LE OPINIONI

IL COMMENTO Perché non bisogna sparare sulla Germania

DI ALMERICO DI MEGLIO

Gentile direttore, ti scrivo perché da qualche settimana si rincorrono sulle tv e in rete accuse a dir poco esagerate contro la Germania, accusata di non voler concorrere alle spese dell’Italia e di altri Paesi dell’Unione europea, meno solidi economicamente, per affrontare le conseguenze del Coronavirus. Addirittura si accavallano esortazioni a non comperare prodotti tedeschi, che se fossero ascoltate in Germania potrebbero suscitare delle reazioni simili, oltre a spingere molti potenziali turisti a scegliere altri monti e costiere e isole e città d’arte, con danni per noi incalcolabili. Per non parlare dei… risarcimenti di guerra per l’ultimo conflitto che, notoriamente, ci vide – per ben due terzi della durata – alleati. Noi non fummo mica invasi come la Grecia. I risarcimenti di un conflitto di ben 75 anni fa li ha pagati integralmente alla sola Russia (cui dichiarò inaspettatamente una guerra che tentò invece di evitare con Gran Bretagna e Francia), e in una porzione più o meno rilevante agli altri vincitori. Ma li hanno forse pagati spagnoli, britannici, statunitensi, cinesi e sovietici, tanto per elencarne alcuni, a popoli e Paesi sottomessi?

La Germania ha avuto le sue gravi colpe “bancarie”, per i cosiddetti “derivati”, e ne ha anche altre che certo pesano nella storia e nelle cronache dell’Europa. Per quanto ci riguarda, oltre ai danni ricevuti dovremmo anche ricordare che la Germania ha sostenuto e sostiene l’industrializzazione del Nord Italia, ha assorbito ed assorbe la nostra massiccia emigrazione (e quella di altri Stati dentro e fuori dell’UE); importa quantità notevolissime dei nostri prodotti; ha un sistema di capitalismo sociale che noi neppure ci sogniamo; un’amministrazione pubblica onesta ed efficiente (basterebbe informarsi su come agisce in queste settimane a favore di cittadini e imprese grandi e piccole), ha una popolazione disciplinata; soprattutto, ha i conti pubblici in regola, da invidia. È, la Germania, il motore dell’Europa senza avere il nostro debito pubblico. Ma non ha neppure l’immenso nostro risparmio privato, che nutre poco i consumi ma molto la cementificazione del territorio e l’illusione di una rendita. Un risparmio privato su cui l’Europa del Nord – pur non ignorando che le nostre banche se ne servono per acquistare il debito stesso dello Stato – punta il dito quando noi chiediamo che sia essa, con gli eurobond, a garantire le somme che ci servono per sostenere salute ed economia italiane.

Da parte nostra, abbiamo – come si sottolinea con impeto patriottardo sui social – l’impero romano, il Rinascimento e quindi anche il turismo culturalmente di qualità, poi nell’ultimo mezzo secolo una stupefacente rete di piccole e medie aziende che incredibilmente regge in una globalizzazione quasi senza regole e con enormi costi ambientali e umani. Ma abbiamo pure un imponente debito pubblico (sviluppatosi all’ombra di una sfida senza alternanza tra la Dc e il più grande partito comunista filosovietico d’Europa e che non è svanito con la fine della Guerra Fredda ma addirittura cresciuto); soffriamo di una immensa corruzione – testimoniata da una ricchissima cronaca nera – che si dipana dai meandri dei poteri centrale, regionali e fino all’ultimo dei Comuni e degli uffici pubblici, contagiando dove più e dove meno la stessa società civile; una giustizia tanto autoreferenziale quanto lentissima; una biblioteca alessandrina di leggi e leggine; una burocrazia elefantiaca; una criminalità, organizzata e non, senza paragoni in Europa e che non si riesce a sradicare e neppure ridimensionare in misura sostanziale; abbiamo una borghesia priva del rigore innestato dal protestantesimo; un abusivismo in tutti o quasi i campi (quello edilizio devasta e inquina persino i parchi nazionali); una disorganizzazione pari solo a certo nostro supponente menefreghismo ecc ecc… Sono stati, non a caso, ricordati in questi giorni i dati macroeconomici del nostro Paese (fonte Eurispes): Pil di 1700 miliardi, cui aggiungere circa 800 miliardi non calcolati, derivanti dal sommerso (540 miliardi) e dal giro di affari della criminalità organizzata e spicciola (oltre 250 miliardi). Solo per quanto concerne l’usura, quella nel commercio rende 11 miliardi a fronte dei 5 erogati; l’usura verso i nuclei familiari rende 66 miliardi a fronte dei 30 erogati; quella nel comparto agricolo rende 5 miliardi a fronte dei 2,25 erogati. Tanto per avere una qualche idea di come vanno le cose da noi.

