CRONACAPRIMO PIANO

Acqua, fango e morte: dieci anni fa l’alluvione che sconvolse Casamicciola

Il 10 novembre 2009 dopo tre giorni di pioggia un fiume di detriti travolse il centro del Comune termale: la giovane Anna De Felice non riuscì a salvarsi

Sono già passati dieci anni, ma il ricordo di quella drammatica mattina è ancora vivo nella comunità isolana. Il 10 novembre 2009 la pioggia, che cadeva incessantemente da ben tre giorni, raggiunse il limite oltre il quale il fragile territorio di Casamicciola non riuscì più a reggere.

Nelle prime ore del mattino, mentre gran parte degli isolani cercava di raggiungere il luogo di lavoro o una delle varie scuole, un enorme fiume di fango iniziò la sua corsa distruttiva dagli alvei posti alla base del Monte Epomeo per dirigersi sull’abitato di Casamicciola: una furia devastante che travolse ogni cosa a partire dalla zona di Piazza Bagni, per poi continuare lungo la via del Monte della Misericordia fino al mare. Detriti di ogni genere, automobili distrutte e trascinate fino al porto, accatastate sull’arenile dell’Ancora. Strade divenute irriconoscibili e trasformate in alvei fangosi, cittadini bloccati nelle case rimaste isolate dalla quantità di melma che le aveva avvolte. Alla fine saranno ben quindici le persone salvate dai soccorritori, una ventina i feriti. Molte persone riuscirono a mettersi in salvo per poco, aprendo in tempo le portiere delle proprie vetture, mentre alcuni passanti si aggrapparono alle ringhiere e ai cartelli stradali per non venire risucchiati dal fiume assassino.

Ma il bilancio di quella drammatica mattina perde ogni consistenza davanti alla tragica scomparsa di Anna De Felice, una ragazza di 15 anni che si stava recando a scuola insieme alla madre. La valanga di detriti colpì la loro automobile: la madre riuscì a salvarsi dalla massa di fango, Anna no. Una tragedia che ancora oggi è vissuta come una ferita permanente dai casamicciolesi e dall’intera isola. In quei frenetici frangenti, alcune persone vennero addirittura salvate in mare dalla Guardia Costiera. Un incubo di devastazione, a soli tre anni di distanza da un’altra grande sventura, quella del Monte Vezzi, le cui cicatrici erano freschissime. Tra il lampeggiare dei mezzi di soccorso e l’atterraggio degli elicotteri del 118, addetti e semplici cittadini accorsero a Casamicciola a prestare aiuto, a spalare l’enorme quantità di terra staccatasi dalla montagna, incattivita e accelerata dall’ostruzione degli alvei destinati a incanalare le acque piovane, ma che quella dannata mattina risultavano bloccati da ogni genere di rifiuti, compresi elettrodomestici, alcuni dei quali furono poi rinvenuti nella zona del porto.

La tragedia mise nuovamente l’isola di fronte alla propria fragilità, si levarono le consuete polemiche tra chi si scagliava contro l’abusivismo e chi invece lamentava l’intrinseca predisposizione del territorio isolano al rischio idrogeologico. Polemiche che ben presto si trasferirono sul versante politico, col rimpallo di responsabilità tra i vari enti territoriali, e tra politici ed amministratori del presente e del passato, impegnati a rinfacciarsi la mancata o insufficiente messa in sicurezza dei versanti, a sua volta causata da risorse mai arrivate oppure malgestite. Una diatriba a cui si affiancò un processo finora arrivato soltanto al primo grado, e che secondo molti è destinato a un’annunciata prescrizione.

Da allora, la vita a Casamicciola è stata scandita costantemente dall’attenzione verso i punti più critici del territorio, con le varie amministrazioni impegnate a manutenzionare alvei i cui nomi sono diventati ormai noti a quasi tutti i cittadini isolani, a partire proprio dal Senigallia, l’alveo che con la sua ostruzione fu il principale detonatore della tragedia di dieci anni fa. Eppure, come dimostra la cronaca recente, sembra che una minoranza di cittadini non abbia a cuore la sicurezza propria e del proprio paese, visto che nelle settimane e nei mesi scorsi, dopo una serie di operazioni di pulizia nei alvei più importanti, ignoti hanno subito ripreso a sversare rifiuti di ogni genere, provocando nuovamente il concreto rischio di ostruzione dei canali tombati, alla vigilia della stagione delle piogge. Una mancanza di rispetto e di consapevolezza civica che costituisce un’autentica offesa alla memoria di Anna De Felice, e una vera minaccia per un paese ancora martoriato, che è tuttora impegnato nel superamento di uno dei momenti più difficili della sua pur lunga storia.

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