CRONACAPRIMO PIANO

Arrestati con un chilo e mezzo di hashish, è l’ora del Riesame

I legali di fiducia di Salvatore Curci hanno depositato il ricorso che verrà discusso martedì, mentre per Alessandro Anastasio e Raffaele Pone la difesa deciderà entro domani

Gli avvocati Cristiano Rossetti e Gianluca Pantalone hanno depositato il ricorso al Tribunale del Riesame per il loro assistito, l’ischitano Salvatore Curci, accusato insieme a Alessandro Anastasio e Raffaele Pone del reato di detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

I due penalisti hanno avanzato l’istanza che verrà discussa martedì prossimo. Il Gip aveva ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per Curci in relazione al capo a) relativo alla detenzione di stupefacenti rinvenuti nella sua disponibilità, cioè il quantitativo trovato nella sua abitazione e altre piccole dosi, tra cui alcuni pezzi di hashish, il più grande dei quali l’indagato aveva riferito di aver acquistato da Anastasio. Indizi sussistenti secondo il magistrato per via dell’entità del quantitativo, per le diverse qualità di stupefacenti (hashish e cocaina), per la detenzione di strumenti (bilancino e coltelli), e per gli oltre cinquecento euro in contanti rinvenuti in tasca al Curci. Gli avvocati cercheranno di dimostrare l’insussistenza del quadro indiziario, a partire dalle modalità di custodia della sostanza ma anche dall’esiguità di quantitativo delle dosi singole rinvenute addosso e nell’auto dell’indagato, incompatibili secondo la difesa con l’attività di spaccio, ma verosimilmente destinata all’uso personale. Le dichiarazioni dell’indagato infatti coincidono con quelle di Anastasio, che aveva spiegato di vendere quantità non inferiori a un certo limite (un panetto o mezzo panetto). Del resto, sarebbe illogico che un venditore cedesse quantità tali a un presunto diretto “concorrente” che avrebbe operato nello stesso ambiente e sullo stesso territorio, cioè sullo stesso “mercato”.  Sul piano delle esigenze cautelari, secondo la difesa il Gip non sarebbe stato sufficientemente preciso circa le motivazioni addotte. In sostanza, per tutti i tre indagati sarebbe stata indicata la stessa motivazione, mentre per gli avvocati di Curci la posizione di quest’ultimo non è certo sovrapponibile a quella degli altri due, dunque era necessario predisporre una motivazione apposita e specifica. Invece di fatto il Gip ha applicato la stessa misura cautelare a tutti, nonostante gli altri due dovessero rispondere del possesso di un chilo e mezzo di hashish e di cinquanta grammi di cocaina, mentre il quantitativo detenuto da Curci era enormemente minore. Fra l’altro, Anastasio e Pone avevano ammesso l’attività di spaccio, dunque una posizione sicuramente diversa e di maggior allarme sociale rispetto a quella di Curci.

Domani scade il termine per la proposizione del ricorso. La difesa degli altri due indagati, rimasta finora silente, sta valutando se inoltrare l’istanza al Riesame, oppure “accettare” la misura cautelare applicata.

In effetti, viste le accuse e gli indizi raccolti dagli investigatori, gli arresti domiciliari per Anastasio e Pone furono accolti con comprensibile soddisfazione:  gli ingentissimi quantitativi di sostanza stupefacente rinvenuti dai Carabinieri durante le operazioni di pedinamento e controllo conclusesi nella serata di lunedì 24 giugno con l’arresto dei tre giovani isolani facevano pensare piuttosto a un mantenimento della custodia cautelare in carcere. Invece,  la giovane età e la condizione di incensuratezza degli indagati ha contribuito alla decisione, quasi insperata. Soprattutto, la circostanza che gli accusati non si fossero avvalsi della facoltà di non rispondere, ammettendo di fatto che talvolta una parte della sostanza venisse ceduta ad altri, non a fini di spaccio ma nell’ambito della propria cerchia di amici, aveva ben impressionato il Gip Cervo. In sostanza, una condotta in parte “confessoria” e in parte collaborativa che aveva portato alla loro uscita dal carcere, a dispetto della richiesta di custodia in carcere invocata dal pubblico ministero. Il Gip, come si ricorderà, convalidò gli arresti di Anastasio e Curci, mentre la difesa sostenuta dall’avvocato Tuccillo era riuscita a ottenere la non convalida per Pone, vista la mancanza di flagranza di reato.

I Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile avevano rinvenuto complessivamente oltre un chilo e mezzo di sostanza. Quantità lontanissima da quelle, enormemente più modeste, con cui i militari sono abituati a fare i conti durante le indagini nell’attività di repressione dello spaccio sulla nostra isola. La vicenda in questione risale al 24 giugno quando all’esito di un controllo stradale a Casamicciola sulla Smart guidata da Salvatore Curci i militari decisero di procedere a una perquisizione prima personale, e poi domiciliare, al termine della quale veniva trovato un pezzo di hashish dal peso di 0.60 grammi oltre alla somma di denaro contante, poi nell’abitazione un  altro pezzo di hashish del peso di 41.70 grammi; uno di 2.50 grammi; uno di 1.90 grammi; una bustina termosaldata contenente 0.30 grammi di cocaina; un bilancino di precisione elettronico funzionante; quattro coltelli intrisi di sostanza stupefacente;  materiale di varia natura per il confezionamento. Nel frattempo, l’ispezione dello smarphone di  Curci consentì di accertare all’interno della messaggistica whatsapp una serie di messaggi vocali tra lo stesso e Anastasio, relativi al taglio ed al confezionamento dello stupefacente destinato alla cessione a terzi. Le successive indagini, poi, permettevano di localizzare un’area situata Ischia nei pressi della Torre di Guevara in cui era nascosto ulteriore stupefacente: la zona in questione è un edificio storico, circondato da un ampio giardino di proprietà demaniale. Sotto una zolla di terreno segnalata dalla presenza di un bastone venivano rinvenuto un involucro di colore verde contenente complessivamente un chilo di hashish (dieci panetti del peso di 100 grammi ciascuno) e altri 500 grammi sempre di hashish occultati in un’altra busta aperta (cinque panetti da 100 grammi ciascuno). Come detto, un chilo e mezzo di “roba”, un vero e proprio tesoro pronto a essere immesso su un mercato, come quello isolano, dove la richiesta è sempre più alta.

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