CULTURA & SOCIETA'

Workcamp 2019: volontari IBO da Italia, Austria e Olanda per il recupero dei Pizzi Bianchi e il sentiero dell’Allume

Esperienze di volontariato condiviso con interventi anche sul Monte Epomeo e sul percorso della Sgarrupata a Barano. Progetti solidali all'insegna della salvaguardia dell'ambiente e della conservazione del patrimonio storico, paesaggistico e culturale dell’isola d’Ischia. Prossimo obiettivo? «Riaprire tutti i Sentieri della Lucertola»

Una vacanza diversa, certo più faticosa di giornate primaverili passate in un parco termale o nei borghi dei centri storici isolani. Meno rilassante ma anche più originale, economica, utile e sorprendente. E’ la proposta dei campi di lavoro e solidarietà organizzati da IBO Italia, esperienze di volontariato condiviso uniche nel loro genere, che mettono in contatto i partecipanti volontari con chi ha bisogno di istruzione e inclusione sociale. O con progetti realmente “solidali” all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della conservazione del patrimonio storico e culturale circostante. Come quelli che riguardano l’isola d’Ischia, dove già da qualche anno si ripete l’esperienza del Workcamp internazionale grazie alla collaborazione tra IBO e la sottosezione Cai ( Club alpino italiano) Ischia. Sistemazione dei muri a secco, ripristino dei sentieri, protezione dei paesaggi terrazzati, pulizia e tutela ambientale, recupero di aree boschive abbandonate, operazioni di cittadinanza attiva. Parteciparvi significa vivere un’intensa esperienza di vita comunitaria, insieme a volontari di tutte le età e provenienti dai Paesi più diversi e lontani; significa diventare protagonisti delle decisioni del gruppo, assumere le proprie responsabilità con consapevolezza, acquisire nuove abilità e scoprire posti nuovi da una prospettiva insolita. Non un moda, ma una scelta responsabile e consapevole. Perché in una, due o tre settimane non si cambia certo il mondo, ma in qualche modo si inizia a capirlo meglio.

Si è concluso sabato scorso il secondo Workcamp annuale che ha visto l’isola d’Ischia protagonista e destinazione di partenza degli oltre 100 campi di lavoro e solidarietà sparsi per il mondo. Dagli slum di Nairobi alle coste del Madagascar, dalla Colombia passando per il Perù fino ad arrivare ai villaggi dell’India più vera. Dai confini est dell’Europa, con Romania e Moldavia, a quelli ovest con Spagna e Portogallo. Vivendo e condividendo con gli altri tutte le attività del campo, diventa più facile conoscersi, creare amicizie internazionali, scoprire nel profondo la cultura locale, confrontarsi con le problematiche del territorio e le soluzioni che vengono messe in campo per provare a superarle.

Quattro i partecipanti di questa seconda tranche del 2019, provenienti da Italia, Olanda e Austria: Wolfgang Bergthaler, Josef Koller, Carlotte Rosemond, Ilaria Rossi. Sono loro i volontari (tutti ospitati dall’hotel ‘Il Gattopardo’ di Forio) che, guidati da rappresentanti e soci del Cai Ischia (Giovannangelo De Angelis, Alessandra Mattera, Vito Forni, Rosa Zavota, Agostino Mattera, Lorenzo Di Scala, Francesco Mattera) insieme all’Associazione IXION dell’architetta Flora D’Andrea (impegnata da tempo nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico isolano) hanno trascorso gran parte delle loro giornate nel polmone verde dell’isola. In una natura che in questo periodo dell’anno si presenta particolarmente lussureggiante e attraente e che tuttavia richiede sforzo, impegno e tempo per essere “governata”, resa accessibile a quanti più fruitori possibili. La scarsa manutenzione della nostra sentieristica è nota; le risorse sono limitate e spesso solo la volontà delle associazioni ambientaliste riesce, non senza  fatica, a recuperare autentici gioielli naturalistici del paesaggio ischitano.
«In questo secondo workcamp internazionale, siamo intervenuti su più aree» ci spiega l’architetto Giovannangelo De Angelis, presidente della sottosezione Ischia del Cai. «Il primo intervento è stato realizzato nel tratto finale del sentiero 501, quello che collega Serrara Fontana con l’eremo di San Nicola, sul monte Epomeo. Abbiamo riaperto un sentiero pubblico abbandonato da decenni che collega la grande pietra bianca, proprio sotto l’eremo, al grosso blocco di tufo della Pietra dell’Acqua, scavato all’interno per la raccolta dell’acqua piovana. Una bretella più ampia e più comoda di quella utilizzata finora, che tra l’altro attraversa parti di proprietà private. Abbiamo tolto rovi, piccoli arbusti cresciuti a dismisura, e provveduto, con interventi puntuali, alla sistemazione di piccoli muri a secco: alcune pietre erano cadute e rendevano insicuro il cammino.»

