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“Amici mai”, il faccia a faccia tra Enzo e Gianluca

Nell’ultimo consiglio comunale sindaco e leader della minoranza hanno letteralmente “scantonato”. Il Golfo ha realizzato un’inedita intervista doppia ponendo a entrambi le stesse domande. E le rispettive posizioni, manco a dirlo, restano lontane anni luce…

Nell’ultimo consiglio comunale se le sono date (e dette) di santa ragione, come il nostro giornale ha avuto modo ampiamente di documentare. Enzo Ferrandino e Gianluca Trani, che erano stati avversari nell’ultima campagna elettorale ischitana, si sono ritrovati a duellare in un contesto istituzionale e in un momento probabilmente poco opportuno, vista l’emergenza coronavirus che sta mettendo in ginocchio un territorio che non ha ancora iniziato quella stagione turistica che da decenni rappresenta la sua unica fonte di sostentamento. E così il cronista ha deciso di mettere i due contendenti “a specchio” con questa intervista doppia. A entrambi abbiamo posto le stesse domande e poi abbiamo abbinato le rispettive risposte. Un modo simpatico ed originale per capire quanto ancora siano distanti. “Amici mai”, insomma, per dirla alla Antonello Venditti. In attesa che scoppi la pace, buona lettura.

L’ultimo consiglio comunale si è chiuso obiettivamente in maniera poco ortodossa. Di chi è la responsabilità e perché?

ENZO FERRANDINO – «Credo che l’ultimo consiglio comunale chiesto dalla minoranza nasceva su una proposta che era palesemente demagogica. In fondo, partendo da questo presupposto, l’epilogo era quasi da mettere in conto, immaginavo non sarebbe stato un appuntamento costruttivo visto l’approccio. L’atteggiamento dell’opposizione, lo ribadisco, ha di fatto pregiudicato l’andamento dei lavori del consesso».

GIANLUCA TRANI – «Inizierei dal principio: abbiamo formulato la nostra proposta di dichiarazione dello stato di calamità, da portare in consiglio stante l’inerzia della giunta, con spirito costruttivo. Ma il sindaco, anziché cercare motivi di collaborazione, con fare spocchioso e mal consigliato dai suoi legali, ha bollato sulle pagine del Golfo l’iniziativa come una banalità. Il resto è venuto di conseguenza».

Perché era giusto oppure non era giusto votare la proposta di delibera relativa allo stato di calamità naturale?

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ENZO FERRANDINO – «Perché di fatto la problematica della crisi economica che sta investendo Ischia accomuna l’Italia nella sua interezza e tutti i territori che vivono di turismo. Insomma, la delibera sarebbe risultata ininfluente nel quadro e nella catastrofe che sta vicendo il paese tutto. Quale sarebbe stato l’interesse, una legislazione particolare per Ischia? Non l’avremmo mai conseguita, siamo sulla stessa barca di tante altre località. La minoranza ha preso spunto da una delibera di Salemi ma in questo momento trovo poco opportuno parlare alla pancia dei nostri concittadini in difficoltà».

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GIANLUCA TRANI – «Perché bisogna fornire un quadro preliminare di garanzie ai lavoratori (per evitare che si facciano “figli e figliastri” tra garantiti e non) ed alle imprese, in particolare nei territori delle isole minori e dei distretti turistici, che più di altri rischiano di uscire a pezzi da questa crisi. Lo stato di calamità, deliberato da altre amministrazione da Sestriere a Capo Rizzuto, serve inoltre a garantire anche le finanze del Comune».

C’è qualcosa che non ripeterebbe di quanto fatto o detto nell’ultima seduta del civico consesso?

ENZO FERRANDINO – «Vedi, spesso specialmente in momenti di passione accalorata si dicono cose che finiscono col rispecchiare il carattere e l’indole di ciascuno di noi, e questo ci può stare. Ragionare a posteriori serve a poco, ripeto sono le circostanze che fanno assumere determinati atteggiamenti»

GIANLUCA TRANI – «Ho la coscienza a posto. Il dato politico più rilevante, ed al contempo triste, è che la maggioranza non ha avanzato alcuna proposta per fronteggiare la crisi. Sono tutti amministratori del “non si può fare”. Sindaco e giunta sono pagati dai cittadini per produrre atti concreti: se non sono in grado, rinuncino alle loro indennità ed alle loro cariche».

Che cosa ha fatto o non ha fatto fin qui l’amministrazione comunale?

