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Abusi edilizi all’Hotel San Montano, il processo stenta a partire

Non “decolla” il processo che vede imputati il senatore Domenico De  Siano e il geometra Ernesto Silvio. I due sono chiamati a rispondere di concorso nel reato di falsità ideologica e materiale, violazione dei vincoli paesaggistico-ambientali, distruzione di bellezze naturali e mancata trasmissione degli atti presso l’ufficio del Genio civile prima dell’inizio dei lavori. Accuse originate dalle opere compiute nelle aree di pertinenza dell’Hotel San Montano, di proprietà della famiglia De Siano. Da quasi un anno, cioè dal febbraio scorso, il procedimento è sostanzialmente fermo alle eccezioni sollevate dall’avvocato Gennaro Tortora. Dapprima le astensioni degli avvocati poi, a giugno, quella dei magistrati onorari, hanno fatto scivolare il processo praticamente a fine anno. Ieri mattina l’avvocato Tortora ha presentato una memoria difensiva a supporto delle questioni proposte nell’udienza dell’8 febbraio. Il noto penalista evidenziò la possibile nullità del decreto che dispose il giudizio nei confronti degli imputati per violazione del diritto di difesa, in quanto nel documento è formulato un capo d’imputazione  non contestato in sede di conclusione di indagini preliminari mediante l’avviso di conclusione dell’indagine stessa. Secondo la difesa, sono state formulate due condotte, l’una diversa dall’altra, descritte nella parte finale in uno dei capi d’imputazione: circostanze che tuttavia indicherebbero fatti non rispondenti al vero, in quanto in realtà gli interventi non consistevano in opere di ordinaria manutenzione, bensì di interventi di nuova costruzione. In altri termini, secondo l’avvocato Tortora, si contestava una falsificazione posta in esser allo scopo di occultare un reato o per eseguire un reato diverso.

La Procura avrebbe fatto ricorso a una “fictio iuris”, una finzione giuridica, ritenendo erroneamente che la contestazione formulata rientrasse in un caso di connessione previsto dal codice di procedura penale all’art. 12, mentre invece tale disciplina non poteva in alcun modo contemplare i fatti storici addebitati. Di qui la lesione al diritto di difesa, sancito dall’articolo 24 della Costituzione, e la richiesta di dichiarazione di nullità del decreto di rinvio a giudizio. La seconda eccezione sollevata dall’avvocato Tortora, a cui si associò il collega Molinaro, riguarda la mancanza di proroga delle indagini, una circostanza che se confermata vanificherebbe l’attività investigativa successiva, rendendola inutilizzabile in giudizio. L’oggetto della terza e ultima eccezione riguarda la correzione delle imputazioni per il senatore De Siano, poiché egli non è imputato per i reati edilizi. Il pubblico ministero, pur ammettendo l’effettiva discrasia tra l’imputazione indicata nel decreto e quella contenuta nell’avviso di conclusione delle indagini, chiese un rinvio per  rispondere adeguatamente nel merito delle eccezioni. Poi, come detto, le astensioni di avvocati e giudici hanno “congelato” il procedimento, e adesso il giudice Capuano ha aggiornato le parti al 6 dicembre per poter esaminare la memoria difensiva prodotta dall’avvocato Tortora.

L’INCHIESTA. la vicenda deflagrò nel giugno 2015 quando, a causa di una denuncia circa i lavori intrapresi nella zona dove è situato l’albergo, scattarono le attività d’indagine portate avanti dai Carabinieri. I militari perquisirono gli uffici del comune di Lacco Ameno oltre all’abitazione del geometra Silvio, sequestrando tra l’altro anche un pc. L’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Ugo Miraglia, sostiene che il geometra e il senatore, all’epoca rappresentante della “San Montano srl”, in concorso con un funzionario non identificato,  abbiano depositato presso l’ufficio del protocollo del comune di Lacco Ameno una denuncia di inizio attività per la realizzazione di opere edilizie presso l’albergo, mentre il numero del protocollo in realtà avrebbe riguardato una corrispondenza diversa: una presunta falsificazione per ottenere il titolo abilitativo e “occultare – come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – la commissione dei reati” costituiti dalla realizzazione di opere edilizie abusive in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale in assenza del permesso a costruire.

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