«Nei giorni successivi – continua De Angelis – ci siamo spostati sul sentiero dell’Allume tra Lacco Ameno e Casamicciola, ripulendolo completamente e apponendovi una segnaletica verticale che illustra la storia e la peculiarità di questo itinerario così legato all’identità del territorio di Casamicciola e dei comuni limitrofi. Tra l’altro siamo stati contenti di non aver trovato alcuno smottamento significativo dopo il sisma dell’agosto 2017, che pure ha colpito così duramente la zona di Piazza Maio e del Fango, proprio sottostanti al sentiero.»
Quello dell’Allume è uno dei collegamenti più caratteristici della grande e fitta rete di cammini, mulattiere, ripide gratinate, spesso scavate negli strati rocciosi che compongono il complesso assetto del territorio agreste isolano. Le parracine che s’incontrano qui (come altrove) sono un gioiello d’abilità tecnica, conoscenza del territorio ed utilizzo dei materiali a disposizione. Costruite con pietre laviche o tufo verde, senza l’utilizzo di calce in modo da permettere lo scorrimento delle acque pluviali, impediscono l’allagamento dei terreni.

Quattro i partecipanti di questa seconda tranche del 2019, provenienti da Italia, Olanda e Austria: Wolfgang Bergthaler, Josef Koller, Carlotte Rosemond, Ilaria Rossi. Sono loro i volontari (tutti ospitati dall’hotel ‘Il Gattopardo’ di Forio) che, guidati da rappresentanti e soci del Cai Ischia (Giovannangelo De Angelis, Alessandra Mattera, Vito Forni, Rosa Zavota, Agostino Mattera, Lorenzo Di Scala, Francesco Mattera) insieme all’Associazione IXION dell’architetta Flora D’Andrea (impegnata da tempo nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico isolano) hanno trascorso gran parte delle loro giornate nel polmone verde dell’isola. In una natura che in questo periodo dell’anno si presenta particolarmente lussureggiante e attraente e che tuttavia richiede sforzo, impegno e tempo per essere “governata”, resa accessibile a quanti più fruitori possibili. La scarsa manutenzione della nostra sentieristica è nota; le risorse sono limitate e spesso solo la volontà delle associazioni ambientaliste riesce, non senza  fatica, a recuperare autentici gioielli naturalistici del paesaggio ischitano.

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«In questo secondo workcamp internazionale, siamo intervenuti su più aree» ci spiega l’architetto Giovannangelo De Angelis, presidente della sottosezione Ischia del Cai. «Il primo intervento è stato realizzato nel tratto finale del sentiero 501, quello che collega Serrara Fontana con l’eremo di San Nicola, sul monte Epomeo. Abbiamo riaperto un sentiero pubblico abbandonato da decenni che collega la grande pietra bianca, proprio sotto l’eremo, al grosso blocco di tufo della Pietra dell’Acqua, scavato all’interno per la raccolta dell’acqua piovana. Una bretella più ampia e più comoda di quella utilizzata finora, che tra l’altro attraversa parti di proprietà private. Abbiamo tolto rovi, piccoli arbusti cresciuti a dismisura, e provveduto, con interventi puntuali, alla sistemazione di piccoli muri a secco: alcune pietre erano cadute e rendevano insicuro il cammino.»
«Nei giorni successivi – continua De Angelis – ci siamo spostati sul sentiero dell’Allume tra Lacco Ameno e Casamicciola, ripulendolo completamente e apponendovi una segnaletica verticale che illustra la storia e la peculiarità di questo itinerario così legato all’identità del territorio di Casamicciola e dei comuni limitrofi. Tra l’altro siamo stati contenti di non aver trovato alcuno smottamento significativo dopo il sisma dell’agosto 2017, che pure ha colpito così duramente la zona di Piazza Maio e del Fango, proprio sottostanti al sentiero.»
Quello dell’Allume è uno dei collegamenti più caratteristici della grande e fitta rete di cammini, mulattiere, ripide gratinate, spesso scavate negli strati rocciosi che compongono il complesso assetto del territorio agreste isolano. Le parracine che s’incontrano qui (come altrove) sono un gioiello d’abilità tecnica, conoscenza del territorio ed utilizzo dei materiali a disposizione. Costruite con pietre laviche o tufo verde, senza l’utilizzo di calce in modo da permettere lo scorrimento delle acque pluviali, impediscono l’allagamento dei terreni.

Il percorso parte dall’antico borgo agricolo del Fango, nel comune di Lacco Ameno, dove attraverso un sentiero (oggi per la maggior parte strada carrabile), si arriva fino al campo fumarolico di Monte Cito, a oltre 200 metri sul livello del mare. Qui i gas sono costituiti per la maggior parte da vapore acqueo, ma sono presenti anche piccole concentrazioni di altri elementi, tra i quali i solfati che danno origine all’alunite, da cui poi si ricava l’allume. Nel campo fumarolico, è inoltre presente una flora caratteristica ed in particolare il “papiro delle fumarole”, tipico delle zone tropicali ed esistente in Europa solo ad Ischia. L’itinerario prosegue poi percorrendo una mulattiera, “la via dei carri”, che in epoca storica era usata per trasportare l’alunite dalla zona di estrazione a quella di lavorazione e poi al porto di Casamicciola.

«Altro intervento che abbiamo realizzato grazie ai volontari del Workcamp e alla collaborazione del comune di Serrara Fontana è stato quello ai Pizzi Bianchi, un’area che versava in pessime condizioni di sicurezza e fruibilità. Grazie all’amministrazione, un gruppo di operai ha messo a posto il tratto iniziale; noi ci siamo concentrati sulla parte finale, quella che conduce al mare anche grazie all’utilizzo di un nuovo decespugliatore acquistato con la donazione dell’agenzia Cercopithecus. Anche se necessiterebbe di interventi più strutturali e impegnativi, possiamo dire che oggi è di nuovo possibile visitare l’area. E percorrere il cammino completo che conduce alla spiaggia dei Maronti.»

Un itinerario naturalistico, quello dei Pizzi Bianchi, tra i più affascinanti, bizzarri e impegnativi presenti sul territorio. Piccoli canyon di tufo bianco per un paesaggio lunare sconosciuto anche a molti residenti ma che non ha mancato di sorprendere positivamente i volontari del campo. «In realtà – ci fa notare De Angelis – sono rimasti colpiti da tutto il territorio isolano e dalla sua varietà.

Il contesto paesaggistico cambiava da un giorno all’altro: si passava dal bosco selvaggio all’architettura rupestre delle case di pietra, dal paesaggio semilunare dei Pizzi Bianchi al panorama spettacolare della Sgarrupata. Perché l’ultimo giorno siamo stati a Barano per riaprire un altro sentiero abbandonato che dal Vatoliere conduce in uno dei punti panoramici più incredibili della nostra costa.»
Per l’anno 2019 l’esperienza del Workcamp internazionale si conclude qui. Non finisce invece l’attenzione del Cai per i tanti sentieri abbandonati, caduti in rovina o in via di lento recupero. «Mi piacerebbe intervenire proprio nell’entroterra baranese, dove esistono molte aree su cui lavorare. Penso ai ‘Sentieri della lucertola’ da recuperare in tutta la loro bellezza, e su cui esistono progetti di ripristino da parte del Comune di Barano, con cui già collaboriamo proficuamente. Penso alla fonte di Buceto, alla collina del Cannavale. Il grosso è stato fatto, nelle prossime settimane la sottosezione Cai Ischia si occuperà di interventi più piccoli e meno impegnativi, ma sempre nell’ottica di una tutela ambientale che non ammette tregue o interruzioni.»
Il successo dell’ultima edizione di “Andar per sentieri” dimostra che ripartire dalle bellezze della fascia pedemontana, dalla viabilità lenta e sostenibile dei cammini nel verde, valorizzando le emergenze storiche e culturali anche in quelle zone colpite dal sisma, può diventare una seria proposta di turismo alternativo, destagionalizzato e pienamente rispettoso dell’ambiente.

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