CULTURA & SOCIETA'

Alla Torre del Molino la figlia d’arte lia piano

Ospite della Biblioteca Comunale Antoniana d’Ischia ha presentato il suo primo libro “Planimetria di una famiglia felice”

DI GIOVAN GIUSEPPE LUBRSANO Fotoreporter

Sabato scorso 19 settembre presso l’Ex Carcere di Punta Molino alle ore 18:00 la Biblioteca Comunale Antoniana ha ospitato Lia Piano e la presentazione del suo libro d’esordio “Planimetria di una famiglia felice”. A dialogare con l’autrice gli architetti Grazia Torre e il professionista ischitano Silvano Arcamone. Lia Piano è nata a Genova nel 1972, terza di quattro fratelli (dopo Carlo e Matteo e prima di Giorgio) e figlia del famoso architetto Renzo Piano e di Magda Arduino. Laureata in lettere, dal 2004 si occupa della Fondazione Renzo Piano.

Oggi vive e lavora moto perpetuo fra Parigi, Genova e qualsiasi altro luogo del mondo. In attesa di radicare, ha scritto il suo primo libro. “Sì, un po’ sono la cocca di papà – ha ammesso Lia Piano in un’intervista concessa nel 2017 al Corriere della Sera -: del resto sono l’unica femmina e a lungo sono stata la più piccola. Questo mi ha agevolato parecchio, per esempio quando ne combinavamo una delle nostre. La mente era Carlo: un anno decise che dovevamo tosare i nostri tre pastori tedeschi; a quei poveri cani, ormai azzurrini, dovemmo mettere la protezione solare per tutta l’estate. Neanche allora papà ci punì, non è nel suo stile”. L’editore Bompiani ci dà l’idea di cosa voglia dire e trasmettere il libro della Piano presentato alla Torre del Molino di Ischia dopo altri incontri tenuti con l’autrice in diverse località d’Italia. ha così presentato il libro con un ante scriptum che qui di seguito riportiamo: “Il babbo sa disegnare il mondo, sfida la forza di gravità e costruisce una barca a vela nel seminterrato. La mamma è bellissima, ha i tacchi alti e ancor più alte pile di libri intorno a sé.

Maria, la bambinaia, parla in calabrese stretto, non sa leggere e ha un cuore più grande dell’enorme giardino che circonda la casa. I ragazzi sono tre: Marco, alle prese coi primi turbamenti della pubertà, Gioele, afflitto da un’incoercibile balbuzie e da una pericolosa passione per la chimica, e la Nana, che dal basso dei suoi sei anni osserva e racconta. E poi c’è lei: la villa abbarbicata sulla collina sopra Genova dove la famiglia è appena approdata per provare, forse, a diventare normale. Certo, bisognerebbe disperdere la folla di animali di ogni tipo che ritengono di aver diritto di cittadinanza tra quelle mura. Chiudere le porte per impedire che il vento circoli senza tregua per le stanze. Evitare di dormire tutti per terra in salotto solo per godere della luna piena attraverso le vetrate… O forse è proprio questa la planimetria di una famiglia felice? Aprire questo romanzo è come entrare nella grande casa dove è possibile un’infanzia incantata. Poi l’incanto finisce, tutti lo sappiamo: ma qualcuno ha il dono di rimanere in contatto profondo con quella prima luce”.  

L’esordio nella narrativa di Lia Piano è sorprendente proprio per la sicurezza con cui mescola memoria e invenzione, evitando ogni facile nostalgia attraverso la leggerezza. Lo humour che percorre le pagine de libro è come un gas sottile, che circonda anche le cose difficili e le solleva dal pavimento e dal cuore, per farle volare in una dimensione dove sorridere, e sorridere di sé, è salvifico e magicamente contagioso.

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