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CULTURA & SOCIETA'

Gra@fica: il racconto intimo del Borgo nei disegni di Pasquale Mazzella

Un vero e proprio viaggio nella Ischia Ponte degli anni ’60 dove, bottega per bottega, era forte l’identità trasmessa dal luogo

Sorprende e meraviglia “gr@fica”, la prima esposizione dell’architetto Pasquale Mazzella che, in queste festività, ha mostrato, e continuerà a farlo fino all’Epifania, per la prima volta al pubblico i suoi lavori presso i locali del vecchio carcere alla Mandra. Non si tratta di semplici disegni, ma di un vero e proprio racconto nella Ischia Ponte che fu, quella degli anni ’60, fatta di semplicità. Pasquale, con i suoi disegni, entra in ogni bottega del borgo, schizzi fatti a memoria, immagini impresse fin da quando era bambino e poi digitalizzate secondo l’abilità e la tecnologia offerta dal mestiere odierno.

«Non si tratta di pittura ad olio- ci racconta – ma di un prodotto che nasce con pennarelli, matite e pastelli che viene poi fotografato, digitalizzato e poi stampato come fosse un progetto. La tavola finale è una stampa con il plotter su carta, un prodotto che appare come un’immagine fatta ad acquerello». Si definisce un grafomane Pasquale, lui che ha sempre disegnato. Mai, però, aveva pensato di esporre. Sono stati i suoi amici a suggerirgli l’idea e galeotti furono i social dove, nei mesi scorsi, Pasquale pubblicava queste immagini che riscuotevano via, via, sempre più successo. Si parte da sotto la “pozzolana” lì dove Pasquale è nato e si prosegue verso quella che è stata la sua scuola elementare. «All’epoca si faceva lezione in una casa privata – avverte Pasquale, – poi c’era il concia tiane, come Concetta, era il periodo in cui le cose venivano riparate invece che buttate». Il viaggio nella Ischia Ponte di Pasquale continua entrando nella casa del calzolaio, lì dove lavorava e viveva, nei suoi ricordi è Nicola che abitava a Via Giovan Battista Vico.

Ecco il salone del barbiere, dove ha lavorato per due anni da ragazzo; di quel luogo riprende ogni dettaglio come il tavolino dove venivano effettuate le fatture prima dell’ultima spazzolata sulle spalle del cliente. «Nel bar si può notare l’assenza di figure oltre quella del cameriere, ci sono però due ombrelli e una giacca che raccontano di una presenza che bisogna immaginare». Particolare di questa esposizione è che i personaggi ripresi non hanno volto, eppure l’identità del luogo c’è davvero tutta. Ci sono le donne coperte con gli scialli, per il freddo delle case, a lavorare i cestini di raffia, l’orologiaio, Giggino il papà di Lanfreschi e l’antica sartoria. Nei ricordi di Pasquale c’è poi il distributore di colorate caramelle, la tombola che ci restituisce un’immagine della famiglia che, in fila, andava a prendere l’acqua al pozzo quando al borgo non vi era ancora acqua potabile.

Più ampio degli altri è poi il disegno del cinema Unione che Pasquale realizza a «volo di uccello, quel cinema era la passione di tutti noi bambini». E poi la passeggiata in legno che faceva porto – Ponte – Napoli e immancabile la veduta del Castello Aragonese, dall’alto. Nonostante l’autore sia un architetto manca di riprendere elementi architettonici delle chiese la cui sacralità si ferma sui sagrati esterni. Si conclude con la gioventù, con la motoretta che ha dettato legge per trent’anni e il mito della carrettella. «Li ho realizzati i tutti a memoria, nulla somiglia alla realtà vera di quei luoghi, ma in ognuno ci ritrovo qualcosa che mi ha segnato».

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