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CRONACA

A messa col Covid-19, il sacerdote “predica” calma

Dopo il caso di un fedele positivo al virus, arriva l’intervento chiarificatore per rassicurare la comunità circa le misure precauzionali adottate

La notizia della positività al Covid-19 del cittadino 70enne baranese, attualmente ricoverato all’ospedale Rizzoli, aveva generato comprensibili timori. L’uomo è assiduo frequentatore di una chiesa ischitana, e spesso distribuiva l’ostia consacrata ai fedeli. E proprio in tale comunità le preoccupazioni per una possibile diffusione del contagio si erano prevedibilmente moltiplicate. Il sacerdote della chiesa in questione ha quindi diffuso un messaggio che è poi circolato sui canali sociale e chat, col quale ha invitato alla calma i fedeli, spiegando che il 70enne aveva partecipato alla messa l’8 marzo, quando l’oratorio era già stato sospeso. Inoltre quasi nessuno dei bambini era venuto a messa nella settimana precedente a quella domenica.

Il paziente è stato poi ricoverato lunedì 16 marzo, e il giorno dopo si è avuta la notizia della sua positività. Appena avuta tale conferma, il sacerdote ha chiamato l’Asl, che ha fornito alcune indicazioni e misure da seguire. Alcune di esse riguardavano il sacerdote stesso, che precauzionalmente ha seguito la via dell’isolamento fino a domenica sera. Inoltre l’azienda sanitaria ha chiesto di contattare le altre persone che sono state più a contatto con il paziente. Tutte cose che, come ha spiegato il sacerdote, sono state prontamente fatte. Le persone che hanno ricevuto la comunione dal cittadino baranese, o comunque che sono state a lui più vicine, sono state invitate in via precauzionale a stare in isolamento domiciliare fino a domenica sera. Dall’8 marzo sono comunque passati una dozzina di giorni, quindi le probabilità di un contagio sono molto diminuite.

Inoltre, secondo il sacerdote, l’uomo aveva contratto il virus con tutta probabilità soltanto successivamente a quella domenica 8 marzo, vista la propensione del virus a manifestarsi sovente entro quattro o cinque giorni. Il sacerdote ha poi spiegato che molti fedeli già seguivano misure prudenziali di prevenzione, e che dopo l’emissione del decreto da parte del Governo le chiese sono state prontamente chiuse. Il sacerdote ha spiegato infatti di aver iniziato a celebrare messa in privato sin dal 9 marzo, con l’assistenza di due sole persone, come prescritto dalle norme. Questa dunque la successione dei fatti come è stata ricostruita dal sacerdote, che ha così spazzato via le chiacchiere che molto spesso, per paura e imprecisioni, avevano deformato l’evoluzione della vicenda. Il religioso ha così tenuto a precisare che non c’è stata nessuna omissione, e che il senso di responsabilità c’è stato sin da subito sia nelle istituzioni civili che in quelle ecclesiastiche. L’epidemia ha colto tutti un po’ alla sprovvista, ma tutto il possibile è stato fatto e lo si sta facendo. Il sacerdote ha infine invitato i fedeli alla calma, a pregare per tutti coloro che sono stati colpiti dal virus e per le loro famiglie, sostenendoli in questi duri momenti, e a non uscire dalla propria abitazione se non per le faccende più essenziali, attendendo la fine dell’emergenza.

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Gaetano

Il prete perché non ha fatto un comunicato stampa il 9 marzo ? Non credo che possa ricordare tutti quelli che hanno partecipato alla messa dell’8 marzo ! Complimenti per la memoria e per la bocca cucita delle sue pecore.

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