ENZO FERRANDINO – «Abbiamo affrontato la fase dell’emergenza senza lasciare nulla al caso, lavorando a stretto contatto con l’autorità sanitaria locale, con cui continuiamo ad essere tuttora in costante interlocuzione. Anche perché è giusto sottolineare che non siamo ancora usciti dal “tunnel” e il ritorno alla normalità è un qualcosa di ancora lontano. Adesso stiamo lavorando alacremente per interpretare, attraverso una approfondita analisi dell’ultimo DPCM, quali opportunità possiamo cogliere per sostenere l’economia reale creando i presupposti per distribuire aiuti senza pregiudicare gli equilibri finanziari del Comune. La più grande colpa della minoranza resta quella di aver avanzato proposte senza pensare alle necessarie coperture, insomma mancano iniziative sensate e sostenibili. Inoltre abbiamo sospeso il prelievo di tutti i tributi locali e ribadito la richiesta di divieto di sbarco delle auto campane: dobbiamo preservare l’ordine sulle nostre strade, poi eventualmente rimoduleremo le strategie. Dal 4 maggio abbiamo anche riaperto i cantieri sul territorio»

GIANLUCA TRANI – «Manca una visione, una strategia. Noi evidenziamo la mancanza di fatti e atti concreti. Il sindaco ha parlato per un’ora in consiglio per dirci che lui ha distribuito i buoni pasto del governo (senza trasparenza), che ha distribuito le mascherine e spruzzato un po’ di disinfettante. Per fare ciò, bastava un commissario prefettizio… ».

Sindaco, hai definito Gianluca Trani un aspirante Salvini che ha bisogno dei tacchi. Consigliere Trani, hai definito Enzo Ferrandino una formichina con qualche chilo di troppo. Che voto date alla battuta del vostro “avversario”?

ENZO FERRANDINO – «Sono schietto e sincero, nemmeno la prendo in considerazione…».

GIANLUCA TRANI – «Le pagelle le fanno i giornalisti. Mi limito ad osservare che il sindaco ha volutamente messo sulla rissa il consiglio, ignorando i contenuti delle delibere già prodotte da altri comuni turistici che non rientravano nelle zone rosse. Dimostrando, in tal modo, la sua impreparazione e facendo la figura di colui il quale, quando gli indicano la luna, guarda il dito… ».

Domani la fase 2 entra nel vivo, il 3 giugno riaprono anche le frontiere: che speranze ha l’isola di salvare almeno una fetta di stagione turistica?

ENZO FERRANDINO – «Io sono un inguaribile ottimista e spero che con il raggiungimento del contagio zero e la curva che non riprenda a crescere, e con il caldo che si farà sentire in Italia e Campania, si possa rivedere una presenza turistica sulla nostra isola. La circostanza più interessante che percepisco riguarda inguaribili amanti di Ischia che continuano a contattare diverse strutture per prenotare periodi di vacanza e questo fa ben sperare per una ripresa. Che, magari, non sarà tale da farci collezionare i soliti numeri ma consentirà magari di garantire alcuni mesi di occupazione al maggior numero di lavoratori possibile. Tra l’altro gli stessi sono preoccupati per la bocciatura della domanda legata al bonus dei 600 euro, una cosa cui il governo deve porre rimedio».

GIANLUCA TRANI – «L’isola deve limitare i danni, per poi ripartire veramente nel 2021. Altri comuni fanno manovre di bilancio per tagliare tasse, per dare contribuiti agli stagionali, richiedendo lo stato di calamità naturale e commerciale per una ripresa reale. Ognuno deve fare la sua parte per fronteggiare la drammaticità del momento. Per il futuro, bisognerà ripartire dal distretto turistico e dal Comune Unico. Altrimenti sarà notte fonda per tutti».

E’ davvero impossibile un dialogo sereno e costruttivo con la minoranza?

ENZO FERRANDINO – «Se gli esponenti dell’opposizione abbandonano le logiche demagogiche e la finiscono di parlare alla pancia della gente si può fare qualsiasi tipo di ragionamento. Ma sia chiara una cosa: in questa vicenda dobbiamo essere uomini, e se mi consenti con la “U” maiuscola».

GIANLUCA TRANI – «Da parte nostra non ci sono mai state preclusioni, siamo moderati per estrazione culturale. Ma per dialogare bisogna essere in due. Il sindaco aveva il dovere morale di unire, mentre in consiglio ha fatto di tutto per dividere, arrivando ad avere atteggiamenti da maestrino, non avendone lo spessore. Noi siamo sempre pronti a votare in consiglio ogni variazione di bilancio sensata che possa aiutare lavoratori ed imprese».

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