rimm” non è stato soltanto un piccolo evento o una gara. È stato un esperimento sociale riuscito. Un piccolo cortocircuito collettivo. Una di quelle rare occasioni in cui la gente smette di parlarsi addosso arrivando talvolta allo scontro verbale e torna, semplicemente, a stare insieme.
La manifestazione, dedicata alla memoria della storica timoniera Maria De Siano — figura entrata nel patrimonio emotivo di Lacco Ameno dopo la celebre impresa remiera di settant’anni fa — ha riportato in superficie qualcosa che il paesello sembrava aver dimenticato: la memoria condivisa. Non quella urlata nei post sui social o (s)piegata dalle convenienze elettorali del momento che hanno uno strano retrogusto amarognolo, specie di fronte alla scoperta che la fiducia e la speranza sono state sbriciolate nell’ultimo decennio a causa di comportamenti che secondo l’opinione di molti sfiorano il limite del discutibile. Al contrario c’era quella concreta. Fatta di mare e odore di pioggia, fatica, ironia, collaborazione e appartenenza. E forse il dettaglio più interessante non è stato nemmeno il numero dei partecipanti. Né l’entusiasmo della folla assiepata sul lungomare che ha attratto persone di Comuni diversi e turisti. Né, forse, la generosità dei commercianti, che hanno messo a disposizione premi per ogni categoria trasformando la competizione in una festa popolare spontanea, senza sponsor ingombranti, senza palchi faraonici, senza la solita estetica da evento “istituzionalmente obbligatorio” con colonne sonore da film – come se tutto, poi, fosse un film – o la retorica urlata nei microfoni. No.
Ed è qui che emergono due figure precise: Michele Schiano e soprattutto Piero Minicucci. Quest’ultimo, ancora una volta, ha dimostrato una qualità che oggi sembra rarissima: la capacità di creare spazi emotivamente abitabili. Che detta così sembra una formula astratta da manuale di psicologia, in realtà significa una cosa semplicissima: riuscire a far sentire le persone meno in guerra tra loro. In tempi normali sarebbe normale
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Il punto vero è stato il clima. Perché in un territorio dove da anni la tensione politica viene respirata quasi come umidità ambientale — continua, sottile ed estenuante — vedere persone diverse ridere insieme, aiutarsi a trascinare le barche, discutere di correnti marine invece che di correnti elettorali, ha avuto qualcosa di sorprendentemente disarmante. Ed è qui che emergono due figure precise: Michele Schiano e soprattutto Piero Minicucci. Quest’ultimo, ancora una volta, ha dimostrato una qualità che oggi sembra rarissima: la capacità di creare spazi emotivamente abitabili e controcorrente.
Che detta così sembra una formula astratta da manuale di psicologia, in realtà significa una cosa semplicissima: riuscire a far sentire le persone meno in guerra tra loro. In tempi normali sarebbe normale. Ma a Lacco Ameno, in particolare nell’ultimo periodo, la normalità è diventata quasi rivoluzionaria. Evitare di essere indicati come sostenitore “di questo” o “di quello”, o come una specie di proprietà, fisica, intellettuale o megafono di una certa idea, è diventata operazione assai complessa pure fuori dai periodi elettorali. La politica locale — nel periodo amministrativo appena trascorso, troppo spesso impegnata a costruire nemici immaginari in nome di un mistico e indefinibile “bene del paese” — invece che equilibrare ha progressivamente alimentato un clima da tifoseria permanente. Una dinamica che proprio la psicologia conosce bene: quando una comunità viene nutrita costantemente di conflitto, finisce per convincersi che il conflitto sia l’unico stato possibile delle relazioni umane. E invece basta poco per incrinare questo incantesimo tossico. Una gara di gozzi. Qualche remo. Un gruppo di giovani. Il mare. Un ricordo condiviso. Un’organizzazione sobria. Persone che collaborano senza chiedersi prima da che parte stanno. Costo quasi zero. Effetto enorme. Per questo il “Vuzzariell’ a Rimm” che fa parte di un progetto ben più ampio – come ci ha spiegato Minicucci che vuole riprendere le vecchie tradizioni ed ha creato su Facebook il “Gruppo giovani per Lacco Ameno”- in cui sono stati coinvolti ragazzi e persone di ogni età che renderanno disponibile il proprio tempo per la comunità anche attraverso l’organizzazione di piccoli eventi, ha lasciato addosso una sensazione particolare.
La politica locale — in questo periodo amministrativo appena trascorso, troppo spesso impegnata a costruire nemici immaginari in nome di un mistico e indefinibile “bene del paese” — ha progressivamente alimentato un clima da tifoseria permanente. Una dinamica che proprio la psicologia conosce bene: quando una comunità viene nutrita costantemente di conflitto, finisce per convincersi che il conflitto sia l’unico stato possibile delle relazioni umane. E invece basta poco per incrinare questo incantesimo tossico
Difficile da spiegare a chi guarda questi eventi soltanto come folklore locale. Perché sotto la superficie della festa si è intravista un’altra cosa: la nostalgia di una comunità che, sempre per Lacco Ameno, ha intenzione di ricucire una frattura e tornare a riconoscersi senza dover per forza combattere. E in fondo è questo il paradosso più potente di quella giornata: mentre il cielo minacciava tempesta, il paese sembrava finalmente sereno evocando una Lacco Ameno che oggi, al contrario, appare risucchiata dal livore, dall’ambizione a ogni costo e da una pratica che sfiora il confine sottile della minaccia e della paura in un clima di tensione permanente. Non capita spesso. E forse, a pensarci bene, quella organizzata da Michele Schiano e Piero Minicucci col sostegno dei commercianti e del tessuto vivo di questa cittadina, non era nemmeno soltanto una gara.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci





