CULTURA & SOCIETA'

WorkCamp IBO 2109, dalla Grecia alla Russia per il ripristino degli antichi sentieri isolani

Alla sessione autunnale, quattro giovani volontari per la pulizia e la messa in sicurezza delle aree rurali dell’isola d’Ischia. Scambio culturale, spazio di idee, formazione con le scuole e un progetto di rilancio di un turismo green, consapevole e sostenibile

Sono arrivati a Ischia qualche settimana fa. Dalla Grecia, dall’Inghilterra e dalla Russia. Quattro giovani volontari per il secondo WorkCamp annuale finalizzato al recupero dei muri a secco e della sentieristica del nostro paesaggio rurale. Un’iniziativa organizzata dalla sottosezione del CAI di Ischia, in collaborazione con l’ong IBO (che opera da molti anni nel settore della cooperazione in Italia, in Europa e nei Paesi in via di sviluppo), i Comuni di Casamicciola Terme e di Barano, l’Hotel Il Gattopardo a Forio che ospita questi ragazzi spinti da un forte desiderio di scoprire paesi diversi, sperimentare la vita collettiva e adoperarsi per una forma di impegno sociale e sostenibile.

Fare volontariato all’estero, grazie ai progetti promossi da una pluralità di organizzazioni italiane e internazionali, consente ogni anno a migliaia di ragazzi – ma anche adulti – di viaggiare e conoscere nuove culture, mettersi in gioco e dare un aiuto concreto alle comunità locali per il recupero e la tutela di un territorio. Queste esperienze, spesso organizzate in campi di volontariato a breve, medio e lungo termine, prevedono attività di manutenzione dei sentieri, pulizia dei tracciati, opere di ingegneria naturalistica, recupero e coltivazione dei terreni abbandonati, restauro e rifacimento di muri a secco. Affiancati, naturalmente, dalle maestranze locali. Depositari di tradizioni e tecniche antiche che, nel caso specifico delle “parracine”, ad esempio, rappresentano straordinari lavori d’ingegno a metà tra scultura, edilizia e agricoltura. L’abbandono e il declino delle attività rurali in favore del turismo balneare che hanno caratterizzato gli ultimi 60 anni della nostra storia, non deve però disperdere quel sapere pratico e antico che, in un’epoca di egemonia del digitale, acquista nuovo valore integrandosi con le nuove tecnologie e aprendo la strada a un nuovo tipo di turismo. Green, consapevole e soprattutto sostenibile.

De Angelis: «Abbiamo cinque sentieri isolani nella Rete nazionale Cai. Sono numerati dal 501 al 505. Ne abbiamo previsti almeno altri dieci, in modo da estendere la rete sentieristica isolana dagli attuali 40 chilometri a 123. L’obiettivo è quello di stampare per la prossima estate una Carta tecnica per turisti o appassionati di escursionismo nel verde che potranno acquistare in edicola e quindi poter fruire dei nostri bellissimi sentieri senza rischiare di perdersi»

Theodoros Koutsouvelis (dalla Grecia), Ekaterina Kochkina e Veronika Tsyrenova (dalla Russia), Robert Cruickshank (dal Regno Unito) sono i quattro volontari che per due settimane, armati di decespugliatori, pale, forconi, zappe, rastrelli e motosega, sono intervenuti in diverse aree rurali caratterizzate da un evidente stato di abbandono o con problematiche che ne rendono difficoltosi l’accesso e la fruizione in sicurezza.

«La sfida – ci confessa immediatamente Giovannangelo De Angelis, sottosezione CAI Ischia e coordinatore del WorkCamp – è quella di portare la rete sentieristica isolana dagli attuali 40 chilometri a 123. La scorsa estate abbiamo realizzato una mappatura articolata grazie al GPS Cai. Abbiamo così cominciato a pulirli, trovandoci spesso di fronte a situazioni estreme: penso ad esempio al sentiero, inedito e bellissimo, che parta dalla località Rarone e arriva fino in cima al Monte Epomeo. Un sentiero ripido ma con degli scorci di ineguagliabile bellezza. Attualmente – prosegue De Angelis – è impraticabile per un visitatore. Ci sono decine di alberi abbattuti dal vento che abbiamo dovuto rimuovere personalmente. Castagni, soprattutto. Il percorso nel bosco però è eccezionale, si attraversano castagneti e lecci, con panorami incredibili fino a Capo dell’Uomo, lungo il pendio settentrionale che porta in vetta all’Epomeo. Lo abbiamo ribattezzato “il sentiero dei desideri”».