Ecco perché ritengo, come tantissimi altri italiani, che trovare un ragionevole compromesso con la Germania – incatenata geopoliticamente all’UE, strategicamente all’Occidente e col mercato europeo al primo posto – sia nel nostro massimo interesse, per evitare una “patrimoniale” se non un conflitto civile nella malaugurata ipotesi di non poter emergere in fretta da quest’ennesima epidemia regalataci dall’Asia e di rimettere subito in moto la macchina economica. Un ragionevole compromesso con una Germania che tra pochi mesi affronterà un’importante tappa elettorale. Una Germania che ultimamente, e ancora ieri sera, attraverso la stessa cancelliera Angela Merkel, è parsa disposta a vedere drasticamente abbassati gli interessi previsti dal MES e a compiere ulteriori passi per venirci incontro.

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Ieri sera la cancelliera tedesca Angela Merkel nel bocciare l’ipotesi dei coronabond ha sottolineato che le alternative sono quelle ben note, costituite dai tre strumenti «su cui si discute e su cui spero si possa raggiungere un accordo» attraverso il quale si mettono a disposizione «molti miliardi di euro», e ha ribadito che “fra il Mes, l’ampliamento della Bei e il programma Sure ci sarebbero forti somme per superare la crisi”. Come ha ben spiegato Alessandro Penati su Repubblica “l’Italia chiede all’Europa risorse a lungo termine e a basso costo per finanziare investimenti resi indispensabili dalla crisi Covid19”… tuttavia – ha chiarito – considerato il suo “basso merito creditizio, le può ottenere solo tramite un debito garantito anche dagli altri Stati”. In sintesi, l’Italia ha invocato “un trasferimento unilaterale”. Il tasso d’interesse, infatti, sarebbe “pari alla media dei Paesi europei che lo garantiscono (l’1%) , inferiore a quello dell’Italia (il 2,54%) ma superiore a quello di Germania e Olanda”. E facendo l’esempio di un prestito di 500 miliardi da ripagare in 30 anni, esso ai tassi attuali costerebbe ai tedeschi 40 miliardi di maggior onere di interessi e agli olandesi 8 miliardi. Finanziamenti che “andrebbero ad aggiungersi” agli acquisti della Bce, la Banca centrale europea. E, caro direttore, metti in conto pure che in autunno la Germania va alle urne, con i cristiano-democratici che continuano a perdere voti a destra.

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Ecco perché, come tantissimi altri italiani, ritengo che ogni sforzo nella direzione di un compromesso vada sostenuto; personalmente auspicando il concorso – formale o diplomatico – di Mario Draghi, il quale, grazie al prestigio e al credito guadagnati alla Banca centrale europea, potrebbe rivelarsi prezioso nella ricerca di un’intesa che non si riveli fatua o per noi troppo onerosa.

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Un commento

  1. Ciò che sorprende di più nella discussione sui Coronabond è l’aaaoluto disinteresse che si pone ad un problema tutt’altro che banale sollevato dai tedeschi: la Germania è uno stato di diritto, ha una costiyuzione ed una Corte costituzionale. I Coronabond sarebbero incostituzionali e quindi, se un solo individuo mette bastoni tra le ruote rivolgendosi alla Corte, è inutile averli approvati. Si può fare una modifica costituzionale, ma sappiamo che non è una prassi banale. Non si sentono obiezioni a questa tesi, quindi si può presumere sia corretta. Ma allora, perchè intestardirsi sui Coronabond? Non sarà forse che si cerca nei tedeschi una versione aggiornata dell’untore ebreo, su cui scaricare la responsabilità del disastro cui va in contro l’Italia per la disorganizzazione e l’incompetenza che sono responsabilità dei sui politici?

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