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Zaro, viaggio nel bosco delle “meraviglie” e del “peccato”

Partiamo subito da una premessa. Non avete in mano una copia de “L’Osservatore Romano”, di “Avvenire” o dell’ischitano “Kaire”. Insomma, tanto per farvela breve, non abbiamo intenzione di farvi la morale e di dirvi che brucerete all’inferno per i vostri peccati. Detto ciò, ci sia consentito di fare delle valutazioni che riguardano più l’essere civili che l’essere dei pii cristiani. Le fotografie che vi stiamo mostrando nell’odierna edizione del nostro quotidiano si riferiscono al bosco di Zaro, uno dei luoghi più suggestivi dell’isola d’Ischia. Un autentico polmone verde, che proprio per questo motivo viene spesso scelto da turisti e residenti desiderosi di staccare con la solita routine quotidiana e immergersi completamente nella natura. Un anelito – quello di interfacciarsi di tanto in tanto con la Madre Terra – che dovrebbe essere proprio di ogni essere umano.

Il condizionale, nel caso di specie, non è un errore dell’articolista in ritardo che deve consegnare il proprio pezzo, bensì un articolato e ironico giro di parole per dire che ci sono persone al mondo che della natura se ne infischiano, e spesso in maniera clamorosa. Di certo coloro che hanno lasciato a terra tutte le schifezze che vedete in foto non sono esponenti di Legambiente o di altre associazioni ambientaliste, o almeno ce lo auguriamo! A parte queste allegre illazioni, una cosa è più che evidente: chi è passato nel bosco di Zaro abbandonando tutti questi rifiuti è un autentico maiale poco avvezzo al galateo.

Tra le fotografie scattate da Nicola Iacono troviamo una che ritrae una sedia di plastica in frantumi, un’altra televisori alquanto datati, altre ancora cartoni di pizza, lattine e bicchieri monouso. Tutta roba che, insomma, farebbe fare i salti di gioia a qualche eccentrico artista contemporaneo, desideroso come non mai di realizzare una bella installazione con tutto questo ben di Dio! Ad attirare la nostra attenzione, però, è anche un altro scatto. Nella foto in questione si distinguono fazzoletti di carta, all’interno dei quali si celano dei profilattici utilizzati da qualche focoso amante, che ispirato dalla bellezza del luogo e della propria compagna avrà ben pensato di lasciarsi andare ai piaceri della carne.

Per carità, “arare i campi dell’amore” (come scrive Basile ne “Lo cunto de li cunti”) è cosa buona e giusta, purché poi ci si ricordi – prima di andar via – di pulire la provvisoria alcova. Ma questa operazione, evidentemente, risulta difficile a coloro che, per ragionare, utilizzano altre parti del corpo invece del cervello. L’amore è quanto di più bello e naturale possa esistere, ma andrebbe praticato nel rispetto di quella Natura che ci circonda e che ci permette, con le sue risorse, di stare al mondo. Insozzare un bosco come quello di Zaro con rifiuti di ogni genere non solo è illegale, ma denota anche la scarsa lungimiranza di coloro che, sporcando l’ambiente, hanno deciso di consegnare alle generazioni future un’isola sempre più grigia e sempre meno “green”.

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