Per inserire ulteriori sentieri isolani nella rete Cai, bisogna presentare una richiesta alla SOSEC, la Struttura operativa Sentieri e Cartografia, nata nel 2015 su decisione del Consiglio Centrale per la definizione di standard, indirizzi, linee guida per le attività sentieri a cartografia CAI. La Struttura si occupa di sviluppare e far condividere le attività di sentieri e cartografia secondo un modello da applicare e diffondere su tutto il territorio nazionale ai fini di un completamento della Rete Escursionistica Italiana; definire standard e linee guida sulle modalità operative e gestionali delle attività di raccolta dei dati territoriali relativamente alla produzione di cartografie, dei sistemi informativi e applicativi geografici del CAI nel campo della cartografia e della rappresentazione territoriale; diffondere, specialmente in ambito CAI, i risultati delle ricerche nei diversi settori di attività; programmare e realizzare progetti relativi alle attività sentieristiche e cartografiche.

«Attualmente – ricorda Giovannangelo De Angelis – abbiamo cinque sentieri isolani riconosciuti nella rete nazionale. Sono numerati dal 501 al 505. Ne abbiamo previsti almeno altri dieci, in modo da portare la numerazione a 515. L’obiettivo è quello di stampare per la prossima estate una Carta tecnica del Cai sui sentieri dell’isola d’Ischia. Una carta che i turisti o gli appassionati di escursionismo nel verde possano acquistare in edicola, quindi poter fruire del nostri bellissimi sentieri senza rischiare di perdersi. Sistemare questi antichi cammini, pulirli, inserirli nella rete e nella cartografia significa farli conoscere. Promuoverli nelle fiere del turismo. Vogliamo che isolani e ospiti li percorrano, li amino, ci camminino. Anche quello è un modo per mantenerli in ordine, per monitorarli con più continuità. Quando non sono frequentati, l’erba cresce e si finisce col perderli e perdersi.»

I quattro volontari della sessione autunnale del Workcamp 2019, coadiuvati da Alessandra Mattera, Agostino “Miscillo” Iacono, Vito Forni, Flora d’Andrea e lo stesso De Angelis, sono poi intervenuti anche su altre aree. Come quella del sentiero che dal Vatoliere porta alla Scarrupata, nel Comune di Barano, dove hanno liberato alcuni tratti dai rovi o ripristinato muri a secco recentemente crollati o danneggiati. O ancora a Montecito, lungo la “via dei carri” tra Casamicciola e Lacco Ameno, un campo fumarolico che regala una bellissima vista sul Golfo di Napoli e dove è presente il papiro delle fumarole, pianta sub-tropicale poco diffusa in Europa. 

«Ovunque sono stati – confessa ancora De Angelis – sono rimasti sorpresi. Non si aspettavano un’ isola così bella, varia e così accogliente. Come accaduto a Campagnano, dove Alberto, il panettiere della zona, non solo ci ha dato una mano a pulire l’area, ma ci ha portato spesso pane, insalata e mozzarelle per la pausa dal lavoro. Per questi giovani volontari mangiare del cibo genuino in un posto fantastico non ha prezzo. Poi, al di fuori delle attività del Workcamp, hanno avuto modo di girare un po’ anche tutto il resto dell’isola, apprezzandone le bellezze archeologiche, la costa e in particolare la baia di Sorgeto, dove sono stati più volte a fare il bagno.»

Una volta puliti, l’iter prevede la descrizione dei sentieri da un punto di vista naturalistico. Posizione, caratteristiche geologiche, dislivello, tempo medio di percorrenza. «Se ne stanno occupando gli studenti dell’IIS “Cristofaro Mennella” guidati dal docente di scienze naturali Francesco Mattera nell’ambito del progetto PON “Alla riscoperta del patrimonio boschivo”. Ma già nella scorsa primavera, su un altro sentiero, quello del Montagnone, hanno collaborato gli studenti della Scuola media “Scotti” di Ischia, accompagnati dalla geologa Lucilla Monti e da Alessandro Mattera.»
E le istituzioni? «Ci hanno dato una mano anche loro. Il Comune di Casamicciola e quello di Barano, in particolare, hanno mandato dei collaboratori per aiutarci nella sistemazione dei sentieri».

Insomma, anche se a fasi alterne, prosegue il consolidamento di un’attività di riscoperta e messa in sicurezza delle antiche strade montane e collinari che collegavano le diverse parti dell’isola. Così come si rafforza, sempre a passi troppo brevi (anche per via del degrado in cui versano certe aree), quel progetto di rilancio di un turismo ambientale, in cui il termine “sostenibilità” è una garanzia ineludibile di crescita sociale, culturale ed economica per ogni territorio che voglia vincere le sfide dei prossimi anni.

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